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Martedì, 24 Maggio 2022
Politica

Election day, non solo elezioni amministrative: cosa si vota e perché il quorum è un miraggio

Il 12 giugno ci sarà il primo turno ma gli italiani dovranno esprimersi anche su 5 quesiti referendari. Cosa si decide sulla giustizia e quali sono le posizioni dei partiti. Basterà l'election day a non far crollare l'affluenza?

La data c'è. Il 12 giugno sarà il giorno del così detto "election day", data unica per le elezioni amministrative e per i referendum sulla giustizia.  Sono 970 i comuni chiamati al voto, 21 dei quali capoluoghi di provincia (tra cui Como, La Spezia, Messina, Monza, Padova, Parma, Taranto e Verona). Si voterà anche in quattro capoluoghi di regione: Palermo, Catanzaro, L'Aquila e Genova. Il secondo turno è previsto il 26 giugno. Non saranno elezioni decisive per le sorti dei partiti (men che meno per quelle dell'esecutivo), ma come avviene per tutte le tornate elettorale gli esiti del voto finiranno comunque per essere interpretati in ottica nazionale. Per il centrodestra sarà il primo test dopo la "rottura" tra Fdi e Lega sulla rielezione di Mattarella, schermaglie che però sono passate in secondo piano dopo gli avvenimenti in Ucraina che hanno visto la coalizione schierarsi compatta con il fronte Atlantista.

Si è invece registrata qualche tensione in più nel centrosinistra per via delle resistenze del M5s a votare l'ordine del giorno presentato in Senato sull'aumento delle spese militari fino al 2% del Pil. Alla fine l'accordo è stato trovato dilazionando gli incrementi fino al 2028, ma che il clima nella coalizione non sia proprio sereno è evidente anche dallo sfogo che ieri il leader Giuseppe Conte ha affidato a Instagram. "L'alleanza con il Pd va avanti da tempo - ha detto il capo pentastellato -, abbiamo lavorato insieme e sperimentato un pacchetto importante di riforme. È chiaro però che io pretendo rispetto e dignità. Non posso accettare accuse di irresponsabilità. Non funziona così: non siamo la succursale di un'altra forza politica, non siamo succedanei di qualcuno". Battendo (letteralmente) i pugni sul tavolo Conte ha così replicato a tutti coloro che gli hanno attribuito l'intenzione di far cadere Draghi per tornare al voto anzitempo.  

I referendum sulla giustizia: quali sono i quesiti

In questo clima si tornerà alle urne. Sono cinque i referendum su cui gli italiani saranno chiamati a esprimersi: 

  • Riforma del Csm. Oggi un magistrato che vuole candidarsi al Consiglio Superiore della Magistratura deve raccogliere dalle 25 alle 50 firme. Con il referendum verrebbe abolito il vincolo delle firme in modo da permettere "a tutti i magistrati di candidarsi, senza dover sottostare al condizionamento delle correnti".
  •  Abolizione della legge Severino:  il quesito propone l'abolizione della legge sulla incandidabilità, ineleggibilità e decadenza automatica per i parlamentari, per i rappresentanti di governo, per i consiglieri regionali, per i sindaci e per gli amministratori locali in caso di condanna. 
  • Limiti agli abusi della custodia cautelare:  si propone di limitare la carcerazione preventiva per il pericolo di "recidiva" solo ai reati più gravi. 
  • Separazione delle funzioni dei magistrati: si propone lo stop totale alla possibilità per i magistrati di passare, nel corso della carriera, dalla funzione requirente a quella giudicante e viceversa.
  • Il voto degli avvocati nei consigli giudiziari sulle valutazione dei magistrati.

Le posizioni dei partiti

Si tratta di temi che sono sentiti con più urgenza dall'elettorato di centrodestra: sia per ragioni "storiche" (la battaglia trentennale di Berlusconi contro la magistratura a suo dire "politicizzata") sia per motivi contingenti (Salvini è stato uno dei promotori dei quesiti). Eppure sui referendum la coalizione non farà quadrato. Fratelli d'Italia appoggerà solo i quesiti sulle separazione delle carriere e quello sull'elezione del Csm. "Sulla custodia cautelare non votiamo il referendum" ha fatto sapere Giorgia Meloni, "non perché non condividiamo quei principi, ma perché non siamo d'accordo con la soluzione, la custodia cautelare sicuramente è qualcosa di cui si è abusato, ma c'è il rischio che mi ritrovo gli spacciatori fuori dalla galera, come chi compie reati di stalking". 

La linea del Pd è che almeno due dei quesiti si possano superare con le riforme parlamentari, vale a dire quello sulle limitazioni della custodia cautelare e sull'abolizione della legge Severino sulla incandidabilità in caso di condanna. Su questi due punti il segretario Letta è stato piuttosto netto: "Il complesso di danni che si fanno al sistema sia sulla custodia cautelare che sulla legge Severino sarebbero di gran lunga maggiori ai benefici". Ma tra i dem ci sono anche posizioni diverse. Come quella del senatore Andrea Marcucci che ha invitato il partito a compiere una "svolta garantista" perché "i quesiti sulla giustizia sottoposti a referendum fanno parte della nostra cultura politica e giuridica, non possiamo farceli sottrarre da altri".

Quanto al M5s l'orientamento è quello di votare "no", né ci si poteva aspettare altrimenti da una forza politica che non ha certo il garantismo tra le sue priorità. I quesiti referendari, ha fatto sapere l'ex premier Conte, "offrono una visione parziale e sono inidonei a migliorare e rendere più equo il servizio della giustizia. Siamo orientati a respingere i quesiti, ma da noi la discussione è sempre molto ampia e ho già anticipato che mi piacerebbe coinvolgere e consultare gli iscritti su questo tema e lo faremo la prossima settimana". 

Il referendum avvantaggia il centrodestra, ma il quorum è un miraggio

Il fatto che i quesiti referendari siano più sentiti tra l'elettorato di centrodestra rischia di influenzare anche il risultato delle elezioni nelle città. La ragione, banalmente, è che i candidati di Fdi, Forza Italia e Lega potrebbero risentire meno dell'astensionismo in un momento storico in cui la disaffezione dalla politica, come sappiamo, è altissima. Si tratta, beninteso, di un'ipotesi, che però va presa in considerazione. Il quorum del 50% più uno degli aventi diritto, la soglia da raggiungere affinché la consultazione venga considerata valida, resta però un miraggio. La decisione della Corte Costituzionale di bocciare (tra mille polemiche) i quesiti sull'omicidio del consenziente e sulla legalizzazione delle sostanze stupefacenti ha di fatto (senza voler dare giudizi di merito) tolto di mezzo i due temi che avrebbero potuto mobilitare di più l'opinione pubblica. La timidezza di alcune delle principali forze politiche sui temi oggetto di referendum potrebbe fare il resto. 

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