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Via Facile, ridotta in appello la condanna per l'ex consigliere Francesco Curcio

Secondo l’accusa, nonostante l’obbligo di astensione, l’ex esponente del Pd partecipava alle sedute della commissione in cui si discutevano i pareri della propria figlia. Assolto Luigi Ristagno perché il fatto non sussiste. Per gli altri imputati prescrizioni e conferme

Sconti di pena e prescrizioni al processo sulle concessioni edilizie in aree protette, denominato "Via facile". La Corte d’Appello ha riformato la sentenza a carico dell'ex consigliere comunale di Messina Francesco Curcio (nella foto) difeso dall’avvocato Carmelo Vinci: due anni al posto dei quattro anni e mezzo di reclusione comminati in primo grado.

La vicenda esplose nel 2013. Secondo l’accusa, nonostante l’obbligo di astensione, l’ex esponente del Pd Curcio, finito anche agli arresti domiciliari,  partecipava anche alle sedute della commissione in cui si discutevano i pareri della propria figlia e gli altri componenti attestavano falsamente la sua assenza. Anche il Wwf si era costituito parte civile ma poi fu escluso con la sentenza di primo grado. Il Comune invece non si è mai costituito. 

Curcio-2Condannati anche i dipendenti comunali Luca D'Amico e Biagio Restuccia a un anno e sei mesi (pena sospesa e non menzione). 

Assolto Luigi Ristagno perché il fatto non sussiste.

Per gli altri imputati, Roberta Curcio, Antonino Scimone e Aurelio Arcoraci, Giuseppe Bonaccorso, i giudici hanno deciso prescrizioni e conferme della sentenza di primo grado, con esclusioni di alcune aggravanti. Dichiarato inammissibile l'appello della Procura generale.

La sentenza di primo grado, arrivata dopo cinque anni di dibattimento, aveva disposto 2 anni e 7 mesi per Roberta Curcio, 2 anni per l’imprenditore Aurelio Arcoraci, Giuseppe Bonaccorso e Antonino Scimone; 3 anni e 2 mesi al dipendente Comunale Biagio Restuccia e Luca D’Amico, 3 anni a Luigi Ristagno. Furono assolti totalmente per non aver commesso il fatto Enzo Pinnizzotto e Placido Accolla.

Nella difesa impegnati anche gli avvocati Nunzio Rosso e Isabella Barone.

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