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Cittadella sportiva vietata a chi non è dell'Università, centinaia di atleti non potranno più allenarsi

La batosta al Cus del rettore Cuzzocrea che ha chiuso la struttura dell'Annunziata ad “attività interferenti con quelle condotte da studenti, personale dello staff e personale universitario”. Il provvedimento arriva dopo la decisione del consiglio di amministrazione dell’Ateneo di rescindere la convenzione

Chiude la cittadella sportiva universitaria. E' questo il risultato dopo la decisione del rettore Salvatore Cuzzocrea che vieta “all’interno della struttura lo svolgimento di attività interferenti con quella condotta dagli studenti, dal personale dello Staff e dal personale universitario”, in pratica tutti gli utenti esterni all'Università.

La decisione ha gettato nello sconforto centinaia di piccoli allievi che utilizzano la struttura per la loro attività sportiva e tutti gli atleti che - dopo duri mesi di lockdown - si stavano preparando con determinazione ai campionati per le discipline di riferimento sia a livello provinciale che amatoriale. 

"L’evolvere della pandemia Covid 19, i due ultimi Dpcm e il grande senso di responsabilità che l’Università di Messina ha dimostrato durante tutta la fase dell’emergenza, tuttora in evoluzione - spiega il provvedimento il rettore Salvatore Cuzzocrea -  hanno imposto alcune restrizioni all’accesso non solo dell’’Ateneo ma anche degli impianti sportivi, con l’unico fine della tutela della salute pubblica. Per quanto attiene l’accesso alla cittadella sportiva l’università ha chiesto al Cus, di limitarlo agli studenti, docenti e personale amministrativo, la cui tracciabilità è garantita dai sistemi predisposti dall’Ateneo. Inoltre, in pieno rispetto dell’articolo 1 lettera 1 del Dpcm del 18 ottobre, l’Università ha chiesto al Cus di far pervenire l’elenco di tutte le proprie squadre che partecipano a competizioni di sport individuali e di squadra a livello regionale e nazionale al fine di consentirne l’accesso per gli allenamenti necessari e la conseguente preventiva tracciabilità. L’Ateneo - continua la nota - ha garantito, inoltre, l’esercizio delle attività sportive a tutti gli associati Cus presso le strutture del Pala Nebiolo e del maneggio. UniMe non è a conoscenza o ha mai autorizzato l’uso delle proprie strutture a società sportive diverse dal Cus. Per il resto, ad oggi, l’Ateneo - conclude  il rettore - non è conoscenza di programmazione di competizioni sportive nazionali e regionali che vedono coinvolti i propri impianti sportivi che potranno essere a tale scopo utilizzate previa tracciabilità del personale e degli atleti coinvolti. Qualsiasi iniziativa, da parte del Cus UniMe, contraria alle disposizioni sopraindicate deve intendersi come arbitraria e strumentale e verrà contestata nelle sedi opportune per garantire le attività sportive".

Ma l'utilizzo solo del Palanebiolo e del maneggio, escludono di fatto tutta una serie di altre discipline - come tennis, nuoto, ginnastica artistica - che si svolgono all'interno della cittadella e che non sono state cassate dal Dpcm, anche se non coinvolti in campionati nazionali e regionali. Una batosta, dunque, che ha lasciato perplessi anche preparatori atletici, tecnici e genitori. “Questa amministrazione – prenderà in esame soluzioni alterative al fine di consentire l’espletamento delle attività sportive a tutti gli associati”, si legge nella nota del Cus Unime che all'Università ieri ha già comunicato che all’interno della Cittadella “sono applicate tutte le misure urgenti di contenimento disposte nel Dpcm del 18 ottobre, con le limitazioni ivi previste per la pratica dell’attività sportiva per tutti gli associati, siano essi universitari che esterni, entrambi esattamente tracciabili negli spostamenti interni. In proposito ogni associato prima di svolgere pratica sportiva è sottoposto a misurazione della temperatura corporea ed a sottoscrivere apposita autocertificazione”.

Si apre adesso un fronte delicato: chi pagherà e che fine faranno tutti i collaboratori che a qualsiasi titolo lavorano dentro il Cus Unime? Come farà il Cus a far fronte ai rimborsi che chiederanno gli utenti  costretti ad andare presso altre strutture? 

Il provvedimento del rettore di escludere utenti esterni all'Università, arriva dopo la decisione del consiglio di amministrazione dell’Ateneo di rescindere la convenzione con il Cus Unime.

Ad agosto, infatti, il Cda ha deliberato all’unanimità la rescissione della convenzione e ha contestualmente approvato la proposta di costituzione di una società interamente partecipata dall’ Ateneo per la gestione degli impianti sportivi della cittadella universitaria. Un progetto per una nuova partecipata che taglia fuori il Cus, è stato illustrato dal dirigente dell’Università Carmelo Trommino.

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