Mercoledì, 17 Luglio 2024
Cronaca Gaggi

Il 15 enne morto fulminato, assolti manager e presidente della Gemmo: ma ora c'è il rischio prescrizione

A sette anni dai fatti arriva la sentenza. Il legale della famiglia: "Il giudice, come sembra evincersi dal dispositivo, ha evidentemente ravvisato la responsabilità a carico di persone diverse da quelle contro cui il Pubblico Ministero aveva ritenuto all’epoca di procedere". Il caso

Assolti per non aver commesso il fatto. Si chiude così in primo grado la sentenza per la morte di Salvatore D'Agostino, il 16enne folgorato a Gaggi nel 2016 mentre recuperava un pallone. La procura aveva chiesto nove mesi di reclusione per la presidente di Gemmo S.p.a., Susanna Gemmo, e per Francesco Trimarchi, all'epoca dei fatti manager della stessa società a cui era stata affidata la gestione dell'impianto.

Istanza cui si era unita quella delle parti offese: i genitori, già costituitisi parte civile e assistiti dall'avvocato Filippo Pagano del foro di Messina, che ha a sua volta aveva richiesto l’affermazione della penale responsabilità dei vertici dell’azienda veneta e la condanna in solido al risarcimento del responsabile civile, Gemmo S.p.a.

Il giudice monocratico Alessandra Di Fresco ha deciso diversamente assolvendo i due imputati a cui era contestato l'omicidio colposo in concorso disponendo contestualmente la trasmissione degli atti alla Procura per quanto di competenza: il che significa che l’inchiesta dovrà ripartire daccapo.

Il 15enne morto folgorato a Gaggi, la Procura chiede due condanne

Ai due era contestato l'omicidio colposo in concorso: Gemmo Susanna in qualità di legale rappresentante della società Gemmo S.p.a., affidataria del “servizio luce e dei servizi connessi”, in concreto del servizio di gestione dell’impianto di pubblica illuminazione del Comune di Gaggi e del servizio di manutenzione ordinaria e straordinaria dello stesso, e Trimarchi Francesco, in qualità di dipendente della società Gemmo Spa responsabile della gestione della suddetta commessa.

Francesco Trimarchi è stato difeso dagli avvocati Alessandro Faramo di Messina e Giuseppe Bana di Milano, Susanna Gemmo dagli avvocati Marcello Bana e Jacopo Campognani di Milano.

Il tragico incidente in cui ha perso la vita Salvatore D'Agostino è accaduto la sera del 2 agosto 2016, nella piazza antistante la Chiesa Madre della frazione di Cavallaro. Salvatore, per recuperare il pallone, aveva oltrepassato una ringhiera che delimitava la piazza della Chiesa Madre dove stava giocando con altri giovani della sua età ma rimase folgorato toccando un faretto: la scarica elettrica l’ha investito senza lasciargli scampo, fulminandolo. Dopo 18 giorni di coma, il ragazzo è morto. 

"Denunciati i fatti ed aperte le indagini, i familiari si adoperarono per ottenere giustizia chiedendo alla Magistratura la cristallizzazione dei luoghi mediante incidente probatorio, avanzando plurime richieste di nuove indagini e ipotizzando più responsabili - ricostruisce oggi il legale della famiglia - La Procura ne individuava, fra molti possibili prospettati, solo due. E a distanza di quasi due anni veniva fissata l’udienza preliminare e, quindi, a seguire il giudizio innanzi al Tribunale. Dopo ben venti interminabili udienze, finalmente oggi la sentenza a distanza di oltre sette anni dal fatto. Esito: tutto da rifare. Ebbene, si. Il Giudice, come sembra evincersi dal dispositivo oggi letto alla fine della camera di consiglio, ha evidentemente ravvisato la responsabilità a carico di persone diverse da quelle contro cui il Pubblico Ministero, aveva ritenuto, all’epoca, di procedere".

Tutto da rifare dunque? "Sì, ma non sarà proprio così. Difatti, visto che ormai il reato è prossimo alla prescrizione, la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica per iniziare un nuovo processo contro i responsabili sarà solo una formalità. Il procedimento penale a carico dei responsabili morirà ancora prima di nascere - spiega Pagano con amarezza - Questi sono i paradossi delle norme del processo penale ai quali si potrebbe ovviare favorendo un dialogo costruttivo tra parte privata (imputato o persona offesa che sia) e Pubblico Ministero. Quando invece la persona offesa o l’imputato avanza una richiesta alla Procura e non ottiene neanche una risposta (positiva o negativa che sia), non si facilita un dialogo costruttivo e si determina un clima di tensione tra lo Stato ed il cittadino. Ma la famiglia del giovane quindicenne stroncato nel fiore dei suoi anni continuerà a combattere con maggiore determinazione fino al completo accertamento della verità".

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