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Covid, a Palazzo Zanca si torna a lavoro "senza controlli e con poche mascherine"

Il Comune ha disposto il rientro dallo smartworking. Csa e Cisal puntano il dito contro il mancato rispetto del protocollo e scrivono all'Ispettorato del Lavoro che chiede chiarimenti

Il Comune non rispetta il protocollo "Rientro in Sicurezza" stabilito dal governo per gestire il lavoro in piena emergenza coronavirus. Lo sostengono i sindacati Csa e Cisal che sulla questione hanno chiamato in causa direttamente l'Ispettorato del Lavoro. Secondo quanto segnalato dalle due sigle, l'amministrazione avrebbe revocato “con effetto immediato lo svolgimento del lavoro agile, provocando un generalizzato rientro di tutto il personale in servizio, in assenza dell’adozione del Protocollo di Ente che preveda tutte le misure di sicurezza nei luoghi di lavoro”.

"A scanso di equivoci (e delle repliche di De Luca) - precisano i segretari Piero Fotia e Santino Paladino - diciamo chiaro che queste sigle sindacali già il 14 aprile avevano invitato tutte le amministrazioni (ivi compreso il Comune) a programmare il rientro in servizio del personale partendo però dall’adozione delle misure necessarie alla prevenzione del contagio, nell’interesse dei dipendenti ma soprattutto dell’utenza (cosa che la maggior parte degli enti si è affrettata a fare). Pensare però che l’emergenza sia finita e che si possa far rientrare il personale tutto senza aver adottato le misure imposte da ultimo dal Protocollo Quadro Nazionale del Ministero della Funzione Pubblica del 24 Luglio ci sembra quantomeno un azzardo".

Ma Csa e Cisal evidenziano inoltre le carenze di Palazzo Zanca nell'ottica del contenimento della pandemia. "asi esce senza alcun controllo (e non parliamo solo della rilevazione della temperatura), si affollano gli uffici senza preventivo appuntamento, non vengono fornite mascherine in numero sufficiente, i bagni presentano evidenti lacune igieniche e in molti plessi manca l’acqua, non è stato ad oggi aggiornato il Documento Valutazione Rischi, non viene effettuata la sanificazione periodica, non viene regolamentato l’accesso dei fornitori e in qualche ufficio fa bella mostra di sé un serbatoio in eternit".

Intanto, l'Ispettorato del Lavoro tira in ballo le disposizioni del ministro per la Pubblica Amministrazione che richiede alle amministrazioni di adeguare l’operatività di tutti gli uffici alle esigenze dei cittadini e delle imprese connesse al graduale riavvio delle attività produttive e commerciali, nonché di organizzare il lavoro dei propri dipendenti e l'erogazione dei servizi attraverso la flessibilità dell'orario di lavoro, rivedendone l'articolazione giornaliera e settimanale, applicando il lavoro agile, al 50% del personale impiegato nelle attività che possono essere svolte in tale modalità.

L'Ente di controllo ricorda poi che il governo ha prorogato, fino al 15 ottobre 2020, lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all'insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili”, e invita l'amministrazione comunale a voler far pervenire chiarimenti in merito a quanto segnalato. 

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