Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Economia

La polemica sul coprifuoco, Confindustria Sicilia: "Problema non è orario ma utilità"

Alessandro Albanese, numero uno degli industriali siciliani, commenta le ultime decisioni del Governo in tema di lotta al Covid e riaperture: "Forse sarebbe stato meglio una serrata rigorosa per un paio di mesi per abbassare i contagi che questo stillicidio che va avanti da mesi". Sul futuro previsioni a tinte fosche: "La ripresa arriverà non prima del 2026"

"Coprifuoco alle 22 o alle 23? Mi sembra una polemica tutta politica e per di più sterile. Il ragionamento che va fatto è: coprifuoco sì o no? Serve o non serve? Insomma, è inutile continuare a discutere su un'ora in più o in meno, bisogna capire se mantenerlo o toglierlo". A dirlo all'Adnkronos è Alessandro Albanese, presidente di Confindustria Sicilia, per il quale anche l'attuale classificazione delle regioni in aree (rossa, arancione, gialla e bianca) ha rivelato tutti i suoi limiti. "Non mi sembra stia funzionando granché - avverte -. L'esperienza ci ha insegnato che per abbassare la curva dei contagi il lockdown totale, come quello fatto in Inghilterra o nel nostro Paese l'anno scorso, serve. Al contrario, i lockdown parziali hanno dato pochissimi effetti. Forse sarebbe stato meglio una serrata rigorosa per un paio di mesi per abbassare i contagi che questo stillicidio che va avanti da mesi". 

Oggi Palermo continua a rimanere in zona rossa. "Molte attività commerciali sono chiuse - sottolinea Albanese - ma in strada ci sono ugualmente migliaia di persone a passeggio. Questo significa far pagare la crisi solo ad alcune categorie, che sono già in ginocchio". Ecco perché per il numero uno degli industriali siciliani, sarebbe più opportuno "consentire a bar e ristoranti di restare aperti con tutte le cautele del caso, rispettando i protocolli nazionali e mettendo in campo controlli adeguati. Quelli che oggi sono totalmente assenti". Stesso discorso vale per centri estetici. "Tutti sappiamo che gli ingressi avvengono per appuntamento, con il distanziamento e tutti i protocolli di sicurezza. Non penso che il virus si diffonda lì, mentre sono decisamente più pericolosi i mezzi di trasporto". 

C'è poi un altro aspetto che per Albanese va considerato. "Se l'85 per cento della mortalità si registra nella fascia degli ultra settantenni, che sono quelli che escono meno la sera credo che il coprifuoco c'entri poco. Al contrario, se si dovesse notare che l'età media di chi si ammala e muore si abbassa di molto allora potrebbe essere corretto mantenere una restrizione agli spostamenti oltre una certa ora. Ma non mi sembra che i dati a nostra disposizione vadano in questa direzione". E il rischio di assembramenti la notte? "Oggi con bar e ristoranti chiusi alcune sere, già alle 20 o alle 21, è possibile vedere folle di giovani assembrati senza mascherine in ogni città d'Italia, da Nord a Sud. E' un problema di civiltà delle persone non di chiusure". "Assurdo", secondo Albanese, è anche il via libera alle riaperture per i ristoranti che hanno spazi all'aperto. "E' concorrenza sleale, non tutti i locali li hanno, così se ne favoriscono alcuni a scapito di altri, alcune aree del Paese a danno di altre in cui le condizioni climatiche non permettono di fruire di spazi esterni. Se in un ristorante al chiuso ho la possibilità di un corretto distanziamento e una buona ventilazione non cambia molto".  

E Albanese snocciola i numeri della crisi. "Lo stato di emergenza, che doveva durare 4-5 mesi, va avanti da un anno - ricorda - . Non sappiamo ancora quante aziende avranno la possibilità di riprendersi, proprio per questo abbiamo chiesto non i ristori da poche migliaia di euro che non servono a nessuno, ma degli interventi che possano dare alle imprese la capacità di rilanciare la propria attività attraverso prestiti a 20 anni con interesse zero. Questo è quello che dovrebbe fare lo Stato e che, in parte, sta facendo la Regione siciliana con le nuove norme approvate".  

Per Albanese, l'orizzonte della "rinascita" non è vicino. "La ripresa arriverà non prima del 2026 - avverte -. In questo arco di tempo bisogna dare agli imprenditori la possibilità programmare attività e investimenti. Serviranno da 15 a 20 anni per ripagare i debiti accumulati durante la crisi pandemica. Al ristoratore che sta fermo da sette mesi non si può pensare di dare qualche migliaio di euro, o gli rimborsi tutto o lo hai condannato a chiudere".

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