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Domenica, 23 Gennaio 2022
Cronaca Patti

Granata neo direttore del Teatro Greco di Tindari, Ricciardi lascia dopo nove anni “Ho appreso la mia sostituzione dalla stampa”

La lunga lettera che ricostruisce l'attività per il festival fra mille difficoltà per l'emergenza Covid e la carenza di fondi destinati agli spettacoli

Ha appreso a mezzo stampa la sua sostituzione a direttore artistico del Tindari Festival. Lo ha messo in evidenza tra le righe Anna Ricciardi, in una lunga e garbata lettera di saluti “per onorare il pubblico e gli artisti, e le istituzioni che in questi anni hanno permesso, nonostante una parabola economico-finanziaria, vertiginosamente discendente, la realizzazione di uno dei più antichi Festival d’Italia”.

Al suo posto il Comune di Patti ha nominato Tindaro Granata, nato a Tindari 43 anni fa, da tempo al Nord (tra Milano e la Svizzera) e attualmente impegnato a Prato come attore della produzione del Piccolo Teatro di Milano “Macbeth. Le cose nascoste”.

A Granata gli auguri della Ricciardi, che avrebbe preferito attendere la scadenza del suo mandato, proprio l’ultimo giorno dell’anno, per salutare e ringraziare pubblicamente “tutti coloro che hanno reso sempre possibile che il teatro greco di Tindari fosse tempio del sacro rito”.

Ad accelerare i tempi proprio la nomina a sua insaputa di Granata, dopo nove anni di attività al teatro greco di Tindari gli ultimi due fra le mille difficoltà legate al Covid in particolare ma anche e soprattutto alla carenza di fondi destinati agli spettacoli  del teatro greco di Tindari che ha comunque negli anni regalato dei veri e propri eventi.   

“Credo fortemente nel ricambio – spiega Ricciardi -  nella necessità che nuove energie circolino, che nuovi traguardi vengano fissati e raggiunti ma mi sarei aspettata di essere congedata nei tempi e nei modi che si convengono non solo alla circostanza ma rispetto a tutto il lavoro svolto con il sangue e la fatica di artisti, funzionari, organizzatori, maestranze e addetti ai lavori. Non posso, di contro, non far presente le parole di gratitudine e la stima altissima che, proprio in questi giorni, il sindaco Bonsignore, la vicesindaco Raffa, hanno tenuto a manifestarmi insieme all’assessore al Turismo e allo Spettacolo Greco. Ho amato profondamente e visceralmente il mio lavoro - continua Ricciardi -  che mi ha permesso di superare impasse di qualunque natura perché il mio unico ed esclusivo obiettivo, quasi una predestinazione a cui non potevo sottrarmi per ragione alcuna, è stato quello di tutelare la cultura e lo spettacolo, di “sfondare i cancelli del Teatro”, soprattutto quando tutte le rocambolesche vicissitudini logistiche, amministrative economiche e in ultimo Pandemiche (2 anni di Covid) facevano presagire esiti nefasti. Ci si misurava con 65 anni di Storia, qui si facevano i conti con uno dei teatri più importanti della Magna Grecia, c’era una eredità da difendere quoquo modo! Bisognava tutti insieme dare fondo alle risorse intellettuali, creative, artistiche, scendere in profondità per restituire Arte! Ho amato e onorato sempre il pubblico e con molti spettatori si è creato negli anni uno scambio costruttivo e stimolante che conservo come uno dei regali più emozionanti della mia direzione”.

Ricciardi ricostruisce anche le tappe del suo impegno che si è dipanato “secondo una linea artistica di multiformità espressiva, prosa, danza, lirica, eventi culturali, mostre, presentazioni di libri, musica classica e d’autore, Jazz, Tindarys Augustea, special Event” senza mai dimenticare il fulcro del festival “ossia il teatro greco di Tindari, i tesori della città: ben 16 location, tra chiese, campanili, la riserva naturale di Marinello, monumenti antichi e intere fazioni del centro storico, si sono trasformate in veri e propri palcoscenici per la drammaturgia contemporanea e classica, per eventi teatrali e musicali con innovata attenzione agli studi e alla ricerca etnoantropologici”.

Tanti i ringraziamenti. “Non posso dimenticare – scrive - una delle cose che mi sta profondamente a cuore e che porterò sempre con me l’inaugurazione della prima stagione teatrale invernale del teatro Beniamino Joppolo che per quattro anni ha visto la Città nuovamente unita nel segno della cultura e della condivisone di uno spazio pubblico, insieme altri eventi culturali come Patti nobilissima Civitas che ha fatto riscoprire tesori artistici e monumentali mai aperti al pubblico trasformando la Città in un’agorà sociale di incontro di idee e di trasformazione anche con le associazioni culturali. Ringrazio pertanto tutti, tutti gli artisti e gli addetti ai lavori, che si sono spesi facendo proprio il teatro, con onori ed oneri, senza risparmiarsi. Vorrei ricordare per lo speciale e prezioso contributo personale Gilda Buttà, Luca Pincini, Edoardo Siravo, per la particolare vicinanza Paolo Gazzara, la compagnia e l’equipe della Tyndaris Augustea Cinzia Maccagnano, Elio Crifò, Luca Fiorino Antonio Silvia, Salvo Nigro, che non hanno mai smesso di credere in questo sogno. Filippo Amoroso il più grande maestro vivente della drammaturgia antica a cui devo gran parte della migliore prosa, Alberto Munafò e Francesco Costa fautori del ritorno dell’ opere liriche , Ninni Panzera e TaoArte per l’attenzione speciale rivolta a Tindari e tutti i Teatri e gli enti Partner, Nino Milone per la perizia amministrativa e l’audacia nella produzione. Un ringraziamento alle Istituzioni protagoniste assolute delle riaperture del teatro, l’Assessore ai Beni culturali della Regione Siciliana Alberto Samonà e il direttore del parco archeologico Domenico Targia; gli assessori che hanno sostenuto il Festival e cito Cesare Messina per tutti, a lui son toccati gli anni più incredibili, quelli del Covid, ma ci ha permesso di andare sempre in scena e Mauro Aquino per la fiducia accordatami specie nei nuovi visionari progetti culturali. E Massimo Scaffidi che ha tradotto in immagini grafiche l’esprit del festival. Ringrazio ancora gli spettatori, numerosissimi, il vero motore dell’incanto del teatro di Tindari. Se si restituisce coraggio, passione, qualità, originalità allora il pubblico si risveglia – conclude - restituendo a sua volta a tutti noi il bisogno di condividere ancora esperienze culturali come segno di catarsi e dell’esser parte di qualcosa di più grande, di qualcosa che a che fare con l’infinito”.

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