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Crisi e coronavirus, Unione inquilini: “Cinquemila famiglie in condizioni precarie, stop agli sfratti”

Chiesto al prefetto la convocazione di un tavolo sulla crisi abitativa. L'appello anche a sindaco e parlamentari: “Occorre differire gli sfratti al 30 giugno, morosità legate anche all'emergenza sanitaria”

Almeno cinquemila famiglie prive di una adeguata sistemazione abitativa. Tanti, troppi rischiano lo sfratto, per molti già esecutivo legato a difficoltà economiche che l’emergenza coronavirus ha contributio ad accentuare.

Da qui l’appello dell’Unione inquilini che scrive al prefetto, al sindaco, al presidente del Tribunale e ai parlamentari messinesi per chiedere di differire gli sfratti al 30 giugno del 2021 e la convocazione di un tavolo sulla crisi abitativa, con tutti i soggetti istituzionali, le associazioni sindacali e sociali al fine di un coordinamento attivo per prevenire eventuali esecuzioni di sfratti senza passaggio da casa a casa e attuare tutte le misure agevolative già in essere e quelle che saranno varate, a partire dalla Legge di Bilancio e dal Recovery Plan.

“La condizione abitativa della città di Messina risultava essere molto difficile già prima dell’emergenza sanitaria a causa dell’alto numero di nuclei familiari all’interno delle zone di risanamento, in considerazione delle scarse risposte istituzionali attivate per fronteggiare la precarietà abitativa, e per gli insufficienti investimenti dedicati all’edilizia residenziale pubblica - si legge nell'appello dell'Unione inquilini -  Secondo i dati a nostra disposizione, considerate le diverse forme di precarietà abitativa presenti nel territorio di Messina, sono circa 5000 i nuclei familiari privi di un’adeguata sistemazione alloggiativa. I dati relativi all’anno 2019 mostravano, per esempio, una percentuale di morosità che superava il 92%; susseguentemente 206 erano le sentenze di sfratto, 263 le richieste di esecuzione e 109 gli sfratti eseguiti con la forza pubblica. A questa, naturalmente, si aggiungono i 3mila nuclei familiari che vivono nelle baracche e le centinaia di famiglie in seria difficoltà economica (e, presumibilmente, abitativa) presenti nel territorio, come suggerito dal Rapporto “Messina in cifre 2018”, prodotto dall’ufficio statistico del Comune, secondo il quale il 32% della popolazione messinese vive con un reddito massimo annuo di 10.000 euro. La maggioranza dei messinesi, praticamente uno su tre, dichiara di guadagnare non più di 800 euro al mese e negli ultimi sette anni ha ottenuto il 7% in meno, rispetto all’anno precedente, di occupati ottenendo il peggior trend tra i principali comuni italiani. Questa fotografia rappresentava la precarietà abitativa prima della pandemia da Covid-19, che oltre a causare un’emergenza sanitaria senza precedenti, si porta dietro disastrose conseguenze economiche e sociali”.

Attualmente l’esecuzione degli sfratti è sospesa fino al 31 dicembre, ma le notizie di un’eventuale e più che giustificata proroga, in considerazione che l’emergenza sanitaria è tutt’altro che cessata, non risultano essere positive.

“Ormai siamo alle soglie della scadenza del 31 dicembre e l’inazione del Governo sembra far presagire che si voglia far trascorrere il tempo senza preoccuparsi delle conseguenze che ricadrebbero sulle città - insiste l'Unione inquilini - È incredibile, che, in una situazione di emergenza sanitaria conclamata, si possa permettere di effettuare interventi di sgombero coatto di famiglie, senza il passaggio da casa a casa. Sottolineiamo che la proroga che scadrà il 31 dicembre, non riguarderà soltanto nuclei familiari che hanno un rapporto di locazione abitativa ma anche tutti quei soggetti che attualmente gestiscono delle attività commerciali, già altamente colpiti dalle misure di lockdown che abbiamo affrontato. Ricordiamo, inoltre, che c’è una diretta responsabilità delle Autorità di governo in merito alla tutela della salute pubblica, responsabilità oggi ancora più impegnativa ai fini di prevenire i contagi da pandemia. Rivolgiamo, pertanto un pressante appello affinché le Autorità in indirizzo intervengano sul governo nazionale per chiedere che venga varata una ulteriore proroga delle esecuzioni degli sfratti, almeno fino a giugno 2021. E’, inoltre, indispensabile accrescere notevolmente quanto già previsto nella Legge di Bilancio in merito agli stanziamenti per il contributo affitto e la morosità incolpevole. Differire l’esecuzione degli sfratti e accrescere gli stanziamenti a favore delle famiglie in difficoltà, rappresentano due interventi necessari ma non sufficienti. Abbiamo oggi l’occasione storica di affrontare il nodo di fondo della sofferenza abitativa: la carenza di abitazione di edilizia residenziale pubblica a canone sociale. È questo il motivo principale per cui chiediamo che il Recovery Plan che il governo sta predisponendo e che il Parlamento sarà chiamato a discutere, contenga nei suoi progetti, quello di un piano casa di incremento degli alloggi ERP a canone sociale, attraverso la leva principale del riuso del patrimonio immobiliare oggi inutilizzato e spesso lasciato al degrado”.

La proposta è quella di connettere i due piani: quello legato all’emergenza degli sfratti e del sostegno al reddito e quello legato a una risposta strutturale che incrementi in maniera forte l’offerta di alloggi a canone sociale.

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