Cronaca

Operazione Eco Beach, pranzi e mazzette per pagarsi i debiti: i passi falsi del funzionario Faraone

I retroscena dell'indagine che ha svelato gli interessi dietro i veleni dei rifiuti smaltiti illecitamente. Regali e favori dietro il rapporto tra il dipendente di Palazzo dei Leoni e l'imprenditore Nerino Savio

Denaro, pranzi, cene e regali vari. Questa la contropartita che il funzionario dell'ufficio Ambiente della Città Metropolitana, Eugenio Faraone, adesso in carcere, riceveva dalla "Eco Beach", in cambio di consulenze e autorizzazioni illegittime per evitare il blocco dell'attività. Un sistema di corruzione ben organizzato dove alla fine chi doveva vigilare finiva per chiudere entrambi gli occhi. Il tutto, nonostante la qualifica di pubblico ufficiale che spettava allo stesso Faraone, visto l'importante ruolo ricoperto dentro Palazzo dei Leoni.

Un pentolone scoperchiato dalle indagini dei carabinieri del comando per la Tutela Ambientale e del Comando Provinciale di Messina che nella notte hanno portato a 16 provvedimenti cautelari. A mettere nero su bianco è il gip Eugenio Fiorentino in un'ordinanza di oltre cento pagine che descrive nel dettaglio una vera e propria associazione a delinquere attiva nel traffico dei rifiuti ma che allargava i suoi tentacoli anche nella pubblica amministrazione. 

Corruzione e traffico di rifiuti tossici, così l'elenco degli indagati

Secondo gli inquirenti, si è rivelato fondamentale il contributo del funzionario della Città Metropolitana Eugenio Faraone, un punto di riferimento per le società riconducibili a Eco Beach di cui era gestore Nerino Savio, tanto da mettersi a disposizione anche fuori dagli orari di lavoro o durante i giorni festivi, fornendo allo stesso Savio il proprio cellulare e concordando con lui le modalità di contatto. Ad accorgersene, gli stessi colleghi di Faraone che in una serie di intercettazioni ambientali commentavano con sorpresa l'interesse del funzionario alle pratiche riconducibili a Savio. Secondo gli investigatori, l'imprenditore avrebbe avuto strada facile nella sua opera di corruzione per le acclarate difficoltà economiche del funzionario Faraone in difficoltà ad onorare le rate di due finanziamenti. La Procura si è soffermata in particolare sull'incontro (informale) tra Savio e Faraone avvenuto nel maggio del 2018 nei locali della "villa" (come ricostruito nell'ordinanza, un immobile sito di fronte la sede di Eco Beach) a tre giorni di distanza dal sopralluogo dei carabinieri del Noe nell'ufficio di Faraone a cui era stata chiesta copia della documentazione amministrativa proprio delle società Eco Beach e Waste Green. 

"Si tratta di un'inchiesta - ha spiegato il procuratore Rosa Raffa - di alta rilevanza sociale. La Eco Beach operava con due autorizzazioni illegittime, la prima in regime speciale concessa dalla Città Metropolitana, l'altra per via ordinaria disposta dalla Regione. Ma mai un insediamento industriale avrebbe potuto operare in quei luoghi destinati ad attività agricole e vicina al torrente San Giovanni. La falsificazione dei documenti impediva poi di tracciare la filiera dei rifiuti destinati al riciclo o allo smaltimento e, come accertato dai carabinieri del Nucleo Operativo Speciale, spesso l'immondizia veniva sotterrata e bruciata, anche i materiali pericolosi o per i quali era necessario un trattamento speciale".

La duplicazione delle autorizzazioni - si legge nell'ordinanza - in realtà costituiva l'escamotage per consentire ad Eco Beach di bypassare in Regione Sicilia la la questione della destinazione agricola dell'area. Ma c'è di più. Come detto, Eco Beach operava a pochi metri dal torrente San Giovanni, il cui alveo era stato trasformato in strada per permettere il passaggio dei mezzi pesanti diretti all'impianto. Dalla stessa Regione, gli inquirenti hanno poi avuto la conferma che nella zona d'impluvio non può essere effettuata alcuna gestione dei rifiuti. Mentre il Genio Civile ha sottolineato i rischi in caso di eventi alluvionali dati dal posizionamento dei cassoni scarrabili a meno di dieci metri dall'argine. 

Ma nonostante i vincoli, Eco Beach e le imprese di riferimento riuscivano ad operare come evidenziato dalla Procura. I profili di illegittimità che connotano le due autorizzazioni e le conseguenti proroghe [...] sono costituiti dalla sforzo posto in essere  [...] dall'impresa, con la complicità di Direzione Ambiente, di rappresentare una realtà fattuale diversa  da quella reale, riuscendo a mascherare  [...]  vizi sostanziali non sanabili.


 

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