Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca

"Sistema Montante", scatta la prescrizione per il presidente della Regione Renato Schifani

Il governatore è imputato per concorso esterno in associazione a delinquere e rivelazione di notizie riservate. Potrebbe però decidere - vista la gravità delle contestazioni - di essere assolto nel merito e dunque di non sottrarsi al processo. Stessa situazione per il tributarista Angelo Cuva e per l'ex capo dell'Aisi, il generale Arturo Esposito

Come era prevedibile - visto il lungo e complesso iter del processo - scatta la prescrizione per il presidente della Regione, Renato Schifani, nell'ambito del dibattimento fiume sul così detto "Sistema Montante". E' trascorso troppo tempo, come ha riferito con un'ordinanza stamattina in aula a Caltanissetta il presidente del tribunale, Francesco D'Arrigo, da quando, nel 2015, Schifani avrebbe commesso i reati di concorso esterno in associazione a delinquere e rivelazione di notizie riservate. Va detto che il presidente della Regione potrebbe comunque decidere di voler essere assolto nel merito, vista la gravità delle accuse, e che dunque il processo per lui, se lo vorrà, potrebbe andare avanti in quest'ottica. Ma è una decisione che l'imputato vaglierà con il suo avvocato, Roberto Tricoli, da qui alla prossima udienza, fissata per il 18 dicembre.

La “volata” di via Montante, si chiude il grande inganno degli ultimi vent'anni

Prescritti, secondo la stessa ordinanza, anche i reati contestati al tributarista Angelo Cuva e all'ex capo dell'Aisi, il generale Arturo Esposito, le cui posizioni sono strettamente legate a quella di Schifani nonchè quelle del messinese ex segretario della Cisl Maurizio Bernava: secondo la ricostruzione della Procura, infatti, l'attuale presidente della Regione quando avrebbe appreso dell'inchiesta a carico dell'ex paladino dell'antimafia ed ex presidente di Confindustria, Antonello Montante, da Esposito, attraverso Andrea Grassi, ex direttore della prima divisione dello Sco, l'imputato avrebbe informato Cuva perché mettesse a conoscenza il capo centro della Dia di Palermo, il colonnello Giuseppe D'Agata, che era a sua volta indagato, e che erano state disposte delle intercettazioni a carico di sua moglie. Grassi, nel troncone principale del processo (che poi è stato riunito) era stato prima condannato a un anno e 4 mesi e poi assolto in appello. Le accuse sono sempre state respinte da Schifani, che sostiene di non aver mai avuto alcun rapporto con D'Agata.

Quasi dimezzata la pena a Montante in appello

Il processo - che ormai è diventato un maxiprocesso - era nato dall'inchiesta della squadra mobile di Caltanissetta "Double Face" del 2018: secondo gli investigatori, Montante avrebbe messo su un sistema di potere "grazie ad una ramificata rete di relazioni e complicità intessuta con vari personaggi inseriti ai vertici dei vari settori delle istituzioni". Un potere che sarebbe stato esercitato grazie anche ad una pesante attività di dossieraggio, con accessi abusivi alle banche dati delle forze dell'ordine, per poter ricattare i "nemici".

Alla sbarra ci sono anche l'ex presidente della Regione, Rosario Crocetta, gli ex assessore Linda Vancheri e Mariella Lo Bello, l'ex commissario dell'Irsap, Maria Grazia Brandara, gli imprenditori Giuseppe Catanzaro, Rosario Amarù e Carmelo Turco, l'ex capo centro della Dia di Caltanissetta, Gaetano Sicilia, l'ex direttore della Dia, Arturo De Felice, l'ex vicequestore aggiunto della polizia di Frontiera a Fiumicino, Vincenzo Savastano, e l'ex capo della sicurezza di Confindustria, Diego Di Simone Perricone.

Fonte: PalermoToday

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