Cronaca

Rientro dal Nord, FuoridiMe a Musumeci: “La Regione cambi le regole o il ritorno in Sicilia resta utopia”

L’associazione scrive al presidente della Regione sugli ostacoli che stanno mettendo in difficoltà decine di studenti rimasti anche senza risorse economiche. L'assessore regionale alla Salute fa chiarezza a metà

Un cortocircuito istituzionale. Da una parte il Dpcm del 26 aprile che garantisce il rientro a casa dei siciliani che sono fuori, dall'altra l'ordinanza della Regione che limita l'attraversamento nello Stretto solo a motivi di salute, lavoro e necessità. Disposizione che ancora tengono fuori decine di studenti siciliani che ancora oggi non possono fare rientro a casa. Lo scrive a chiare lettere FuoridiMe, associazione di studenti fuorisede che ha scritto una lunga lettera al presidente della Regione, Nello Musumeci, chiedendo di trovare una soluzione per il rientro di chi è costretto alla quarantena.

Già ieri l'assessore alla salute Ruggero Razza rispondendo al capogriuppo del Pd, Giuseppe Lupo, ha assicurato che i rientri in Sicilia sono già normati dai decreti ministeriali e che al vaglio ci sono provvedimenti per i fuorisede. “Nelle prossime ore - dice Razza - valuteremo provvedimenti finalizzati a favorire il rientro dei fuorisede, che già oggi possono fare accesso nell’Isola, per come previsto dalla disciplina del ricongiungimento familiare. E’ facile dire facciamo entrare tutti, ma esistono ancora oggi regioni con contagi di molte migliaia di persone, quindi serve gradualità e prudenza”. 

Sulla vicenda gli studenti e i lavoratori di FuoridiMe hanno le idee chiare.

“Se dal 4 Maggio le norme nazionali consentono a molti fuorisede di fare ritorno al proprio “domicilio, abitazione o residenza” - si legge nella lettera al presidente -  le recenti determinazioni della Regione Sicilia sembrano suggerire una chiusura dell’Isola ai suoi figli lontani, con la prosecuzione del lockdown fino (almeno) a metà maggio. Decisioni che, senza dubbio, sono suggerite dalla preoccupazione verso la tenuta sanitaria regionale; decisioni sulle quali, tuttavia, la nostra condizione ci impone qualche ulteriore considerazione. Abbiamo grande, grandissimo rispetto della situazione in atto e delle conseguenze che essa comporta. Tanti di noi hanno scelto di restare, nelle fasi più acute dell’epidemia, nelle Regioni e nei Paesi che ci hanno accolto. Nonostante le difficoltà economiche, la voglia di proteggere la nostra terra ci ha convinto a resistere, a farci carico di tutti i problemi di un periodo che, per moltissimi fuorisede, ha significato la perdita del proprio posto di lavoro o, nella migliore delle ipotesi, un lungo isolamento, lontano dal calore dei propri affetti. Oggi, trascorsi circa due mesi dall’inizio della quarantena, le conseguenze economiche del lockdown sono diventate troppo pesanti per chi ha visto le proprie entrate diminuire - o azzerarsi - e molte delle spese rimanere invariate. Oggi, molti fuorisede, hanno la necessità economica di tornare a casa - continua la nota dell'associazione -  Per tutti loro, per tutti noi, il rientro non può diventare un’utopia ma deve costituire una realtà concreta ed una priorità politica: ed è a Voi, autorità di riferimento, che ci rivolgiamo perché troviate il giusto contemperamento tra la tutela della salute pubblica e la difesa dei diritti dei fuorisede, che rappresentano oggi più che mai una delle principali forze sociali del Paese. Peraltro, in questo momento, la possibilità (teorica) di rientro in Sicilia è già fortemente limitata, non solo per l’effetto dell’ordinanza regionale ma per l’assenza di mezzi utili per raggiungere l’Isola. Tra treni soppressi, voli cancellati, vincoli al traghettamento e altre misure simili, oggi raggiungere la Sicilia è un’impresa”.

Da qui l’invito dell'associazione ad “evitare un grave paradosso: quello di rendere il diritto di rientro, riconosciuto da un provvedimento governativo, di fatto non esercitabile per via delle condizioni di mercato o di altre limitazioni. Ci piace chiamarci siciliani - concludono - al di là delle distanze, quando portiamo la nostra cultura, le nostre eccellenze nel mondo. Ci piace sentirci vicini alla nostra terra, conoscere altri luoghi senza perdere la nostra identità. Se per la Sicilia continuiamo ad essere siciliani in tempo di pace, chiediamo, nel rispetto della salute e della sicurezza dei nostri conterranei, di continuare ad essere considerati tali anche in questo periodo di crisi”.

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