Cronaca

“C’è un grosso problema a Messina”, le intercettazioni sul Covid combattuto coi numeri taroccati

Le frenetiche telefonate della dirigente per aggiustare le statistiche. Il caso Capizzi e i ritardi nell'aggiornamento della piattaforma a Capodanno fra gli episodi presi in esame dagli inquirenti. Il sarcasmo di Croce sulle terapie intensive e la preoccupazione di Razza: "Un fallimento della politica, non siamo stati in grado di tutelarci"

“Ferdinando c’è un grosso problema a Messina”. A parlare, preoccupata al telefono con Croce, alle 14.57 del’8 gennaio, è Letizia Di Liberti, la dirigente del dipartimento regionale finita ai domiciliari perchè, secondo l’accusa, spesso in accordo con l'assessore Ruggero Razza (indagato, che ha rassegnato le sue dimissioni in mattinata), avrebbe alterato i dati relativi a tamponi, terapie intensive e decessi.

I dati sui contagi in città sono così alti il giorno prima di quell’8 gennaio, oltre 700, che la Di Liberti teme possano dipendere da una contaminazione del laboratorio. 

“Ma non è che sono tipo doppioni”, chiede speranzoso il capo di Gabinetto Ferdinando Croce.

“No, tutti puliti, tanto che o chiamato Rossana…”.

E da lì una conta da pallottoliere per fare quadrare secondo quello che i carabinieri dei Nas hanno definito “contenimento matematico dell’epidemia” fatto di numeri che a volte si aggiungevano in altri si legavano quando non addirittura sparivano come nel detto della Madama Finocchio, quella che taglia e cuce ad occhio.

L’anomala gestione dei dati sarebbe legata a un problema di metodo, non conforme alle direttive. Gli investigatori parlano di "frenetiche, a volte tardive, attività burocratiche di raccolta dei dati da parte del Dasoe" e sottolineano che Di Liberti "non è stata in grado di porre fine al 'caos gestionale' dei dati provenienti dalle articolazioni periferiche" perché "la ricezione dei dati giornalieri non è avvenuta attraverso la semplice consultazione delle piattaforme integrate, ma attraverso una continua ed estenuante serie di telefonate per richiederli e sollecitarli, anche più volte".

Quando Capizzi diventa zona rossa 

Era il 2 gennaio quando il comune di Capizzi veniva dichiarato "zona rossa", in seguito all'escalation di contagi che nel giro di pochi giorni diventarono 53. A puntare il dito contro una festa privata, quale causa del focolaio di covid nel comune nebroideo, il primo cittadino. In seguito alla vicenda, infatti, anche la procura ha aperto una inchiesta. Che adesso dovrà tener conto di un altro dato. 

Dalle intercettazioni fra la Di Liberti e Cusimano emerge, ancora, come i dati dei contagi nella provincia di Messina siano stati volutamente gonfiati quello stesso giorno, attribuendo l'aumento dei positivi nel territorio proprio al focolaio di Capizzi. "Su Catania ne dobbiamo recuperare 259 e 151 su Siracusa" e, afferma la Di Liberti poco più avanti, "sono troppo pochi Messina 69, capito?". In realtà, come emergerebbe ancora dalle intercettazioni, si era verificato un ritardo nella comunicazione dei positivi da parte della città dello Stretto. 

I contagi di Capodanno mancanti 

A rallentarsi durante le festività di Capodanno, infatti, le comunicazioni legate ai dati sulla positività, che, sulla piattaforma erano rimasti stati aggiornati al 30 dicembre. Mancavano sul database tutti i dati dei tamponi effettuati dal 31 dicembre al 2 di gennaio. "I positivi che loro caricano si fermano a giorno 30", aggiunge Cusimano.

È a questo punto che entra in gioco il comune di Capizzi. "No, non può essere, non può essere, comunque sono troppo pochi i dati.. su Catania ancora ne abbiamo da caricare.. su Palermo.. allora aggiungerei intanto questi di Messina, perché non può essere, sono troppo pochi… i dati.. hanno sotto un paese, una cosa che ci fu.. dove c’è stata una festa", afferma Letizia Di Liberti. 

"Non so nei giorni precedenti cosa è successo" 

È cosi che decidono di aggiungere 64 positivi in più proprio al bollettino di Messina, che rimarrà sempre con i dati non aggiornati, ma che servirà in quella giornata a compensare i contagi delle province di Catania e di Siracusa, che non erano stati inseriti sulla piattaforma. "Il problema Messina è che noi non lo prendiamo da qualche giorno, capisci che succede? Io non so nei giorni precedenti cosa è successo, perché non lo prendiamo più da quando abbiamo iniziato Qualità Sicilia", afferma ancora Cusimano. 

A Messina quel giorno figurarono +103 positivi, per un totale, su tutta la Sicilia di +734. Un dato, questo, che sarebbe non soltanto falsato ma anche in ritardo rispetto all'effettivo numero di tamponi eseguiti durante tutto il ponte delle festività precedenti. 

Quello di Capizzi è solo uno dei tanti casi presi in esame dagli inquirenti. 

"Ruggero vuole rivedere tutti i parametri"

Nei suoi continui calcoli, Di Liberti si sarebbe preoccupata di far tornare in qualche modo i conti: a volte si toglieva, ma si sarebbe cercato sempre poi di aggiungere, per riportare il tutto più o meno in equilibrio. "I morti ce li teniamo sulla pancia", diceva per esempio la dirigente a novembre, parlando di decessi che fino a quel momento non sarebbero stati conteggiati. Razza avrebbe voluto vederci chiaro, come riferiva Di Liberti parlando con Ferdinando Croce, capo della segreteria tecnica dell'assessore: "Ora - riferisce Di Liberti - mi chiamò Ruggero, dice: 'Domani mattina rivediamo tutti i parametri, da una settimana all'altra e vediamo effettivamente qual è il parametro che ci ha fatto scattare l'arancione, per capire magari come procedere. Perché il problema fondamentale è se diventiamo completamente zona rossa...'".

"Non abbiamo dato tutti i morti"

E prosegue: "Poi gli ho detto che secondo me tutti i ragazzi che domani tornano da Milano, c'è un sacco domani scapperanno... Se a questi gli facciamo i tamponi, a tutti... Secondo me domani in aeroporto i rapidi li dovremmo fare... In partica il problema sono i positivi che sono aumentati in maniera incredibile, perché l'andamento della terapia intensiva non è stato così repentino... Abbiamo avuto 2, 3 oggi meno 2, anzi oggi gli ho detto a Ruggero, meno 2 perché abbiamo avuto 20 morti, no 1 o 2, da morire... ne abbiamo avuto 26, solo che però 6 erano riferiti a tutta la settimana, allora non li abbiamo dati tutti e 26 ne abbiamo dati 19 e gli altri vengono... vedi che sono assai!".

"La situazione è un po' bruttina"

Croce replicava poi con sarcasmo: "La terapia intensiva diminuisce perché ce li scotoliamo". E la dirigente: "Fa preoccupare che significa che chi entra in terapia intensiva... Loro fanno di tutto per non entrare in terapia intensiva. Di tutto. Perché quando entri in terapia intensiva non è detto che esci. Nella maggior parte dei casi, muoiono... Quindi la situazione è un poco bruttina...".

"Ruggero è seccato, dice: 'E' il fallimento della politica"

Poi Croce chiedeva alla dirigente del Dasoe: "Ruggero come ti è sembrato?" e Di Liberti: "Ah seccato, un seccato mi disse: 'Il fallimento della politica, non siamo stati in grado di tutelarci, i negozi che chiudono, se la possono prendere con noi, non siamo riusciti a fare i posti letto'. Ci dissi: 'Ma non è vero, reggiamo perfettamente. Anche se in realtà, non ti dico, oggi è morta una perché l'ambulanza è arrivata due ore dopo ed è arrivata da Lascari, è morta e qua c'è il magistrato che già ha sequestrato le carte. Perché le ambulanze sono tutte bloccate nei pronto soccorsi, tutte! E quella è morta per un infarto che si poteva benissimo salvare, 52 anni".

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