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La porcilaia dimenticata, il sindaco scrive alla Regione: “Impianto fotovoltaico per dimenticare lo scempio”

La proposta all'assessore alle Attività produttive per “cancellare” a San Piero Patti un monumento allo spreco, simbolo di incompiute ma anche di corruzione

Un monumento allo spreco, simbolo di incompiute ma anche di corruzione. La porcilaia di San Piero Patti  torna a far parlare di sé stavolta per la proposta dell’amministrazione comunale guidata  dal sindaco Salvino Fiore che ha scritto all’assessore regionale alle Attività produttive Domenico Turiano ma anche al commissario regionale per la liquidazione Asi, Achille Piritore, per segnalare “l’opportunità di poter effettuare un intervento che consenta di conseguire la duplice finalità della bonifica e smaltimento amianto e la realizzazione di un impianto produttivo che, nel rispetto dell’ambiente, favorisce anche l’occupazione locale nel Nucleo Agro Industriale di contrada Sardella”.

Il cantiere aperto e abbandonato da trent’anni, occupa un’area di circa 26 ettari con 32 capannoni con copertura in fibra eternit.

Avviato nel 1991 per  ospitare una filiera zootecnica, con allevamento di suini, mattatoi e relativa trasformazione della carne, rimase fermo quasi subito per un contenzioso tra l’associazione d’imprese Versaci, Edilter coop, Oscar Cassiano e l’Asi. Oggetto: la mancata consegna dell’opera. Il vecchio appalto fu espletato nell’89. I lavori si sono fermati dopo la costruzione di capannoni da mille metri quadrati ciascuno in contrada Sardella, un centro direzionale, un mattatoio ed un mangificio su un’area di circa 60 mila metri quadrati. I lavori sono stati interrotti nel 1991, praticamente dopo l’inaugurazione in pompa magna del primo lotto con in testa l’allora presidente della Regione Rino Nicolosi, l’ex sottosegretario alle Poste Peppino Astone e autorità ecclesiastiche. L’interruzione in attesa di una variante alla struttura per adeguarla ai nuovi moduli della produzione di suini (50 mila esemplari annui). Ma ci si rese conto da subito che : a decine di miliardi d’investimento sarebbe corrisposto una bassa ricaduta occupazionale: appena dieci unità.

 “Rappresenta una delle grandi opere incompiute italiane – si legge ora nella nota del sindaco Fiore -  i lavori si fermarono definitivamente nel 1993,  con uno sperpero di risorse (costo previsto 38,5 miliardi di vecchie lire, di cui spesi circa 16 miliardi) e potenziale fonte di inquinamento ambientale”.

La proposta dell’amministrazione Fiore prevede la rimozione, lo smaltimento e il rifacimento delle coperture in amianto (circa 24.000 metri quadrati) a costo e spesa del soggetto privato proponente, dando la possibilità di utilizzare comunque per altro uso i capannoni.

L’idea progettuale prevede l’installazione di un impianto fotovoltaico fino a 4.000 kWp con la cessione per anni 30 della superficie dei tetti e la possibilità di cessione a prezzi vantaggiosi dell’elettricità prodotta  (40% di risparmio) e l’istallazione di colonnine di ricarica elettrica.

“Siamo certi – scrive il sindaco - che la proposta sarà adeguatemene valutata la cui valenza non potrà sfuggire alla sensibilità dell’Assessorato e del Commissario per la ricaduta ambientale ed occupazionale di effettivo sviluppo che esprime, oltre a rimuovere una situazione di pregiudizio ambientale  che deve comunque trovare soluzione”.

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