Rientro in classe, la pediatra Caputo: “Con queste regole si rischia il caos”

Dai test rapidi in caso di sintomi influenzali all'uso delle mascherine per i soggetti fragili. La dottoressa spiega le possibili conseguenze "disastrose" sui bambini delle nuove disposizioni per il ritorno a scuola

Foto repertorio

A pochi giorni dalla riapertura delle scuole  a fare più paura sono le nuove regole legate alla gestione di eventuali sintomi riconducibili al Covid. Per quanto riguarda i bambini da 0 a 6 anni anche  per un solo raffreddore  i  pediatri dovranno infatti prescrivere i tamponi.  Nello specifico dopo  72 ore di assenza saranno gli stessi medici a inviare a casa dei soggetti interessati le Usca e in attesa dell’esito del tampone anche i genitori saranno messi in quarantena. Situazione questa che sta gettando nel panico le famiglie e che rischia di mandare in tilt tutto il sistema scolastico. 

VIDEO | Riparte la scuola: ecco cosa succede se un alunno manifesta sintomi

Ad essere  presi d’assalto in queste ore sono  i pediatri che ricevono  le telefonate di mamme  terrorizzate all’idea di dover mandare  i figli a scuola a queste condizioni, come racconta la dottoressa Letizia Caputo pediatra calabrese che opera da anni in città: “ Noi pediatri vediamo male la riapertura delle scuole . Ai primi casi di influenza  si rischia il caos, perché se una mamma scopre che in quella classe c’è un bambino che è rimasto a casa per l’influenza per paura decide di non mandare il figlio a scuola”. Ciò potrebbe generare una reazione a catena e le classi inevitabilmente si svuoterebbero. 

A preoccupare i genitori anche le eventuali  reazioni dei bambini al di sopra dei sei anni obbligati ad usare la mascherina : “Sono tante le mamme che mi chiamano- continua la pediatra- in ansia perché non sanno come fare con i figli autistici,  con sindrome Down o con allergie,  i cosiddetti soggetti fragili. Andranno a scuola con l’insegnante di sostegno  ma tutto dipende da come reagiranno”. 

Oltre ai soggetti fragili che restano un’incognita al momento, c’è da considerare  che i tutti i bambini vengono da un lungo periodo di lockdown che ha cambiato la socialità  e il modo di vivere di ognuno di noi: “I bambini sono impauriti- afferma la pediatra- sono rimasti a casa da marzo a maggio e spesso le mamme mi raccontavano di vederli tristi e annoiati. Non sappiamo che reazioni potranno avere ad esempio  non vedendo il compagnetto in classe  per giorni perché influenzato, potrebbero avere un trauma e  non volere più andare a scuola”.

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Che consiglio dare alle famiglie? “Non bisogna creare il panico-conclude la dottoressa Caputo- bisogna parlarne  in casa, continuando a spiegare il virus come se fosse un fumetto, come si è fatto in questi mesi”.
 

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