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“Il Corano e noi”, nel libro di Ucchino il contributo per una convivenza difficile ma necessaria

Presentato da Rotary Club il vademecum per capire meglio il libro sacro fondamento di una religione praticata da oltre 1,7 miliardi di persone nel mondo. Ne nasce un dibattito sulla necessità di comprendere per accogliere e integrare

«Il Corano non è per gli specialisti, ma interessa tutti. Abbiamo il diritto e il dovere di capire la tradizione dell’Islam».

Ha esordito così Santi Ucchino, alla presentazione del suo libro  “Il Corano e noi. Contributo per una convivenza difficile, ma necessaria”, organizzata dal Rotary Club Stretto di Messina.

Una presentazione che è stata spunto per  riflettere su una realtà tanto dibattuta quanto sconosciuta. Una riflessione per comprendere e dunque accogliere e integrare a partire dalla conoscenza dei principi “veri” di un libro sacro che è fondamento di una religione praticata da oltre 1,7 miliardi di persone nel mondo.

«L’Islam è accanto a noi e abbiamo l’esigenza di capire non solo perchè questo aiuta a non considerare gli altri estranei, aiuta non solo ad accogliere ma ad integrare», ha detto la'utore dopo il benvenuto del presidente Thanos Liossis e l'introduzione del socio Antonio Albanese che ha messo in evidenza la volontà di Ucchino “un amante della cultura, di trovare punti di contatto e contiguità tra la nostra cultura e quella araba”.

E sono tanti, soprattutto in terra di Sicilia. Eppure, la convivenza religiosa resta sempre complicata, a causa anche di tanti dubbi attorno all’Islam e al Corano, innanzitutto collegati al terrorismo. 

«Purtroppo le radici della violenza sono nel libro che contiene tutto e il contrario di tutto. È una miscela caotica, senza ordine logico e cronologico», ha aggiunto l’autore, illustrando i passi fondamentali della vita di Maometto, considerato il rivelatore del messaggio di Dio, e del Corano. Il testo fu raccolto e riordinato dopo la morte del profeta, si diffuse in un vasto territorio tanto da contare diverse scuole di letture coraniche, tutte in conflitto tra loro e con diversità di interpretazione: solo nel 1924 il re d’Egitto, Fu’ad, decise di unificare le letture eliminando le parti non appartenenti alla narrazione di Maometto. Ne venne fuori l’attuale Corano, disposto in ordine arbitrario, tra importanti novità e contraddizioni: fratellanza, amore e perdono, ma anche violenza e intolleranza. Da un lato, quindi, tutela della donna, dall’altro la considera inferiore all’uomo; ammette la poligamia, nel limite di quattro mogli, la legge del taglione (occhio per occhio, dente per dente), la fustigazione degli adulteri, ma condanna l’usura e la calunnia e considera il terrorista un martire. Tanti aspetti positivi e negativi, ma la necessità tra gli intellettuali arabi è di adeguare il libro al presente. Una corrente che punta a una revisione verso l’attuale: «Il recupero dell’Islam alla modernità avrebbe l’effetto di creare condizioni di convivenza pacifica tra paesi islamici e non - ha affermato il prof. Ucchino -. È una battaglia di civiltà, ma non è possibile prevedere se e quando avverrà. Facilitare il corso della storia sembra un’utopia ma si deve credere che l’impossibile diventi possibile».

Un obiettivo ancora lontano, come evidenziato nel titolo del volume: «È una convivenza difficile ma necessaria. L’auspicio è che Cristianesimo e Islam mettano da parte contrasti, odi e rancori del passato - ha concluso l’autore - e procedano nella missione di umanizzazione e progresso morale».

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