Lunedì, 15 Luglio 2024
Politica

Maria Flavia Timbro al Pd: "Oggi la nostra battaglia è tornare a stare dalla parte degli ultimi"

Il monito dell'ex deputata in vista della sfida per le Europee: "Se abbiamo le risorse del Pnrr lo dobbiamo all’Ue. Se vogliamo che vengano spese bene, per sanare i reali bisogni del nostro territorio invece che per inutili e dannose cattedrali nel deserto come il ponte sullo stretto, invece, dipenderà solo da noi"

Passa da tre parole chiave il futuro del Pd, non solo in Italia ma in particolare a Messina. Sono credibilità, identità, visione, attenzione ai territori e discontinuità. A dettarle è l'ex deputata Maria Flavia Timbro, avvocata, pasionaria e soprattutto come si definisce nel suo blog "una che prova a cambiare il mondo prima che il mondo cambi lei".

Ed è proprio dal suo blog che Timbro, dopo aver rinunciato ad agosto 2022  alla sua ricandidatura per principio, ha scritto un lungo commento sulla situazione attuale del partito che anche in Sicilia si prepara alla sfida con le Europee. Forte il monito a dare un segnale importante "per la prima volta, dopo tanto tempo, all’esterno e non solo all’interno del partito".

L'invito è a essere presenti, "non sembrarlo" sulle grandi questioni che riguardano la città in particolare che ha bisogno che i fondi europei vengano spesi bene "per sanare i reali bisogni del nostro territorio invece che per inutili e dannose cattedrali nel deserto come il ponte sullo stretto di Messina, invece, dipenderà solo da noi".

Ecco cosa scrive:

"La sinistra, storicamente e nelle aspettative di ciascuno di noi, ha sempre avuto un compito coraggioso, quello di affrontare le questioni politiche e sociali, se è il caso soccombendo, ma mantenendo sempre una posizione ferma, netta, irremovibile su valori quali la lotta alle disuguaglianze e i diritti negati.

Oggi tocca a noi che ci sentiamo fieri eredi di quella storia compiere uno sforzo decisivo, quello di volare alto e posare il nostro sguardo oltre le mere questioni interne, oltre le lotte intestine per i posizionamenti, oltre le ambizioni correntizie, oltre i tesseramenti muscolari che, in questi anni, hanno caratterizzato e condizionato la storia di questo partito.

Oggi la nostra battaglia – la battaglia che la segretaria nazionale ci ha messo davanti - è quella di intercettare il sentire comune delle persone, sentire la loro percezione delle cose e leggere i bisogni delle aree sociali in difficoltà. Oggi la nostra battaglia è quella di tornare a stare dalla parte degli ultimi, non solo degli ultimi sulla scala economica, ma anche degli ultimi sulla scala sociale, intellettuale, degli ultimi per senso della vita.

Per la prima volta nella storia del partito democratico, le primarie di febbraio scorso hanno visto il risultato degli iscritti ribaltato da quello dei simpatizzanti che hanno eletto una segretaria diversa da quello che si erano scelti gli iscritti.

Abbiamo sottovalutato il senso di questo episodio, e invece dovrebbe servire a ricordarci ogni giorno che c’è un mondo intero, fuori dal partito, che ci aspetta, che ci osserva, una comunità sommersa che ci ha conferito un mandato silenzioso e noi non possiamo permetterci di deluderli. Di schiaffi, quelle persone, ne hanno presi già abbastanza.

Se ci aspettiamo che quel mondo, oggi, possa tornare a crederci, ai loro occhi noi dobbiamo tornare ad essere credibili, dobbiamo tornare ad avere una identità certa, solida, netta. Di valori, di temi, di programmi. Noi, a quel mondo, dobbiamo dare una visione di partito e di paese.

Penso spesso ad Angela Bottari, storica e autorevole compagna della Sinistra messinese, andata via qualche mese fa, lasciandoci una lezione altissima di coerenza e di politica, una figura, quella di Angela, oggi riconosciuta a livello nazionale; ci siamo riproposti di ricordarla in ogni modo possibile, con i minuti di silenzio, nelle sedi politiche e in quelle scientifiche.

Quando, però, mi ricordo che a Messina abbiamo, anzi avevamo, un solo medico non obiettore su 53 e che solo per caso, recentemente, abbiamo appreso che, da anni, senza clamore, in un importante ospedale cittadino, un’associazione pro vita svolgeva colloqui psicologici a tutte le donne che volevano interrompere la loro gravidanza, penso che tutto questo non possa bastare, non più, non solo almeno.

E allora, noi, Angela la dobbiamo ricordare in piazza, per strada, tra la gente, battendoci perché i diritti per il riconoscimento dei quali ha speso tutta la sua vita non siano resi inaccessibili proprio a casa sua, qui, nella sua amata città.

Qualche sera fa si è aperta la fase congressuale del PD messinese, rimettere in piedi una struttura di partito dopo un così lungo tempo di letargo e di assenza è meritorio e coraggioso, ma avrà un senso solo se questo congresso darà un segnale forte, per la prima volta, dopo tanto tempo, all’esterno e non solo all’interno del partito.
Se questo sarà un congresso vero, che recuperi il senso più alto della sua etimologia, l’incontrarsi.

Se questo partito dimostrerà di essere, stavolta, davvero, aperto alla comunità e ai suoi bisogni, solo allora saremo riusciti a non tradire il senso di questo nuovo percorso che non vogliamo e, soprattutto, non possiamo percorrere da soli.

Solo così avrà un futuro il cambiamento impresso dalla Schlein se, da Roma, quel cambiamento riuscirà a toccare tutti i territori, anche il nostro, dove risiede una buona fetta di quel 37% del popolo degli astensionisti che finisce per decidere, nostro malgrado, ogni competizione elettorale.

Discontinuità, ecco quello che dobbiamo a quelle persone.

In queste settimane, con la compiacenza della stampa e delle televisioni, ci si è chiesti solo se la segretaria nazionale dovrebbe guidare o meno le liste del PD alle imminenti elezioni europee, io credo invece che noi dobbiamo evitare che il rinnovo del Parlamento europeo sia confinato sullo sfondo di una mera rissa nazionale.

Si parla spesso di “Europa” in senso generico, senza ricordare che le decisioni europee incidono per l’80% sulle nostre scelte nazionali. È ora di spiegare ai cittadini che l’Europa è dentro di noi, siamo noi, che quello che si decide nel Parlamento e nel Consiglio dell’Unione Europea sono le principali questioni che toccano la nostra vita quotidiana, in campo economico, sociale, in quello delle infrastrutture e dell’ambiente. Se abbiamo le risorse del Pnrr lo dobbiamo all’Unione europea. Se vogliamo che vengano spese bene, per sanare i reali bisogni del nostro territorio invece che per inutili e dannose cattedrali nel deserto come il ponte sullo stretto di Messina, invece, dipenderà solo da noi.

Dovremo essere presenti, non sembrarlo. È tempo di agire, di farsi sentire. È tempo di incidere, la politica e non i politicanti, resta l’unica vera cura per i mali della nostra terra".

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