Ragazze minacciate con riti voodoo e costrette a prostituirsi, tre arresti a Messina

Nella notte le fasi finali dell'operazione "Promise Land". Sgominata un'associazione a delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina e tratta di persone. Arresti in tutta Italia

Le fasi finali dell'operazione anti-tratta "Promise Land", coordinata dalla polizia di Catania, hanno portato all'arresto di dieci persone, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, tratta di persone, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione.

Tre di loro sono stati arrestati a Messina, grazie alla collaborazione della Questura. 

Ai destinatari della odierna misura (complessivamente 14 soggetti) sono state contestate anche le aggravanti della transnazionalità del reato, di avere agito mediante minaccia attuata attraverso la realizzazione del rito religioso-esoterico del voodoo, approfittando della peculiare situazione di vulnerabilità e di necessità delle vittime (talvolta minori), mediante inganno consistito nel tacere l’effettiva destinazione al meretricio e nel rappresentare falsamente la possibilità di svolgere un’occupazione lavorativa lecita, ciò al fine di sfruttare la prostituzione ed esponendo le persone offese ad un grave pericolo per la vita e l’integrità fisica (facendo loro attraversare il continente di origine sotto il controllo di criminali, che le sottoponevano a privazioni di ogni genere e a diverse forme di violenza, facendole giungere in Italia via mare a bordo di imbarcazioni occupate da moltissimi migranti, esponendole ad un altissimo rischio di naufragio).

Indagini partite dal racconto disperato di una donna

Le indagini sono partite in  seguito a delle dichiarazioni rese da una giovane donna nigeriana arrivata in Sicilia nell'aprile del 2017, unitamente ad altri 433 migranti di varie nazionalità, a bordo della motonave “Aquarius” della O.N.G. “S.O.S. Mediterranée”, sbarcata a Catania

Durante le fasi di accoglienza dei migranti un team di investigatori della Sezione Criminalità Straniera, specializzato nella cd. early identification di presunte vittime di tratta, individuava un soggetto vulnerabile, “Giuly” – nome di fantasia, n.d.r., che, escussa, dichiarava di aver lasciato il suo paese perché convinta da un connazionale di nome “Osas”, che le aveva proposto di raggiungerlo in Italia, promettendole un lavoro lecito e anticipandole le spese del viaggio.

Riti di stregoneria per minacciare le vittime

Dal racconto della giovane emergevano plurimi dettagli sulla fase del reclutamento in Nigeria (dalla indicazione del Ju-Ju man ovvero lo stregone che aveva officiato il rito, alla procedura del giuramento e della sottoposizione al rito Ju-Ju, sotto la minaccia del quale la giovane aveva assunto il solenne impegno di non denunciare, di non fuggire e di pagare il debito d’ingaggio assunto, ammontante a 25.000 euro) alla fase del trasferimento in Italia dalla Libia ove veniva imbarcata su un natante di fortuna per poi essere soccorsa insieme agli altri migranti e condotta a Catania.

L’attività tecnica permetteva di identificare il richiamato “Osas” nell’indagato Obaswon Osazee, dimorante a Messina che, dopo qualche giorno dal collocamento di “Giuly” – nome di fantasia, n.d.r., in una struttura protetta, si attivava per prelevarla, portandola presso la sua abitazione ed avviandola al meretricio.

L'indagine ha permesso di fotografare l’attività di un efficiente sodalizio dedito alla tratta di esseri umani e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed operante su più Stati e distinguendo in base allo Stato ove veniva realizzata la condotta delittuosa era, difatti, possibile individuare: una componente “italiana” costituita da Obaswon  Osazee detto Ozed ovvero l’Osas indicato da Giuly e risultato essere il capo indiscusso dell’associazione, da William Tessy detta Silvia, da Arasomwan James detto James; una componente “nigeriana” (familiari di alcuni degli indagati e altri soggetti con il ruolo di reclutatori); una componente “libica” (costituita dal connection man cui i sodali erano soliti rivolgersi per il trasferimento via mare verso l’Italia delle vittime).

Il volume di affari generato da detti traffici illeciti veniva gestito grazie al coinvolgimento di altri connazionali che si prestavano per trasferire, attraverso canali non ufficiali, la massima parte  del denaro in Nigeria (ove veniva impiegato in investimenti immobiliari) ovvero per trasferirlo ai connection men libici in pagamento di nuovi viaggio di nuove vittime. Dall’analisi dei flussi di denaro movimentato attraverso le carte di credito e postapay emerse nel corso delle indagini (e tutte sottoposte a sequestro) risultavano accertate operazioni nel periodo di interesse per un ammontare complessivo pari a 1.200.000,00 euro.

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I nomi degli arrestati

1. OBASWON Osazee (cl.’87), tratto in arresto a Messina;
2. ARASOMWAN James (cl.’88) tratto in arresto a Messina;
3. BENSON Macom (cl.’91) tratto in arresto a Messina;
4. WILLIAM Tessy (cl.’91) tratta in arresto a Novara;
5. OGHOGHO Evelyn (cl.’94) tratta in arresto a Novara;
6. EKAIRIA Faith (cl.’81) tratta in arresto a Verona;
7. NOSA Joy (cl.’78) tratta in arresto a Verona;
8. OGBEIWI Nelson (cl.’84) tratto in arresto a Verona;
9. JOHN Belinda (cl. ’80) tratta in arresto a Caltanissetta;
10. AIWUYO Rita (cl. ‘72) tratta in arresto a Mondovì (CN);

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