Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca

Sei medici sott'accusa per la morte del prof Guglielmo, il processo slitta ad ottobre

L'udienza davanti al giudice monocratico del procedimento per il decesso avvenuto nel 2013. Aveva accusato un malore mentre di trovava a casa ed era stato ricoverato all'ospedale Piemonte

Comincerà ad ottobre il processo per la morte del professore Giovanni Guglielmo, di 70 anni, docente della facoltà di Farmacia, avvenuta il 25 novembre 2013 al Policlinico dove era stato trasferito dall’ospedale Piemonte per essere operato d'urgenza. Il processo, per omicidio colposo, è nei confronti di sei medici del Piemonte. 

La prima udienza, davanti al giudice monocratico, è stata subito rinviata all'11 ottobre prossimo quando il processo dovrebbe entrare nel vivo.  Il professore Guglielmo, morì dopo un breve ricovero, furono i familiari a richiedere l'intervento della magistratura subito dopo il decesso. In un esposto raccontarono che nella notte del 23 novembre 2013, mentre si trovava nella sua abitazione, il professore Guglielmo era stato colto da un malore, aveva accusato un dolore all’emitorace. Era stato portato in ambulanza all’ospedale Piemonte e qui ricoverato. Ai medici aveva detto di aver subito, due anni prima, un intervento chirurgico per aneurisma dell’aorta toracica. Le sue condizioni si sono poi aggravate. Il trasferimento al Policlinico per un intervento chirurgico d'urgenza non è servito ad evitare il decesso avvenuto il 25 novembre. I familiari, a questo punto, hanno deciso di rivolgersi agli avvocati Igor Germanà e Alberto Gullino per chiedere l’intervento della magistratura e chiarire se il decesso era inevitabile o meno. 

La procura ha indagato sei medici che si occuparono dell'uomo. Secondo l’accusa i medici - "a fronte di una storia anamnestica del paziente di aneurisma aortico trattato con endoprotesi e di una sintomatologia clinica che evidenziava nel paziente già sottoposto nel 2011 ad un intervento chirurgico, una complicanza di questo intervento"- avrebbero "omesso di fare gli accertamenti strumentali  per diagnosticare la complicanza" e non avrebbero eseguito un intervento chirurgico "di riparazione endovascolare di aneurisma dell’aorta toracica rotto". Intervento eseguito poi d’urgenza e che, per l’accusa, sarebbe stato eseguito "con ritardo" rispetto all’insorgenza dei primi sintomi nel paziente.  

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