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Venerdì, 27 Gennaio 2023
Cronaca

Il boss Messina Denaro diserta il processo a Caltanissetta, il suo autista risponde ai magistrati

Il capomafia di Castelvetrano ha rinunciato a partecipare all'udienza anche se era stato predisposto il videocollegamento con il carcere dell'Aquila dove è detenuto al 41 bis. Giovanni Luppino avrebbe invece parlato con i pm durante il suo interrogatorio

Il boss Matteo Messina Denaro, nonostante fosse stato predisposto il videocollegamento con il carcere di L'Aquila dove è recluso al 41 bis, ha rinunciato a partecipare all'udienza del processo d'appello sui mandanti delle stragi del 1992 in corso a Caltanissetta.

Contemporaneamente, invece, nel carcere di Pagliarelli, l'uomo che lunedì scorso lo ha accompagnato alla clinica Maddalena, Giovanni Luppino, e che è accusato di favoreggiamento aggravato, avrebbe deciso di rispondere alle domande dei magistrati durante l'interrogatorio di garanzia.

Luppino è difeso dall'avvocato Giuseppe Ferro e avrebbe parlato con il procuratore aggiunto Paolo Guido ed i sostituti Pierangelo Padova e Alfredo Gagliardi. L'interrogatorio è durato circa un'ora.

Intanto, avrebbe già ammesso di aver offerto il suo sostegno a Matteo Messina Denaro da circa un anno e anche di avergli permesso di acquistare la casa di vicolo San Vito, a Campobello di Mazara - che l'ex superlatitante ha utilizzato come l'ultimo dei suoi covi - Andrea Bonafede, quello vero, il geometra di 59 anni che ha messo a disposizione del capomafia le sue generalità, è adesso indagato per associazione mafiosa.

Ed è una figura centrale nell'inchiesta per ricostruire i trent'anni di latitanza del boss.

E' stato interrogato la sera stessa dell'arresto di Messina Denaro e avrebbe reso alcune dichiarazioni, confermando di aver prestato la sua identità al boss e di averlo aiutato durante l'ultima fase della sua latitanza. Al momento è libero.

Niente documenti nel bunker di Messina Denaro, sequestrata la casa del vero Andrea Bonafede

Non è chiaro se abbia intenzione di collaborare con i magistrati, ma gli accertamenti sul suo conto sono fondamentali per capire come abbia trascorso gli ultimi periodi il capomafia catturato lunedì scorso mentre si trovava alla clinica Maddalena, per sottoporsi alla chemioterapia.

Negli ultimi mesi il boss ha usato in tante circostanze l'identità presa in prestito da Bonafede e sul documento che ha presentato anche all'ospedale c'erano le generalità dell'indagato, ma con la sua fotografia. I carabinieri del Ros, coordinati dal procuratore Maurizio De Lucia e dall'aggiunto Paolo Guido, stanno cercando di capire come e se il documento sia stato falsificato.

Andrea Bonafede, quello vero, è una persona conosciuta a Campobello di Mazara, che è un piccolo centro con meno di diecimila abitanti: come nessuno si sia accorto dello "scambio" di persona, neppure al Comune, è oggetto di indagini.

Fonte: PalermoToday

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