Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca

“Abbaiamo anche noi”, Scatenate dello Stretto contro il linguaggio del sindaco

Le scritte in città rinvendicate con un comunicato anonimo. “Il clima di odio e di intolleranza che si respira di questi tempi ha letteralmente inquinato il piano comunicativo e delle relazioni, mettendo gli uni e le une contro gli altri”

Scritte che richiamano le parole pronunciate dal sindaco campeggiano in vari punti della città. Sono “firmate” ScatenATE dello Stretto che in un comunicato si dicono “stanche delle modalità comunicative adoperate dal sindaco, della veemenza e della violenza con cui si rivolge nei confronti delle persone che non assecondano il modello di cittadina o cittadino “per bene” da lui stesso forgiato”.

La protesta cresciuta dopo l'ultimo consiglio comunale del Cambio di passo, quando è stata allontanata dall'Aula l'ex consigliera Ivana Risitano apostrofata con un “può abbaiare quanto vuole la signora”. Una contestazione che ha caratterizzato questi mesi di amministrazione. Anche da parte di chi riconoscere al sindaco capacità amministrative. Per le ScatenATE dello Stretto, questo linguaggio “giova solo ad alimentare divisioni e distinguere tra buoni e cattivi, legali e illegali, virtuosi e viziosi”.

“La nostra non è una comunità immaginata - si legge in una nota non firmata e corredata di foto - la nostra è una comunità reale, di uomini e di donne in carne e ossa, che vivono sulla propria pelle gli effetti delle disparità e delle disuguaglianze economiche, sociali e di genere. E che come tali esigono l’attenzione e il massimo rispetto dalle istituzioni. Con queste motivazioni diciamo che non possiamo più accettare che il Sindaco faccia di questi uomini e di queste donne – reali e spesso in conflitto con lui – il suo bersaglio quotidiano. Non possiamo accettare più che si rivolga a queste persone utilizzando epiteti violenti e offensivi o che le ritragga (concretamente e metaforicamente) come degli scarti che nuocciono al suo personalissimo progetto e alla sua ambizione. Alla costruzione, cioè, di una città fatta a sua immagine, che altro non sia che lo specchio dei suoi desideri e il riflesso della sua personalissima e ristretta visione di una città e della società che la abita. Un progetto angusto per cui è disposto anche a violare la privacy degli individui e a metterli alla gogna dei social network”.

Un riferimento poi all' uso della comunicazione sui social dove “Post, fotografie, video e blitz - si legge nella nota - hanno preso il posto della consueta attività giudiziaria e delle verifiche che ne discendono, con il risultato che le persone coinvolte subiscono gli effetti dello stigma e della criminalizzazione, prima ancora che responsabilità e circostanze siano definitivamente accertate. Ciò ha fatto sì che chiunque, in tutti questi 18 mesi, si sentisse autorizzato a riprendere, fotografare, insultare e criminalizzare l’altro: vicini/e, concittadini/e, passanti, automobilisti, dipendenti pubblici e lavoratori/trici informali. Il clima di odio e di intolleranza che si respira di questi tempi in città ha letteralmente inquinato il piano comunicativo e delle relazioni, mettendo gli uni e le une contro gli altri”.

“Da qui - concludono -  il gesto simbolico di annullare le differenze, mettendoci dalla stessa parte di chi subisce gli attacchi, l’intolleranza e ogni forma di discriminazione possibile.   Prima le persone. Prima i diritti. Prime l’uguaglianza e la solidarietà.   Ce n’est qu’un debut continuons le combat…”.

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