Cronaca

Picco in arrivo per il Coronavirus, Tarro: “Finirà presto ma si punti da subito su farmaci e vaccino contro le nuove ondate”

Il virologo spiega gli scenari e le misure per affrontare il dopo quarantena. Ma avverte: “Il Paese pagherà un tributo maggiore di vittime dovuto soprattutto alla confusione che regna tra chi ci governa, tuttologi e fake-news”

Cosa ci aspetta al termine della quarantena? Attesi il progressivo calo dei contagi e l’aumento delle guarigioni, riusciremo a dire sconfitto il temibile Covid-19 una volta che il pesante periodo delle restrizioni imposte dall’attuale emergenza sanitaria potrà dirsi concluso? Quali e quante le possibilità che il virus si riaffacci all’orizzonte provocando un’ulteriore ondata diffusiva? Quali, infine, le prospettive terapeutiche e vaccinali? Su questi temi, di scottante attualità, ci siamo confrontati con Giulio Tarro, che abbiamo già sentito per questa testata, la cui esperienza di virologo e scienziato continua a guidarci nella conoscenza della “difficile verità” di una pandemia che sta facendo tremare la terra.

Nel clima arroventato di queste settimane, dominate dall’imperversare della pandemia da corona-virus, Giulio Tarro ha rilasciato numerose interviste a testate nazionali ed erogato contributi scientifici su riviste specializzate di tutto il mondo riguardo la genesi, l’evoluzione epidemiologica e i profili preventivo-terapeutici del Covid-19.

Mai come in questo momento, per fronteggiare un’emergenza che non è soltanto sanitaria ma anche economica, psicologica e sociale, c’è necessità del parere di esperti qualificati che improntino una seria informazione e indirizzino correttamente l’opinione pubblica. L’obiettivo resta quello di non smarrire la lucidità, evitando il panico ingenerato sempre più spesso da una comunicazione inutilmente allarmistica e supportando così efficacemente l’operato dei tecnici del settore che debbono essere messi in condizione di rispondere alle esigenze dettate dalla delicata situazione che stiamo vivendo.

In un momento di “difficile verità”, in cui si accentuano e inaspriscono inaccettabili divisioni tra scienziati, politici ed esponenti del mondo economico internazionale in nome di tesi contrastanti e spesso capziose, si avverte l’esigenza di fare il punto e dunque operare una sintesi di vedute che consenta di uscire al più presto da una situazione che peserà non poco sul bilancio della nostra vita futura.

L’andamento della virosi in Sicilia si mantiene attualmente su livelli accettabili malgrado la crescita esponenziale dei casi a Messina legata alla presenza di alcuni focolai d’importazione responsabili dell’impennata della curva dei contagi nel corso delle ultime due settimane. Il problema vero, dalle nostre parti, è com’è ormai noto la carenza delle strutture dedicate valutata tanto in termini di numero di posti in terapia intensiva quanto di possibilità di effettuazione di tests di screening (tamponi faringei) ma, soprattutto, di sufficienti DPI (mascherine, guanti e altri presidi protettivi). Questi ultimi, rivestono un ruolo di primaria importanza nella protezione dal contagio degli operatori sanitari che pagano oggi tributi elevati in termini di malattia e mortalità (oltre 60 i medici deceduti in Italia per malattia da corona-virus).

Per prepararci all’ormai fatidico “picco”, il quale individua la data in cui il numero di contagi sarà pari a zero rispetto a quelli del giorno precedente (secondo recenti proiezioni dell’Istituto Einaudi previsto in Sicilia per il 14 aprile) abbiamo rivolto a Tarro qualche breve domanda.

Professore Tarro, c’è attesa crescente del “picco” della pandemia da Covid-19, cui dovrebbe seguire, secondo regola epidemiologica, la graduale discesa dei contagi. Lei ritiene che, grazie alle misure restrittive imposte alla popolazione italiana, le quali da oltre una settimana stanno drasticamente limitando la circolazione del virus, questo picco sia stato già raggiunto? 

Ponendo i dati su un grafico di coordinate cartesiane, si vede benissimo che il numero dei casi ha cominciato a livellarsi nella Corea del Sud, mentre i nuovi casi in Italia sono continuati a crescere in maniera esponenziale. Le misure restrittive imposte alla popolazione daranno il loro effetto quando questo picco comincerà la sua discesa. Altre interpretazioni non hanno né logica né costrutto.

Quali scenari possiamo dunque aspettarci al termine della “quarantena per tutti” disposta con il D.P.C.M. del 09/03/2020 e s.m.i.?

L’epidemia in Cina è terminata. Come secondo Paese colpito dal contagio, questo risultato spetterà adesso all’Italia la quale, nel frattempo, avrà purtroppo pagato un tributo maggiore di vittime dovuto soprattutto alla confusione che regna tra chi ci governa, i tuttologi e l’informazione che non distingue la verità dalle “fake-news”.

Nelle more, ma anche in vista di eventuali nuove ondate epidemiche, esistono secondo lei rimedi terapeutici utili a fronteggiare efficacemente la malattia? Penso all’anticorpo monoclonale in studio a Rotterdam o anche all’Avigan, un antivirale di cui si fa un gran parlare in questi giorni e che è stato utilizzato in Giappone.

Non sono escludibili nuove ondate epidemiche. Un metodo efficiente per produrre anticorpi monoclonali umani da cellule B della memoria ha dimostrato la neutralizzazione consistente del corona-virus della SARS (Elisabetta Traggiai, Stephan Becker e Antoni Lanzavecchia, Nature Medicine 10, 871-875, 2004). Anticorpi monoclonali umani come profilassi per l’infezione da corona-virus della SARS sono stati utilizzati nei furetti (J. Ter Meulen et al. The Lancet 26, 6, 2004). Il recente successo di identificare anticorpi umani neutralizzanti (mAbs contro MERS-CoV) suggerisce la possibilità di usare queste metodologie per una risposta rapida nei confronti di virus emergenti e potenzialmente capaci di provocare pandemie (Tianlei Ying, Haoyang Li, Lu Lu, Dimiter S. Dimitrov e Shibo Jiang, Microbes Infect. 2015 Feb; 17 (2): 142-148).  

Quanto all’Avigan, si tratta di un farmaco il cui principio attivo è l’antivirale Fapilavir, già conosciuto e utilizzato per diverse famiglie virali. In Giappone, l’Avigan è già presente nelle farmacie mentre in Italia è stata appena richiesta la sua adozione nella regione Veneto. Sembra essersi dimostrato efficace nelle fasi iniziali della malattia.

Quali potrebbero essere secondo lei i tempi per un vaccino risolutivo secondo le attuali prospettive di ricerca?

La messa a punto di un vaccino che possa prevenire l’ulteriore diffusione del Covid-19, come ho già dichiarato in altre circostanze, viene prevista dall’O.M.S. tra 18 mesi, ma l’efficienza americana potrebbe ridurre questo tempo a 6-12 mesi circa.

intervista realizzata da Giuseppe Ruggeri

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