Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca

Altro che treni veloci: sui binari siciliani si viaggia come vent'anni fa

L'analisi del Comitato Pendolari sull'attuale servizio ferroviario dell'Isola. Treni lenti nonostante gli investimenti infrastrutturali e il doppio binario. "Inutile parlare di alta velocità"

Nonostante i raddoppi, l'eliminazione di passaggi a livello e le correzioni di tracciato, i treni siciliani viaggiano con tempi di percorrenza uguali a venti anni fa. E dire che intorno al 2000 il doppio binario limitato a pochi tratti, in servizio c'era ancora il vecchio e tortuoso valico dei Peloritani e il binario semplice fino a Pace del Mela. 

Ma la nuova galleria che unisce Messina centrale a Villafranca e il raddoppio della Messina-Palermo fino alla stazione di Patti sono serviti a poco. Le tracce orarie dei convogli sono rimaste praticamente le stesse. In poche parole si viaggia con tempi di percorrenza uguali al 2000. E la situazione si può estendere anche alle tratte dell'Isola come la Messina-Catania o la linea interna che collega il capoluogo etneo con Palermo. 

Ad evidenziare l'anomalia è il Comitato Pendolari Siciliani che si rivolge alla Regione affinché preveda un miglioramento del servizio con più treni soprattutto nei giorni festivi. "A cosa servono i treni veloci? - commenta Giosuè Malaponti - e a cosa sono serviti tutti gli investimenti infrastrutturali per diminuire i tempi di percorrenza se i tempi sono rimasti gli stessi? In Sicilia gli attuali treni regionali veloci sono solo un bluff. I regionali veloci sono nati circa 5 anni fa per adeguarci allo standard nazionale sostituendo i treni regionali diretti. I treni regionali veloci di veloce non hanno nulla se non la diminuzione delle fermate fermo restando i tempi di percorrenza. Un esempio? La Catania-Palermo. Le percorrenze del 2015 erano di 2 ore e 47 – 2 ore e 55  oggi invece per le stesse fermate i tempi sono di 3 ore – 3 ore 14".

Secondo il Comitato Pendolari sarebbe opportuno rivedere il contratto di servizio tra Regione e Ferrovie dello Stato risalente al 2017. "Altrimenti gli investimenti di circa 200 milioni di fondi europei in materiale rotabile risulterebbero vani, in considerazione del fatto che potranno viaggiare solo sul nodo di Palermo, sulla dorsale tirrenica e sulla dorsale jonica sino a Catania. Quindi sarebbe veramente incomprensibile l’aver acquistato mezzi moderni e veloci per poi farli viaggiare a velocità ridotta e non in tutte le relazioni ferroviarie".

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