Policlinico, al pronto soccorso come in trincea: "Noi infermieri picchiati e insultati"

Dopo gli ultimi episodi negli ospedali Papardo e Piemonte, un infermiere ha deciso di raccontare la sua esperienza a MessinaToday: "Una mia collega ha riportato la frattura a una costola, io uno schiaffo. Necessario presidio fisso delle forze dell'ordine"

Infermiera pestata al Policlinico, l'episodio risale al 2016

"E' come stare in trincea". Non usa mezzi termini un giovane infermiere del pronto soccorso del Policlinico di Messina nel descrivere il suo lavoro. Quando apprende dai giornali l'ennesima aggressione subita dal personale sanitario, non riesce neanche a più a sorprendersi. Le ultime si sono verificate al Papardo e al Piemonte, la settimana scorsa era toccato al primario del San Vincenzo di Taormina Mauro Passalacqua.

Proprio per questo, con la volontà di restare anonimo, ha deciso di raccontare a Messina Today i rischi che corre ogni giorno durante la sua professione. "Ci vuole sangue freddo per gestire le emergenze - racconta - ma a volte risulta più difficile controllare gli stati d'animo dei parenti che accompagnano il paziente. Dobbiamo combattere con la maleducazione di chi pensa che tutto gli sia dovuto, senza rispettare regole e turni".

Al pronto soccorso si lavora in una calma apparente, basta una scintilla, un minuto in più di attesa per riscaldare gli animi, con esiti a volte imprevedibili. "Minacce e insulti sono all'ordine del giorno - precisa - e noi dobbiamo mantenere la calma per non accendere la miccia. Non è facile, ma è l'unica alternativa. Nei mesi scorsi abbiamo seguito alcuni corsi con l'aiuto di psicologi per apprendere le migliori tecniche di comportamento da tenere in quei momenti".

Ma l'aiuto degli esperti risulta inutile quando dall'insulto si passa alla violenza. "Le aggressioni ci sono - ammette - inutile negarlo. Ho ancora in mente il pestaggio subito da una mia collega anni fa ad opera di ben cinque persone. Ho assistito alla scena tentando di evitare il peggio. Lei alla fine ha riportato una frattura alla costola, io uno schiaffo. Tutto questo per un attesa giudicata troppo lunga da chi poi ha preferito passare dalle parole ai fatti. Situazione analoga l'ha vissuta un altro infermiere che ha rimediato una testata da un uomo che aveva accompagnato in ospedale la madre".

Episodi che avvengono anche a causa dell'assenza di un presidio di polizia. "Fino a qualche tempo fa - dice - c'erano le forze dell'ordine. La loro presenza fissa fungeva da deterrente. Adesso, invece, nei casi più critici dobbiamo chiamare la polizia e aspettare che intervengano. I vigilantes, invece, ci sono sempre ma non sono pubblici ufficiali e possono fare ben poco. Non ci sentiamo tutelati, abbiamo anche paura a denunciare perchè temiamo poi ritorsioni".

Un presidio fisso di polizia unito alla nuova organizzazione del pronto soccorso potrebbe davvero essere un rimedio definitivo. "Recentemente gli ingressi al Policlinico sono stati suddivisi. I codici rossi e gialli - conclude - vengono gestiti separatamente rispetto a quelli verdi e bianchi. Le attese sono diminuite e il clima risulta più sereno. Ma avere accanto le forze dell'ordine in un pronto soccorso che registra cento accessi giornalieri e che raccoglie un bacino d'utenza considervole, è importantissimo".

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