Cronaca

Morte Viviana e Gioele, la Procura chiude il caso: "Probabile l'infanticidio"

Terminate le indagini sul giallo di Caronia. La lunga relazione del procuratore di Patti Angelo Cavallo su quanto avvenuto lo scorso 3 agosto. Gli inquirenti escludono coinvolgimento di terzi e tracciano il quadro con i disagi psichici della donna e degli scontri in famiglia. "Viviana si è lanciata dal traliccio"

Resterà un mistero quanto avvenuto lo scorso 3 agosto nei boschi di Caronia. Ma sulla morte di Viviana Parisi e del figlioletto Gioele Mondello la Procura mette un punto fermo. "E’ possibile affermare, con assoluta certezza, come nella vicenda in esame non sia configurabile alcuna responsabilità dolosa o colposa, diretta o indiretta, a carico di soggetti terzi in relazione alle ipotesi di reato sopra specificate. Nessun soggetto estraneo ha avuto un ruolo, neanche marginale, mediato o indiretto, nella causazione degli eventi".

Il procuratore Angelo Cavallo, nella lunga relazione con cui si chiede l'archiviazione delle indagini e si dispone la restituzione dei corpi a distanza di quasi un anno dai fatti, mette nero su bianco due ipotesi. 

Scenario 1: Viviana suicida dopo la morte accidentale di Gioele

Secondo il primo scenario, Viviana, una volta rifugiatasi all’interno del bosco di Pizzo Turda con Gioele, ha constatato come il bambino fosse deceduto e dunque, convinta di avere causato con la sua condotta irrazionale tale situazione, in preda a un’insopportabile angoscia, si è tolta la vita. Peraltro, sono già state escluse una serie di possibili cause di morte del bambino; non si può escludere a priori, invece, che Gioele, durante il suo vagare per le campagne assieme alla madre, abbia subito un incidente di tipo traumatico (per es., una caduta accidentale), che abbia comportato una possibile lesione ad un organo interno, tale da determinarne, poco tempo dopo, il decesso; né si può escludere che Gioele possa aver subito un arresto cardio - circolatorio semplicemente dovuto a affaticamento eccessivo, stress emotivo, colpo di calore, sete.

Scenario 2: Omicidio-suicidio

Un altro scenario o ricostruzione, però, appare ugualmente possibile: Viviana, una volta giunta nel bosco Pizzo Turda insieme a Gioele, ha commesso un figlicidio di tipo psicotico o altruistico, ponendo fine ella stessa alla vita del figlio (cfr. consulenza del prof. Picozzi “... E’ comunque altrettanto possibile l’ipotesi di un figlicidio di tipo psicotico o altruistico, seguito da
un suicidio.”), mediante strangolamento o soffocamento. Sintomatico il fatto che l’unico materiale rinvenuto sotto le unghie delle mani di Viviana (indice, medio ed anulare) sia stato poprio il profilo genetico di Gioele. La donna, dopo la morte del piccolo, sia esso dovuto ad un evento accidentale (ma comunque ristretto ai limitati casi sopra indicati) o ad un suo gesto volontario, ha deposto il corpo di Gioele e si è allontanata, alla ricerca del primo luogo “utile” che le permettesse, in qualche modo, di porre fine alla sua vita, subito dopo incontrando il traliccio dell’alta tensione.

Ma secondo gli inquirenti, tra le ipotesi avanzate, la più probabile resta quella dell'omicidio-suicidio. "In ogni caso ed in definitiva, l’ipotesi dell’infanticidio commesso da Viviana, alla luce dell’indubbio carattere residuale dell’altro scenario prima prospettato (morte di Gioele causata da una mera lesione interna, da un colpo di calore, per sete, etc.), continua a rimanere la tesi più probabile e fondata per questo Ufficio".

La Procura conferma: "Viviana si è lanciata dal traliccio"

Gli inquirenti confermano l'iniziale tesi secondo cui Viviana Parisi abbia scelto di suicidarsi lanciadosi dal traliccio. "Tutte le indagini tecniche svolte (indagini cinematiche, medico - legali, genetiche,
veterinarie, etc.) hanno permesso di accertare come Viviana, senza ombra di alcun dubbio, si sia volontariamente lanciata dal traliccio dell’alta tensione, con chiaro ed innegabile intento
suicidario. In particolare, la morte di Viviana Parisi è stata determinata da arresto cardio-circolatorio per shock traumatico da grave politraumatismo fratturativo vertebro - midollare e toracico, derivante da una precipitazione da media altezza (lancio volontario), pienamente compatibile con la precipitazione dal traliccio dell’alta tensione, con esclusione assoluta della presenza di lesioni intra vitam e post mortem causate da animali, nonchè con esclusione assoluta di lesioni o comunque segni riconducibili all’azione violenta di soggetti terzi".

L’epoca della morte di Viviana - ricostruisce la Procura - deve essere collocata all’interno di un arco temporale compreso, al massimo, tra le ore 12.00 e le ore 20.00 del giorno stesso della sua scomparsa, cioè il 3.8.2020, dunque a ridosso e nell’immediatezza dei fatti.

Smentita anche la ricostruzione dei consulenti della famiglia sulla probabile morte di madre e figlio in seguito ad asfissia e il successivo spostamento dei corpi. "Il cadavere di Viviana, inoltre, non reca alcun segno o riscontro tipico delle morti per asfissia da annegamento in acqua stagnante; il fenomeno dei c.d. “denti rosa”, inoltre, è fenomento aspecifico, privo di qualsivoglia, serio fondamento scientifico. Il cadavere di Viviana non è stato oggetto di spostamento ad opera di terzi, così come emerso, oltre che dai risultati degli accertamenti medico - legali, anche dagli studi condotti dall’entomologo, prof. Vanin; in particolare, è emerso che la decomposizione del cadavere di Viviana Parisi è avvenuta e si è svolta, per intero, nel medesimo luogo del suo ritrovamento, che, pertanto, coincide pienamente con quello del decesso".

Nessuna aggressione ai danni di Gioele, ancora in vita dopo l'incidente

Più complicati gli accertamenti che la Procura ha condotto sui resti di Gioele. Ma gli inquirenti sono comunque giunti a una ricostruzione dettagliata di quanto accaduto al bimbo subito dopo l'incidente in galleria. I consulenti hanno accertato come la morte del piccolo "sia comunque compatibile con la data della sua scomparsa, ossia il 3 agosto 2020, dunque in piena coincidenza temporale con la morte della madre Viviana, verificatasi, come già detto, in un arco temporale massimo compreso fra le ore 12,00 e le ore 20,00. Gli accertamenti sui reperti biologici di origine animale e di tipo veterinario - forense hanno permesso di rilevare, in primo luogo, come Gioele non abbia subito, mentre era ancora in vita, alcuna aggressione da parte di animale (canidi, suidi o altro tipo ancora)".

E’ stato invece accertato come le volpi abbiano svolto un ruolo di necrofago, abbia cioè consumato il corpo di Gioele, ma soltanto dopo la sua morte.

Gli accertamenti di genetica umana e di carattere veterinario hanno consentito di rilevare come "gli indumenti indossati da Gioele al momento dei fatti (sandali; pantaloncino; slip; frammento di maglietta) non recassero tracce di sangue. Tutto ciò conferma come Gioele non possa essere stato oggetto di un’aggressione in vita da parte di cani o altri animali selvatici, dal momento che un’aggressione di tal tipo avrebbe prodotto, proprio a causa delle ferite inferte, un imponente perdita di sangue con conseguente “dilavamento” di tutti gli indumenti indossati".

Le consulenze sulla dinamica del sinistro e medico - legale hanno escluso che la morte del bambino possa essere riconducibile alle conseguenze del sinistro stradale, sia per l’assenza di lesioni vitali significative al capo, sia a livello di tronco - addome. Esclusa anche la circostanza che Gioele possa essere deceduto in conseguenza di patologia traumatiche riportate al cranio; di escludere che Gioele possa essere deceduto in conseguenza di lesività traumatiche ossee (fratture); di escludere che Gioele possa essere deceduto in conseguenza di veleni o di altresostanze tossiche; di escludere la presenza sui resti del bimbo di lesioni o comunque segni riconducibili all’azione violenta di soggetti terzi; di escludere alcun segno o riscontro tipico delle morti per asfissia da annegamento in acqua stagnante.

I disagi di Viviana e gli sms con il marito Daniele: "Hai rovinato la nostra famiglia"

La procura porta alla luce una serie di consulenze e alcune intercettazioni da cui emergerebbe tutto il malessere psichico di Viviana. "Le indagini hanno permesso di accertare in modo incontrovertibile le precarie condizioni di salute mentale di Viviana", dice il Procuratore. Che ricorda il trasporto di Viviana al Pronto soccorso, il 18 marzo 2020, in pieno lockdown, all'ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto. "Il medico del Pronto Soccorso intervenuto ha ricordato di aver visto Viviana sdraiata per terra, che ripeteva la frase: "Abbiamo consegnato i nostri figli al demonio!!". Circa tre mesi dopo, a fine giugno, la donna era stata nuovamente condotta presso il Pronto Soccorso del Policlinico di Messina, per avere ingerito, volontariamente, come dicono i medici, dei farmaci "con chiaro intento autolesivo". Episodi "non isolati", come scrive lo stesso magistrato. "Tutti i familiari, gli amici ed i vicini di casa di Viviana Parisi hanno dichiarato come" la donna, nel corso del tempo, "avesse dato luogo a numerosi episodi di instabilità psicologica, adottando comportamenti singolari", come la lettura della Bibbia sul balcone di casa o nel sagrato della chiesa, in pieno lockdown, "nonché accusando manie di persecuzione e timori di vario genere, come quello di essere controllata da sconosciuti, anche attraverso la televisione ed il telefono cellulare, oppure ritenendo di essere pedinata da macchine di grossa cilindrata".

Agli atti anche gli sms tra la donna e il marito Daniele Mondello che Daniele Mondello. L'8 giugno 2020 Mondello scriveva alla moglie: "Prendi le pillole, se ami tuo figlio". Ed ancora: "Hai rovinato la nostra famiglia, vergognati, mi dispiace solo per mio figlio che non si meritava questo.". "Curati!". Nella stessa data Mondello inviava il seguente screenshot alla moglie Viviana: "Centro di Terapia Strategica - Research Training, Psychotherapy Institute - "Paranoia e manie di persecuzione. L'intervento attraverso la psicoterapia breve strategica" e, subito dopo, il seguente messaggio: "Leggi bene, non essere presuntuosa, questo è il problema che ti sono stato vicino per aiutarti, ma tu non vuoi farti aiutare e stai distruggendo la vita di nostro figlio, la tua e la mia e stai facendo soffrire la tua famiglia e la mia, per una volta ascolta chi ti vuole veramente bene!".

La reazione di Viviana dopo l'incidente in galleria

Sulle condizioni di salute di Viviana si è soffermato il professor Picozzi che ha analizzato il caso per la Procura, stabilendo come la donna soffrisse di "una patologia di importante di valenza psicotica", patologia dalla quale non si era mai ripresa completamente. In altre parole, la donna soffriva di un "disagio preesistente da almeno due anni", con aspetti clinici tali da spingere a ipotizzare un accertamento sanitario obbligatorio per fronte alla situazione, caratterizzati dalla "presenza di spunti psicotici, con tematiche mistiche, persecutorie e di rovina (riferimenti al demonio, interpretatività delirante - il diavolo nel serpente del bastone di Asclepio -). Secondo il consulente "… l'incidente stradale ha rappresentato per costei uno stressor acuto che ha valicato ogni capacità di elaborazione e risoluzione"; tale situazione è stata causata da "una interpretazione persecutoria dell'evento", come se il sinistro fosse stato "causato intenzionalmente, per nuocerle, da inesistenti aggressori", oppure, in alternativa, dall' "innescarsi del timore inaccettabile che il marito ne approfittasse per toglierle la potestà genitoriale, allontanandola per sempre dal suo bambino".

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