Cronaca

Insulti sui social, offendeva il collega: condannato l'agronomo Tignino

Per il giudice non c’è dubbio che le espressioni utilizzate fossero dirette a Giaimi e che le “stesse superino oggettivamente i limiti posti dal diritto di critica”. Ora dovrà risarcirlo

Vorrei ma non posto. Avrebbe fatto meglio l’agronomo Saverio Tignino ad ascoltare la musica di Fedex e J-Ax invece di sfogare su facebook antichi dissapori con il collega Alessandro Giaimi, preso di mira per il lavoro svolto per conto della precedente amministrazione Accorinti.

Il giudice della prima Sezione penale del Tribunale di Messina, Marcello Cipri, lo ha infatti condannato a un anno e sei mesi e 2 mila euro di multa, con sospensione condizionale subordinata al pagamento di un risarcimento di 10 mila euro per aver offeso la reputazione di Giami “denigrandone il lavoro e mettendo in dubbio sia il suo operato che le sue conoscenze professionali”.

“Il diritto di critica – scrive il giudice – viene definito come libertà di esprimere valutazioni, dissensi o consensi rispetto alle opinioni altrui, come attività di analisi di eventi, condotte, fenomeni, come espressione di giudizi su accadimenti, fatti o circostanze dei più vasti settori della vita. La giurisprudenza è concorde nell’estendere i limiti di verità, interesse pubblico e correttezza del linguaggio, individuati per l’esercizio del diritto di cronaca, anche al diritto di critica. In generale si afferma che, qualunque ne sia l’oggetto, la critica non può costituire il pretesto per giustificare gratuite aggressioni volte a colpire la figura morale del soggetto, pertanto il relativo diritto non sussiste ove sia violato detto limite”.

“Povero scemo”, “gente che non ha capito quello che ha studiato”, “C’è gente che con il fango ci vive”, alcune delle frasi contestate che Tignino in fase di esame ha negato di aver rivolto alla parte civile sostenendo che erano invece  riferite a gente comune.

Ma per il giudice – sulla scorta dell’attività istruttoria - non c’è dubbio che le espressioni utilizzate fossero dirette al collega Alessandro Giaimi e che le “stesse superino oggettivamente i limiti posti dal diritto di critica”.

Non è la prima volta che Tignino viene condannato per le offese nei confronti di Alessandro Giaimi. Già nel 2019 il Tribunale di Messina gli aveva inflitto una condanna in primo grado a 8 mesi poi rideterminata in 1.500 euro di multa più il risarcimento delle spese e quello alla parte civile da quantificarsi in separata sede. Anche in quel caso frasi come “ha studiato tanto e non ha capito niente, povero scemo…”, erano state condannate da giudice Carmelo Blatti che ne aveva messo in evidenza “una condotta dell’imputato spavalda, ripetuta, tanto da potersi definire abituale”.

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