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Domenica, 4 Dicembre 2022
Cronaca

Lavoro e mare, sullo Stretto il convegno nazionale con un paradosso: “Mancano i marittimi”

Dalla cantieristica navale alle opportunità da cogliere con il Pnrr, focus all'evento promosso da Legalilavoro. Con un obiettivo. Valorizzare il nostro territorio e tutto ciò che ci offre. Ma c’è chi lancia un campanello d’allarme...

Risorse del Pnrr per il mare, lavoro marittimo e portuale, sicurezza sul posto di lavoro, innovazione, salute, contrattazioni, cambiamenti climatici, logistica delle piattaforme terrestri e vettori. Sono solo alcuni dei temi affrontati al convegno nazionale promosso da Legalilavoro, organizzato dall’avvocata Aurora Notarianni, che si è svolto al Salone delle Bandiere del Comune di Messina lo scorso venerdì.

Ad aprire i lavori, il sindaco di Messina, Federico Basile, che ha ringraziato gli organizzatori di Legalilavoro, per un incontro che ha creato l’occasione di parlare del mare visto “non solo come divertimento estivo, ma come risorsa ecosostenibile e da tutelare”. Il primo cittadino peloritano ha poi aggiunto che “se tutti facciamo la nostra parte, la nostra città, partendo da questo convegno, può sicuramente rilanciare tutto il suo tessuto economico e sociale”. Basile, inoltre, ha messo in evidenza che il tema del mare, a Messina, può avere tanti risvolti, tutti rilevanti.

Il vescovo ausiliare di Messina, monsignor Cesare Di Pietro, che ha portato i saluti dell’arcivescovo e della diocesi, ha poi preso la parola, con una battuta che ha fatto riflettere i tanti presenti: “Quando ho detto che stavo andando a un convegno sul mare e sul lavoro mi hanno detto di dire che a Messina, sotto il profilo lavorativo, siamo a'mmare. Ma non è solo una battuta, purtroppo. Se il mare fosse pienamente valorizzato, il lavoro crescerebbe. Messina è una grande città portuale, che fino al terremoto del 1908 godeva di flussi importantissimi sul piano internazionale. Col sisma,però,  subì una cesura tremenda. All’indomani del terremoto, un grande poeta catanese, Mario Rapisardi, scrisse a un grande messinese, il futuro senatore Ludovico Fulci, auspicando che Messina potesse presto tornare alle industrie, ai commerci e alle libertà. Alle libertà, più o meno – ha detto monsignor Di Pietro, sorridendo - alle industrie, niente affatto, ai commerci, sì e no. Auspicherei che Messina sia ricompresa nelle grandi rotte e nei grandi flussi commerciali”.

Di Pietro, poi, ha toccato vari aspetti, dalla cantieristica navale, “un tempo fiorente, ma che ha subito, purtroppo, oggi, una notevole riduzione sotto il profilo occupazionale”, al rapporto che le città di mare debbano stabilire con il loro porto: “E Messina – ha ricordato Di Pietro – rispetto alle altre città di mare che ho visitato, come Trieste, ad esempio, non ce l’ha. La zona falcata non è ancora pienamente fruibile, ma neanche la zona della Fiera. O quella di Maregrosso. Questa città ha un occhio cieco, perché abbiamo tutta una fascia, nella zona Sud, che a parte la ferrovia, però, è una grande discarica. C’è poi un problema ecologico. E qua, sotto questo profilo, si sta facendo qualcosa”, ha concluso Di Pietro, invitando tutti a visitare il museo MuMa (Museo del Mare) di Milazzo, esempio virtuoso da questo punto di vista. Esempio di come il mare, per tutti noi, può essere una grande risorsa. Anzi, deve essere una grande risorsa.

Presente Maurizio Ballistreri, giuslavorista delegato del rettore che ha portato i saluti dell'Università: “Abbiamo questa grande opportunità del Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza, che, a quanto pare, destinerà risorse significative per lo sviluppo del Mezzogiorno e delle sue infrastrutture – ha detto – E credo che Messina, in questa prospettiva, debba essere in grado di intercettare risorse di questo tipo, per una fase nuova di sviluppo, di distribuzione delle ricchezze e di creazione di posti di lavoro. E per contrastare quei fenomeni deleteri di marginalità sociale e di povertà. Il tema del mare è strategico e fondamentale, perché, e mi dispiace dirlo, Messina è una città di mare, che vive sul mare, ma non vive di mare”.

E' toccato a Franco Mariani, di ShipMag, coordinare i lavori e la tavola rotonda: “A volte - ha fatto notare - si discute dei porti e della portualità, come se i porti possano autonomamente risolvere i loro problemi e i problemi economici mondiali, aumentare i traffici o dare lavoro a chiunque. Ma non è così. I porti sono solo un termometro dell’economia. Di conseguenza, se c’è un’economia che tira e che gira, i porti possono dare il loro contributo come servizio”.

E a proposito di porti non è mancato anche il focus sui fondi assegnati dal ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili alle AdSP italiane nuove risorse per finanziare il piano 2022 delle progettazioni di opere prioritarie utili allo sviluppo dei porti. Si tratta di quasi 40 milioni di euro per dotarsi dei Progetti di Fattibilità Tecnico Economica che consentiranno successivamente di accedere ai finanziamenti per realizzare opere per circa un miliardo di euro. Tre le proposte finanziate per l’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto, per un importo complessivo di 6.600.000 euro quelle relative a Falcata Revival, Stretto Link e Hub Eolie.

Un "bottino" di progetti finanziati commentato con soddisfazione il presidente dell'Adsp, Mario Mega:  “Siamo particolarmente contenti dell’accoglimento delle nostre proposte - ha detto Mega - perché l’avvio di questi progetti consentirà da un lato di avviare il complessivo recupero della Zona Falcata a Messina che è un’area di particolare pregio che merita di essere restituita alla fruizione urbana dopo decenni di scempi e di abbandono. Gli interventi relativi alla piastra logistica di Tremestieri ed alla viabilità a servizio del Porto di Milazzo, invece, consentiranno di creare le condizioni affinché questi porti possano svolgere con sempre maggiore efficacia la gestione di traffici di traghettamento e di merci in costante espansione e soprattutto di valorizzare le aree ZES retrostanti. Era molto importante riuscire ad ottenere questi finanziamenti perché ora gli interventi sono già riconosciuti come prioritari dal MIMS e questo vuol dire avere poi altissime chance di poter accedere ai fondi nazionali ed europei per la loro realizzazione.”, ha concluso il presidente dell'Autorità portuale che a giorni, dopo apposita selezione, accoglierà nel proprio organico tre ingegneri.

Luigi Merlo, presidente di Assoarmatori, ha parlato delle differenze tra lavoro portuale e lavoro marittimo: “Un incontro di questo tipo – afferma – è molto importante, perché noi parliamo tanto di lavoro portuale, ma molto meno di lavoro marittimo. E si tratta di due mondi completamente distinti e separati, sotto tanti punti di vista. Il prossimo anno farà cent’anni il famoso patto marino, scritto a penna da Gabriele D’Annunzio l’11 luglio del 1923. D’Annunzio, fallendo, provò una mediazione tra armatori e sindacati. Parto da così lontano e da un patto che non ebbe grande successo, per dire, che, forse, utilizzando il pretesto di una ricorrenza storica, potremmo fare un ragionamento molto più profondo, ampio e complesso, partendo anche dalla carenza di lavoro, fino alle infrastrutture”.

E Merlo, così come Sommariva, ha lanciato un grande campanello d’allarme: “Oggi, innanzitutto, abbiamo una grande carenza di marittimi – ribadisce – Il 12% dei marittimi mondiali sono russi e ucraini. Ma oggi non ci sono, perché il turn-over dei russi non è semplice, mentre gli ucraini sono dovuti rientrare per andare in guerra. E parliamo, inoltre, di professionalità medio-alte. Ci sono gravi carenze d’organico, anche per quanto riguarda i medici di bordo. E anche nelle crociere. Bisogna promuovere e formare diverse figure professionali, di cui c’è bisogno. Figure, che, oggi, purtroppo, mancano. Bisogna rendere questi lavori più appetibili”.

All'incontro anche Mario Sommariva, presidente dell’Autorità Portuale della Liguria Orientale, che ha messo in evidenza come “bisogna fare anche i conti con lo scenario attuale”. E soprattutto, che “fa male vedere un mare, spesso, purtroppo, violentato, simbolo di un mondo sempre più violento, dove gli stati non si parlano, ma si bombardano”.

Presente anche il professore Lorenzo Giasanti dell’UniMilano Bicocca. Poi, da remoto, Concetta Fenga, ordinario MED 44 dell’UniMe che ha illustrato lo studio pilota che sta portando avanti sulla prevenzione della salute dei lavoratori marittimi grazie alla iniziativa dell’autorità portuale e con la collaborazione di RFI e Caronte Tourist e dei dipendenti che si sottopongono volontariamente allo screening.

Presente anche Andrea Appetecchia di Isfort Spa (Istituto Superiore di Formazione e Ricerca per i Trasporti), Marco Verzari della segreteria nazionale del settore marittimo della UIL Trasporti e Aurora Notarianni, avvocata e consigliere tesoriere dell’ordine degli avvocati che insieme a Fabio Conti della Corte d’appello di Messina, Maria Colosimo, giuslavorista di Palermo, il direttore di navigazione di Rfi Giuseppe Marta, Vincenzo Franza, amministratore delegato di Caronte & Tourist – Isole Minori e il presidente della Camera di Commercio Ivo Blandina, hanno animato un vivace dibattito sui temi che si agitano in città sulla questione del lavoro in mare e porti ma anche sulle novità legislative e il decreto trasparenza.

Non sono mancati da parte del giudice Conti i riferimenti alla parità di genere nel settore marittimo: le donne imbarcate sono solo l'1,5 per cento. Ma c'è un primato rivendicato da Vincenzo Franza: la prima comandante della nave traghetto è a Caronte&Tourist. Franza ha anche proposto un tavolo per lavorare sul contratto d’area.

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