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Cronaca

Operazione case a luci rosse, le donne costrette a prostituirsi con i figli nella stanza accanto

L'operazione "Seguimi" ha scoperto una organizzazione composta da tre "imprenditori" del sesso finiti in manette con l'accusa di favoreggiamento della prostituzione. Secondo l'accusa una delle imputate si occupava anche dell'accudimento di un bambino

Nessuno scrupolo quello dei tre "imprenditori del sesso", scoperti in seguito all'operazione "seguimi". A finire in manette il messinese Giuseppe Calapai, Maria Yamileny Cordero Gonzalez e Jesus Alberto Ramirez Gonzalez con l'accusa di favoreggiamento della prostituzione. A loro disposizione tre appartamenti, uno in via Fata Morgana, uno via Carlo Botta e uno in via Abruzzi, che servivano come case d'appuntamento per le donne e i trans che il trio riusciva a intercettare. 

Ciascun componente svolgeva un compito ben preciso. Calapai avrebbbe infatti reperito i clienti e, dietro compenso, avrebbe aiutato le vittime a pubblicare gli annunci di "lavoro" o a sbrigare altre faccende. Jesus Gonzalez si sarebbe occupato prevalentemente del miglioramento delle condizioni delle abitazioni.  A gestire gli appuntamenti e le pulizie degli appartamenti, invece, sarebbe stata Maria Gonzalez. 

Dai dettagli delle intercettazioni emergerebbe comunque come più di una volta i bambini fossero rimasti con almeno due dei responsabili dell'organizzazione mentre le vittime si prostituivano. È il caso di D., accompagnata alla ricerca di clienti in auto alla presenza del figlio. Ma dalla ricostruzione dell'accusa Maria Gonzalez avrebbe sistematicamente accudito il figlio di una delle donne. 

"Va bene se è un bambino tranquillo, ma lui si affaccia al balcone tutto il giorno"

Oltre D. anche Y. sarebbe stata costretta a lasciare insieme alla fidanzata di Calapai, la figlia, mentre lei si prostituiva. Ma a mostrarsi maggiormente preoccupato fra i tre "imprenditori" era soprattutto Jesus Gonzalez, terrorizzato dalla convivenza di D., al primo piano dell'appartamento di via Fata Morgana, insieme al figlio minorenne e a un'altra donna mentre al piano terra si svolgevano gli appuntamenti a luci rosse. 

"Quel bambino è un casino perché tu lo sai che sotto si lavora... e si, magari arrivano i poliziotti sotto a fare un controllo, tu lo sai che arrivano subito anche sopra e vedono un bambino.. C'è un bambino sopra e sotto si lavora, si prostituisce, ma guarda il casino enorme che si fa", si legge in una intercettazione fra Jesus Gonzalez e Calapai. "Siamo in pericolo tutti! Tutti siamo in pericolo.. l'altra volta è arrivata N.. no Y. con A... la figlia di G. Non si può tenere un bambino in una casa di prostituzione!". 

"Tu puoi andare in galera per questa cosa, Giuseppe... - dice ancora Jesus Gonzalez a Calapai - qua la casa e il bambino abita sopra va bene se è un bambino tranquillo, che non fa rumore, un bambino che non si affaccia al balcone, ma lui tutto il giorno è in balcone, fa un casino della madonna... io gliel'ho detto a D., tu non puoi tenere tuo figlio qui, perché il pericolo è molto grande. A lei non importa".  "L'altro giorno N. è arrivata al lavoro con sua figlia", ha risposto Calapai.  "Io mi sono incazzato con Y. e gli ho detto di tutto...te ne devi andare subito da quella casa con tua figlia non mi interessa niente", prosegue Jesus Gonzalez "la figlia nell'altra camera chiusa e lei qua lavorando, facendo la puttana". 

Per Giuseppe Calapai, difeso dall'avvocato Nino Cacia, l'interrogatorio di garanzia è fissato il 25 ottobre. 

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