Le dieci ore nel bosco, l'attesa e la disperazione: così l'ultimo giorno di ricerche di Gioele

La cronaca della lunga giornata vissuta da Daniele Mondello. L'impegno dei volontari prima della tragica scoperta dell'ex carabiniere Di Bello. In attesa del Dna restano tanti punti da chiarire

L'adrenalina sale a mille quando l'ex carabiniere Giuseppe Di Bello urla di aver trovato qualcosa. Sono quasi le 10.30 di ieri mattina, il sole a picco rende ancor più faticoso il cammino tra quei sentieri di Caronia che Daniele Mondello ha iniziato a percorrere già di buon mattino accompagnato da amici e parenti e dai tanti volontari che hanno accolto il suo appello. Tra loro anche Piero Campagna, fratello di Graziella uccisa dalla mafia nel 1985.

Alle 12.20 arriva la notizia. Daniele in quel momento è seduto sotto un ulivo, occhi bassi e sguardo stravolto dalla fatica e dalla rabbia per le due settimane trascorse senza avere notizie del figlio. All'improvviso lo scenario cambia, mezzi di vigili del fuoco e carabinieri si spostano rapidamente verso il sentiero che porta al traliccio nei pressi del quale lo scorso 8 agosto è stato trovato il corpo di Viviana Parisi. Poco dopo raggiunge il posto anche il procuratore Angelo Cavallo. Si intuisce che quella arrivata alle forze dell'ordine è molto più di una semplice segnalazione. 

L'estenutante attesa dopo il rinvenimento dei resti

La famiglia Mondello raggiunge un campo a poche centinaia di metri dall'autostrada. E' il punto di raccolta improvvisato di tutte le squadre impegnate nelle ricerche. Poco più avanti, un sentiero sterrato che si arrampica su una collinetta e quasi in cima c'è il punto in cui Di Bello ha lanciato la segnalazione. Due agenti di polizia sbarrano l'accesso dopo il passaggio del procuratore Cavallo. Ecco la prima conferma: ci sono dei resti, ma nessuno sa ancora dire se appartengono ad un essere umano o ad uno dei tanti animali selvatici che popolano il bosco.

Alle 13.20, un'ora dopo la segnalazione, l'arrivo dei due medici legali Daniela Sapienza e Elvira Ventura Spagnolo dà una nuova certezza: tra le sterpaglie ci sono i resti di un bambino. Il presentimento diventa realtà, dopo sedici giorni di ricerche il cerchio sta per chiudersi. Inizia una lunga attesa, altri vigili del fuoco, poliziotti e carabinieri raggiungono l'area del ritrovamento. Si inizia a decespugliare tutta la zona, spuntano fuori altre ossa e brandelli di vestiti. Gli uomini della Scientifica iniziano i primi rilievi. Daniele Mondello resta a lungo immobile, accanto lui il padre e i due fratelli che, spazientiti dall'attesa, chiedono alle forze dell'ordine di raggiungere la zona. "Non è possibile" si sentono ripetere prima di tornare a sedere e ad aspettare.

Passano altre tre ore, interminabili. L'ex carabiniere Di Bello sbuca dal sentiero scortato dalle forze dell'ordine, non ha tanta voglia di parlare ma poi cede alle domande dei giornalisti e ribadisce di aver avuto "un'illuminazione del Signore che lo ha spinto a cercare dove gli altri non sono andati". In tanti gli dicono grazie per il suo contributo fondamentale con cui ha risolto in poche ore un caso lungo sedici giorni.

L'arrivo del carro funebre e la disperazione di Daniele Mondello

Alle 17 arriva il carro funebre con a bordo una bara di metallo. Gli addetti raggiungono il luogo del ritrovamento e poco dopo compiono il percorso inverso. Dentro quella casa ci sono i resti di un bambino. Daniele Mondello si lascia andare ad un pianto disperato e liberatorio. La certezza che quelle ossa appartengano a Gioele non la dà neanche il procuratore Cavallo, pur lasciando spazio a pochi dubbi. "Si tratta di resti compatibili con un bambino di 3-4 anni - spiega - adesso dobbiamo stringerci attorno alla famiglia, ringrazio tutte le persone che hanno collaborato alle ricerche, continuiamo a lavorare e andremo a fondo a questa triste storia". 

Il procuratore Cavallo: "Resti compatibili con un bambino di 4 anni“
 

Gli interrogativi aspettando l'esame del Dna

La salma viene trasportata al Policlinico, il nonno del piccolo chiede invece che venga portata all'obitorio dell'ospedale Papardo dove è custodita quella di Viviana Parisi. Nelle prossime ore inizieranno i primi accertamenti mentre gli inquirenti mostreranno alcuni reperti  ai familiari per procedere al primo riconoscimento, poi spazio alla comparazione del Dna.

E sono tanti gli interrogativi a cui la Procura dovrà rispondere. Da un lato sono state messe da parte le piste riconducibili ad aspetti familiari. Bisognerà capire perchè i resti che con tutta probabilità appartegono a Gioele si trovavano a quasi 500 metri dal punto in cui è stato scoperto il cadavere della madre. Resta in ballo l'ipotesi omicidio-suicidio così come quella di un'aggressione da parte di cani o animali selvatici. Più difficile capire cosa ha fatto e chi ha incontrato Viviana quando ha scavalcato il guardarail con in braccio il figlioletto. 
 

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