L'hotspot di Bisconte si svuota e 20 dipendenti rischiano il licenziamento

Per l'ex caserma Gasparro solo uno sgombero, niente chiusura. Ma il futuro è incerto per gli operatori del centro d'accoglienza straordinaria. "Senza migranti non si possono pagare gli stipendi". Il confronto in Prefettura

I lavoratori del Cas di Bisconte in Prefettura

Con lo sgombero dell'hotspot di Bisconte, voluto dal sindaco De Luca e concordato dalla Prefettura, venti lavoratori rischiano il licenziamento. E' l'effetto collaterale, evidentemente non calcolato dalle istituzioni, della scelta di portare via i migranti dall'ex caserma Gasparro. 

Nessuna chiusura del centro, ma solo uno sgombero

A rischiare un futuro nero, sono i dipendenti che si occupano del Cas, il centro di accoglienza straordinaria attivo nella struttura. Pur non andando incontro alla definitiva chiusura, non esiste infatti alcuma disposizione della Prefettura in tal senso, l'hotspot rimarrà desolatamente vuoto e l'assenza di ospiti non permetterà il pagamento degli stipendi dei dipendenti.

Da qui il grido d'allarme raccolto anche dalla Fp Cgil che ieri ha avuto un incontro al Palazzo del Governo con il viceprefetto, Caterina Minutoli. "Gli operatori dei centri di Bisconte - spiega il segretario Francesco Fucile - sono stati trattati alla stregua di fantasmi: non solo non è stato tenuto in considerazione che lo svuotamento delle strutture non avrebbe consentito di salvaguardare i livelli occupazionali, ma soprattutto è stata totalmente calpestata ed umiliata la loro dignità di lavoratori che in quei 'lager', ultimamente termine usato ed abusato, non solo a livello locale, senza che ne venga conosciuto il vero significato, hanno fino ad oggi prestato la loro opera con serietà, professionalità, umanità, pur non venendo regolarmente retribuiti. Prendiamo le distanze da ogni tentativo di strumentalizzazione di questa vergognosa vicenda e chiede rispetto per i lavoratori da parte di tutti, dal Sindaco che non ha mai parlato della loro esistenza e si è ben guardato dal chiedere solo lo spostamento in altra struttura del Cas in quanto la Gasparro non era un sito idoneo, e soprattutto da quei sindacati, megafono deluchiano, che a quanto pare hanno perso di vista i lavoratori".

Hotspot Bisconte, la proposta: studenti al posto dei migranti

Lo stesso sindacato, in considerazione dell’avviso per l’affidamento del servizio di accoglienza ed assistenza in favore di cittadini stranieri per l'applicazione delle misure di isolamento sanitario o di quarantena con sorveglianza attiva per la durata dell'emergenza epidemiologica da Covid-19, ha chiesto alla Prefettura la possibilità di avviare una interlocuzione per una clausola sociale finalizzata alla salvaguardia dei posti di lavoro degli operatori attualmente a rischio.

Lavoratori pronti a manifestazioni eclatanti

Nel frattempo i lavoratori annunciano la volontà di manifestare in modo plateare qualora non ricevessero risposta. "In città ci sono altri centri di seconda accoglienza - precisa il dipendente Diego Vadalà - ma non capisco perché solo quello di Bisconte dev'essere penalizzato. Noi pagheremo un prezzo altissimo, andando incontro agli ammortizzatori sociali e successivamente al licenziamento. Abbiamo un contratto a tempo indeterminato con la cooperativa Badia Grande che ha vinto l'appalto, ma adesso la nostra presenza diventa inutile dopo i rischi che abbiamo affrontato gestento i migranti in quarantena. Pretendiamo soluzioni rapide e certe e ringraziamo la Cgil per il supporto. Siamo pronti a scendere in piazza e farci sentire, anche con azioni eclatanti".

Il trasferimento dei migranti è iniziato ieri e si concluderà nelle prossime ore dopo che tutti i tamponi effettuati hanno dato esito negativo. Alcuni di loro, di nazionalità tunisina, verrano rimpatriati mentre per i minori e i beneficiari del diritto di asilo continuerà a muoversi la macchina dell'accoglienza. Da un lato nel popoloso quartiere non ci saranno più problemi di ordine pubblico, causati dalle fughe di alcuni ospiti, ma dall'altro la città rischia di pagare comunque un prezzo salato in termini di occupazione.

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della terza circoscrizione Lino Cucè. "Sono d'accordo con la dismissione dell'hotspot, ma occorre pensare a venti famiglie che rischiano di andare in strada dopo sette anni. Intervenga la Messina Social City o la Prefettura trovi altre soluzioni, vanno tutelati i dipendenti a cui finora nessuno ha pensato. Lancio un appello a prefetto e sindaco per un eventuale tavolo tecnico". 

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