Martedì, 16 Luglio 2024
Politica Taormina

"Fuori dalla maggioranza chi attacca il governo", Schifani avverte gli alleati: vacilla in Sicilia il patto tra Cuffaro e Fi

Il presidente della Regione e il segretario nazionale degli azzurri Antonio Tajani chiudono il meeting di Taormina, sottolineando che "Fi non è un autobus, ma siamo aperti a chi condivide i nostri valori". Cuffaro risponde a Gasparri: "Non vogliamo essere sopportati ed essere motivo di preoccupazione"

Seppur orfano di Silvio Berlusconi, che viene citato da ogni dirigente, Forza Italia chiude il meeting di Taormina sotto lo slogan del "buongoverno", proiettandosi alle prossime elezioni europee, col vento in poppa dei sondaggi e dei dati sui tesseramenti. L'obiettivo dichiarato - al termine dei due giorni voluta dall'assessore regionale Marco Falcone ed organizzato assieme ai gruppi di Camera, Senato, Ars e del Ppe - è quello di riappropriarsi della leadership dell'area moderata.

Mettendo in chiaro alcuni punti. "Se qualcuno vuole coinvolgersi con noi, ben venga. Non siamo né un taxi né un albergo a ore. Chi vuole venire viene e costruisce con noi la nostra dimora, che deve essere la dimora degli italiani", ha detto il segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, che poi ha citato Franco Battiato: "Per dirla con un grande cantautore siciliano che non c'è più, noi vogliamo essere quel centro di gravità permanente, quel centro che non si fa condizionare dalle opinioni degli altri. Il nostro obiettivo è di avere il 20 % in tutta Italia".

Al fianco di Tajani si è schierato il presidente della Regione Renato Schifani, che ha subito avvertito gli alleati in Sicilia: "Non tollererò che forze politiche che stanno in maggioranza facciano interventi pubblici contro il governo Schifani, se lo faranno si metteranno fuori: lo dico con chiarezza. Questo lo sappiamo tutti i partiti della maggioranza, non ci saranno ribaltoni o ribaltini". Successivamente Schifani ha confermato, in vista del voto per Bruxelles, l'intesa con la Dc di Totò Cuffaro: "Il nostro simbolo è quello di Forza Italia col presidente Berlusconi, non siamo un autobus dove può salire chi chiunque. Cinque anni fa è stata inserita la candidatura di un partito che ora mi fa la guerra, evidente che non si possono accettare questi trasformismi. Altra cosa è aprire il partito a chi nella propria storia ha sempre dimostrato di condividere i valori del partito popolare".

Anche per il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, il faro è il simbolo "Forza Italia-Ppe Berlusconi, non lo cambieremo e non faremo aggiunte". "Alle europee c'è lo sbarramento del 4%, inviterei molti a fare una riflessione prima di intraprendere cammini insidiosi", ha proseguito. Ma sull'ipotesi di un accordo con la Dc di Totò Cuffaro, che condivide i valori del Ppe, Gasparri ha mostrato cautela: "Lo vedranno in Sicilia i nostri dirigenti".

La risposta di Cuffaro è stata tranchant:  "Vorrei ricordare a Gasparri che la Dc non è un partito siciliano, ma nazionale ed è presente ormai in tutte le regioni. In Sicilia è certamente, ormai, una forza affermata e ringrazia il presidente Schifani per la la sua sensibilità e il suo intuito politico nell'averci invitato a fare la lista insieme per le elezioni europee.Ci sembra, però, di cogliere malumori e qualche preoccupazione da una parte della classe dirigente di Fi siciliana.Le dichiarazione di Gasparri e di altri leader di Fi rilasciate a Taormina ne danno e lasciare traccia. Consci di quanto per la Dc sia importante la serenità della coalizione e il sentirci a casa nel Ppe, non vogliamo essere sopportati e, tantomeno, essere motivo di preoccupazione".

Schifani però ha aperto il canale politico: "Primo o poi affronteremo con il segretario Tajani e la classe dirigente del partito la questione di come possiamo ampliare la nostra forza elettorale, il fallimento del Terzo polo ci invita a farlo per intercettare l'area moderata e moderata" moderata" moderata" popolare».

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