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Storia “miracoli” e misteri su Renè Geronimo Favaloro, lo scopritore del by pass cardiaco originario delle Eolie

La straordinaria vita e la tragica morte del rivoluzionario chirurgo che ha cambiato la storia nel libro di Luca Serafini. Il ricordo e le emozioni di quel 1999, quando a Salina disse: “Sto appoggiando i piedi sulle mie radici”

Volle essere cremato, e che le sue ceneri fossero sparse sui monti che cingono La Plata, sua città natale. Ma, soprattutto, proibì qualsiasi manifestazione religiosa o civile in suo onore. Queste le ultime volontà di Renè Geronimo Favaloro, il cardiochirurgo italoamericano che per primo ha messo a punto la tecnica del by-pass aorto-coronarico. 700.000 pazienti impiantati ogni anno solo negli Stati Uniti, e oltre 40 milioni di questi interventi praticati fino a oggi in tutto il mondo.

Un’eccellenza assoluta, insomma, di cui esce oggi la prima biografia scritta da un italiano, dal titolo: “Sigue vivo. Chi ha ucciso Renè G. Favaloro?” (Giambra Editori, aprile 2021 pp, 376). Luca Serafini, milanese, giornalista e opinionista per diverse testate nazionali, all’attivo diversi libri per importanti case editrici come Rizzoli e Sperling & Kupfer, (di cui “Calcinculo” Edizioni Controcampo, coautore Diego Abatantuono), si cimenta nella poderosa ricostruzione di vita e opere di colui al quale l’Argentina, il 17 luglio, ha intitolato la “Giornata nazionale della medicina”.

coperttina libro-2Un modo per emendarsi, probabilmente, delle troppe vessazioni morali di cui il medico di origini eoliane (i suoi antenati provenivano da Valdichiesa, a Salina) fu oggetto nei difficili anni della dittatura di Jorge Rafael Videla. Un periodo buio che vide le persecuzioni dei “desaparecidos” sequestrati e torturati perché oppositori del regime, registrando, al tempo stesso, la totale assenza dello Stato nel sostegno alla realizzazione del grande progetto di Favaloro. La Fondazione che oggi porta il suo nome, e che doveva, nei propositi del cardiochirurgo, occuparsi della ricerca scientifica e dell’assistenza delle malattie cardiovascolari, non trovò difatti il necessario sostegno economico nel Ministero della Salute argentino. Sicchè Renè Favaloro, per supportarla, fu costretto a sobbarcarsi a una grande mole di debiti che lo condusse al tracollo finanziario. E, di conseguenza, anche a quello psichico visto che, nel primo pomeriggio dell’8 luglio 2000, Favaloro si suicidò con un colpo di pistola nella sua casa di Buenos Aires.    

“Il corpo della vittima era sdraiato di profilo, in una postura quasi fetale” riporteranno i verbali della Polizia di Buenos Aires “sopra una chiazza di sangue. Aveva gli occhi aperti e un piccolo foro sulla parte sinistra del petto. Nel lavandino c’era un revolver calibro 38, evidentemente staccatosi dalle sue dita e caduto nel lavabo. Con estrema precisione, prendendo la mira allo specchio, la vittima si è sparata un colpo al cuore”.   

Proprio quel cuore sul quale, il 9 maggio 1967, Renè Geronimo Favaloro aveva impiantato il primo by-pass aorto-coronarico della storia. All’epoca, Favaloro riuscì a rivascolarizzare il miocardio di un uomo di 57 anni. Prendendo spunto, in questo, dagli studi sui tessuti vascolari di Alexis Carrel, medico e biologo francese premio Nobel per la medicina nel 1912, e perfezionandoli a tal punto da inventare una metodica che avrebbe rivoluzionato la chirurgia cardiologica in tutto il mondo.

Un libro-denuncia, il quale prende le mosse da una narrazione di stampo romanzesco e che però appare sempre più circostanziata e attenta ai dettagli documentali di una vita straordinaria, di quelle che segnano il pianeta perché a scriverle sembra essere la punta di una matita divina. Favaloro, nel 1999, fu insignito della cittadinanza onoraria di Salina, ove in quell’anno si recò per ricevere un’onorificenza cui doveva tenere tantissimo se, nel discorso di saluto, potè dichiarare che “tutti noi dobbiamo essere orgogliosi del nostro sangue siciliano. Per tal motivo qui a Salina, la terra dei miei nonni, mi emoziono fino al più profondo dell’anima, fino al midollo delle ossa. Sto appoggiando i piedi sulle mie radici”.

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