Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca Milazzo

Gli interessi di Cattafi nella baia di Milazzo, le associazioni chiedono la confisca

Da Wwf ad Italia Nostra si chiede di far chiarezza sugli affari del boss, titolare di cinque ettari, compresa la torre saracena in una delle aree naturalistiche più belle della Sicilia. Il caso finito anche in Commissione nazionale antimafia

Confiscare la baia di Sant'Antonio e fare chiarezza sulla vicenda che vede proprietario Rosario Cattafi di quel pezzo di paradiso che si trova nella baia di Milazzo, in zona sic come tutto il promontorio. E' quanto chiedono diverse associazioni ambientaliste ed antimafia del messinese dopo la condanna in Cassazione per associazione mafiosa di Cattafi, l'avvocato barcellonese considerato anello di congiunzione tra crimine organizzato, massoneria e i servizi segreti deviati.

Adasc, Italia Nostra di Milazzo, Arci Messina APS, Wwf Sicilia Nord Orientale, Man, Coordinamento Ambientale Milazzo Valle del Mela, Movimento No inceneritori Valle del Mela, Movimento Città Aperta, il Giglio, Comitato Cittadini Pacesi per la Vita, NO Css Valle del Mela, Strega, Alsa e Città invisibili chiedono "che quel pezzo di paradiso torni ad essere patrimonio ambientale e paesaggistico di tutti".

"Ci sembra il miglior modo per onorare questo 23 maggio, trasformando il ricordo in rinnovato impegno. L’eredità di Falcone ci invita a non rimanere indifferenti e a non aspettare che altri agiscano al nostro posto, ma ad essere parte attiva del cambiamento", si legge in una nota che invita a sottoscrivere l'appello.

La vicenda era già finita all’attenzione della commissione nazionale antimafia che durante le ultime audizioni in prefettura a Messina ha raccolto la testimonianza di Antonio Mazzeo, attivista e saggista, che ha documentato su Stampalibera gli interessi di Rosario Pio Cattafi in una delle aree più belle della Sicilia, quella della Baia di Sant’Antonio a Capo Milazzo.

Cattafi sarebbe titolare di cinque ettari, compresa la torre saracena e avrebbe voluto utilizzare questi beni che per anni sono stati contesi con una signora originaria di Merì. L’acquisto di una parte importate del promontorio risalirebbe a metà anni Settanta.

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