Venerdì, 17 Settembre 2021
Cronaca

Movida, le proposte delle associazioni del Centro storico non invitate al Comune

I rappresentanti di negozianti e residenti, Michele Bisignano e Anthony Greco, hanno scritto una lettera aperta al prefetto dopo gli annunci di modifica all'ordinanza sindacale

Non sono stati invitati ieri pomeriggio a Palazzo Zanca per il confronto con l'amministrazione comunale sulla gestione della movida. Michele Bisignano, coordinatore del Comitato Civico Centro Storico Vivibile e Anthony Greco, presidente Associazione Centro Storico Messina hanno scritto una lettera aperta al prefetto e ai messinesi.

"I locali di somministrazione di bevande alcooliche e alimenti che insistono nel Centro Storico di Messina, devono esercitare la loro attività in base alle concessioni con cui hanno ottenuto le relative licenze non esorbitando da tali autorizzazioni, rispettando le Leggi ed i Regolamenti Comunali - scrivono - reputiamo opportuno precisare che mentre i residenti della IV circoscrizione sono circa 44.000 abitanti ed il perimetro del Centro Storico dovrebbe averne almeno 20.000,  i locali nel Centro Storico sono circa 100, riteniamo sia necessaria l’adozione di un Piano Commerciale che regolamenti le attività di tutti gli esercizi presenti in quel Centro Storico che proponiamo venga dichiarato legalmente e giuridicamente quale Area protetta a priorità residenziale". Tra le richieste l'istituzione di un Posto di Polizia fisso nei week end; l’installazione di telecamere collegate con le forze dell’ordine e con la polizia Municipale; poliziotti di Quartiere ed eventualmente in borghese al fine di evitare spaccio di sostenze stupefacenti e somministrazione di alcoolici ai minorenni, controlli con inasprimento delle sanzioni, il controllo di emissioni sonore dei locali che procurano disturbo nelle ore notturne. Per le due associazioni proporre di chiudere i locali tutti i giorni alle 2,00 di notte, posticipando la chiusura nel caso in cui vi siano clienti presenti ai tavoli degli stessi, significherebbe fare chiudere concretamente i locali non prima delle 2,30; richiesto che non vengano modificati gli orari di chiusura dei vari locali come codificati dalla riunione del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica. 

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