Gioele, l'ex carabiniere che ha trovato i resti: "Non riesco a dormire la notte"

Il racconto a mente fredda di Giuseppe Di Bello il giorno dopo la sua terribile scoperta tra i boschi di Caronia. "Avevo un magone che mi mangiava l'anima per questo ho deciso di aiutare la famiglia"

"Non ne posso più, la scorsa notte non ho chiuso occhio". Giuseppe Di Bello ha ancora nella mente quelle immagini che lo hanno reso protagonista di una giornata finita nel modo più drammatico. E' stato lui a trovare i resti che quasi con certezza appartengono al piccolo Gioele. "Ho visto parte del corpo e ho subito chiamato i carabinieri - racconta a MessinaToday - poi ho deciso di rimanere lì assistendo al lavoro degli inquirenti".

Tutto si è svolto in poche ore. La partenza solitaria ieri mattina dal campo base sulla statale 113 e poi l'intuizione di seguire un percorso ragionando con la mente di un bambino. "Sono partito da casa convinto di dovermi immedesimare in Gioele - spiega Di Bello - magari è rimasto solo durante la notte e in quel caso l'istinto ci porta a seguire la luce. Nel bosco l'unico punto di riferimento quando cala il buio è la luna. Così mi sono subito staccato dal gruppo e insieme ad un mio amico di Sinagra ho seguito un percorso alternativo dopo aver chiesto indicazioni ad un pastore sulla posizione del traliccio vicino al quale è stato trovato il corpo della madre. Inizialmente ho provato a perlustrare un torrente in secca, ma ho notato che neanche gli animali erano riusciti a creare una via di accesso e sono andato via".

Di Bello torna quindi indietro e imbocca il sentiero che si inerpica sulla collinetta a poche centinaia di metri dall'autostrada. "Avevo il falcetto che porto sempre con me - precisa l'ex carabiniere - lo uso quando vado a funghi per i boschi della zona. Senza di quello non sarei mai riuscito a penetrare la boscaglia,  visti i rovi spinosi che ostacolano il cammino e tagliano come rasoi. Ad un certo punto ho visto una parte del corpo e ho chiamato i soccorsi".

Quello che succede dopo è ormai noto. Sul posto segnalato dal volontario, sopraggiungono vigili del fuoco e carabinieri, poi arriva anche il procuratore Angelo Cavallo. Di Bello resta lì per quattro ore quasi a voler proteggere quei resti, fino a quando decide di tornare indietro e andare via a bordo della sua auto. "Adesso voglio contattare la famiglia Mondello - spiega - sono padre e anche nonno, in tutti questi giorni ho avuto un magone che mi ha mangiato l'anima, pregavo affinché tutto finisse con una buona notizia. Per questo quando ho letto dell'appello del padre non ci ho pensato due volte e sono partito". 

Sulla pagina Facebook dell'uomo sono tanti i ringraziamenti e gli attestati di stima che gente di tutta Italia gli sta rivolgendo. C'è chi scrive dalla Valle d'Aosta, chi loda il coraggio di Di Bello e chi si firma solo dicendo di essere una nonna. L'ennesimo segno di vicinanza di migliaia di persone che fin dal primo momento hanno seguito con il fiato sospeso una tragedia che ha macchiato l'estate 2020. 

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