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Sabato, 22 Giugno 2024
Economia

Cosa c'è dietro il blitz del governo Meloni sul Superbonus

Ha preso il sopravvento il timore di non poter fare deficit per finanziare riforma delle pensioni, del fisco e gli incentivi alla natalità. Ma in ogni caso c'è ancora spazio per modifiche sostanziali al decreto

Per i lavori agevolati dal Superbonus e dagli altri bonus edilizi non sono più possibili lo sconto in fattura e la cessione del credito. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha difeso pubblicamente la scelta, spiegando che il Superbonus al 110% è costato finora 105 miliardi alle casse pubbliche: "Non è affatto vero che questa misura è gratuita", ma ha già scaricato quasi 2000 euro sulle spalle di ogni cittadino, "incluso chi non ha una casa, inclusi i senzatetto e i neonati".

La stretta sul Superbonus

Da venerdì 17 febbraio 2023 è vietato di fatto l'esercizio delle opzioni di cessione del credito d’imposta e di sconto in fattura dei bonus casa. Evita la stretta solo chi ha già avviato gli interventi edilizi agevolati prima dell’entrata in vigore delle nuove norme, cioè entro il 16 febbraio compreso. Il divieto di cessione e sconto in fattura riguarda il Superbonus e tutti gli altri bonus casa ordinari cedibili.  Bloccate così le cessioni per il futuro, già da oggi il Governo deve affrontare il problema dei crediti già esistenti e incagliati. Si tratta di bonus per un controvalore di circa 15 miliardi stimati, che le imprese di costruzioni non riescono né a cedere (perché le banche, ormai sature, non li comprano più), né a compensare (perché le aziende non hanno abbastanza imposte da versare).

Nel caso il governo avesse confermato in toto i meccanismi attuali del Superbonus, ha continuato la premier in un messaggio sul tema, "altri 40 miliardi di costi avrebbero preso forma nel 2023 rendendo impossibile varare la prossima legge di Bilancio". Senza contare i 9 miliardi legati a truffe varie. Per evitare effetti devastanti sui conti dello Stato e degli enti locali, il governo ha anche bloccato le Regioni e i Comuni disponibili ad acquistare una parte dei crediti pur di dare ossigeno agli imprenditori edili.

Cosa può ancora cambiare

Il governo ha assicurato che ci saranno modifiche al decreto. La parola passa ora al parlamento, che in fase di conversione del decreto non starà con le mani in mano. Forse ci sarà, in sintesi, una copertura all’acquisto dei crediti delle famiglie e delle imprese, consentendo il completamento dei lavori avviati. Appare evidente che qualcosa Fratelli d'Italia dovrà concedere a Forza Italia che ha già detto che non voterà un testo blindato in Aula, ma anche alle opposizioni che preparano ostruzionismo e ai sindacati che lanciano sull'allarme sui posti di lavoro a rischio nell'edilizia.

C'è l'ipotesi della cartolarizzazione del credito (l'impresa cioè incassa subito una cifra certa ma molto più bassa rispetto al valore del credito. Poi la banca rivende il credito a una “società veicolo”, che lo impacchetta in un prodotto finanziario che viene messo sul mercato), ma non solo. Circolano parecchie indiscrezioni. Forza Italia propone un Superbonus non più al 110%, ma all’80%. Il Terzo Polo chiede di spostare dal 17 febbraio al 30 marzo la scadenza entro cui ottenere la Cilas (è la Comunicazione inizio lavori, il titolo abilitativo che snellisce le procedure): così chi aveva già programmato i lavori potrà usufruire del regime che lo Stato gli ha promesso, senza cambiare le carte in tavola all'improvviso. 

Altra ipotesi per risolvere in parte il problema dei bonus incagliati è contenuta in una proposta di Ance e Abi: permettere alle banche di usare i crediti derivanti dai bonus edilizi non solo per pagare le proprie imposte, ma anche una parte di quelle che versano su delega dei propri clienti con modello F24. Sarebbe, nota oggi il Sole 24 Ore, una soluzione più efficace della cessione dei crediti ai correntisti perché coinvolgerebbe tutti gli F24 processati dal sistema bancario. Le banche, ormai, hanno già riempito tutto il cassetto fiscale a loro disposizione, compensando i crediti con i loro debiti.

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Cosa c'è dietro il blitz

Cosa ha spinto Meloni ad accelerare sulla stretta al bonus edilizio più utilizzato e discusso di sempre in Italia? Secondo molti osservatori ha preso il sopravvento il timore di non poter fare deficit per finanziare le misure che il governo ritiene imprescindibili: la riforma delle pensioni, quella del fisco e gli incentivi alla natalità. Meloni e Giorgetti hanno deciso di accelerare, forse non a casa, proprio dopo la decisione contabile di Eurostat di registrare i crediti cedibili, compensabili con altre imposte e spalmabili nel tempo, come quelli generati da tutti i bonus edilizi, nel deficit dell'anno in cui nascono e non nei successivi (5 o 10) in cui vengono rimborsati dallo Stato.

Lo spazio fiscale da 30 miliardi che si apre ora per l'esecutivo dà molta più libertà di manovra alla maggioranza. Oggi alle ore 17.15 sono convocate a Palazzo Chigi le associazioni di categoria (Confindustria, Ance, Confedilizia, Confapi, Cna, Confartigianato e Alleanza cooperative). Il decreto di venerdì è la base della discussione: a fare sul serio, si inizia solo adesso.

Cottarelli: "Il governo ha fatto bene"

"I bonus edili sono stati un'esagerazione, che ci fosse un problema nel provvedimento originario era chiaro a tutti. Parlo a nome mio e non del Pd, dato che tra l`altro non sono iscritto, e la mia risposta è sì: il governo ha fatto bene. Un bonus al 110% che poteva essere utilizzato con la cessione è una modalità troppo generosa e troppo costosa per lo Stato". Così in una intervista al Corriere della Sera l'economista e senatore Pd Carlo Cottarelli. "Il problema dei 15 miliardi di crediti va risolto, non pesando sul deficit", sottolinea Cottarelli, per il quale "la strada della compensazione per le banche è una soluzione possibile. Se servono vanno però introdotte delle limitazioni".

Fonte: Today.it

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