Cronaca

Le chiamate al 118 e la frenetica ricerca di una terapia sub intensiva: gli ultimi giorni di Anna Puliafito

La donna è deceduta ieri al Papardo di Messina. Era stata oltre 18 ore in attesa al "Cutroni Zodda" ed è in seguito a questo caso che l'Asp ha aperto una indagine interna. L'addio disperato della nipote mentre i figli valutano la denuncia in procura

"L'ultima volta che l'ho vista è stato il 20 novembre, era un venerdì. Quel giorno l'ambulanza se l'è portata via e a casa non ha più fatto ritorno". A parlare è Maria Piazza, la nipote di Anna Puliafito, la donna di 81 anni deceduta nel pomeriggio del 26 novembre e passata all'attenzione della cronaca per aver atteso 18 ore all'ospedale "Cutroni-Zodda" di Barcellona prima che si trovasse per lei una terapia sub intensiva. Fatto in seguito al quale il direttore generale dell'Asp Paolo La Paglia ha anche avviato una indagine interna. 

Ma l'odissea della donna comincia prima. Dalla notizia della positività del tampone che ha decretato la quarantena per la donna e per altri sette componenti della famiglia. "Mia zia era assistita a casa con bombole d'ossigeno e tutto ciò che serviva per curarla ma quando la situazione si è aggravata abbiamo chiamato ben tre giorni di seguito il 118 che si rifiutava di venirla a prendere - racconta ancora la nipote, ricostruendo con MessinaToday gli ultimi giorni della donna - L'Usca è venuta due volte a casa ed è stato venerdì 20 novembre che il medico ha insistito perché venisse portata in ospedale con l'ambulanza. La saturazione era infatti peggiorata". 

Dopo l'arrivo del 118 cominciano tutta una serie di ritardi che concorreranno ad aggravare la situazione della donna. "Sono rimasti oltre un'ora davanti la porta di casa perché cercavano disperatamente in tutta la Sicilia un posto in terapia sub intensiva senza trovarlo e alla fine l'hanno trasferita al reparto di medicina generale di Barcellona dove l'hanno lasciata per 18 ore, e tutto questo lo abbiamo appreso dalla stampa perché nessuno ci avvertiva e non potevamo nemmeno uscire di casa", spiega ancora Maria. I tre figli di Anna che risiedono a Barcellona, infatti, sono risultati tutti positivi al coronavirus e sono in quarantena. 

"L'indomani mattina ci hanno chiamati per informarci che l'avrebbero trasferita in terapia sub intensiva all'ospedale Papardo ma quando è arrivata era già in coma e non c'era già più niente da fare", spiega ancora la nipote. "Giorno dopo giorno si è aggravata sempre di più finché ieri si è spenta, sola, senza nessuno che l'abbracciasse". Una testimonianza commovente, quella di Maria, molto affezionata alla zia che ha lasciato quattro figli, uno dei quali vive e lavora a Brescia. "Nessuno di noi potrà darle una sepoltura perché, tra l'altro, aspettiamo ancora l'esito dei nostri tamponi fatti giorno 22 ma nessuno sa dirci il risultato e anche per questo non potremo nemmeno andare al cimitero", denuncia ancora la nipote. 

Sull'intenzione di denunciare in procura per fare luce su quanto accaduto alla donna dovranno pronunciarsi i figli. "In questo momento non sono lucidi e aspettiamo che torni da Brescia l'altro figlio ma non si fermeranno con il denunciare pubblicamente quanto accaduto a mia zia", spiega ancora Maria. "Siamo una famiglia molto unita, lei era la mamma, la nonna e la zia di tutti. Abitiamo tutti vicini quindi è stata una grossa perdita", racconta trattenendo le lacrime la nipote. 

La salma della donna arriverà a Barcellona nel pomeriggio e farà probabilmente una tappa sotto casa della donna, per esser salutata dai figli e dai nipoti, e andare poi direttamente al cimitero dove sarà tumulata. "Non potremo nemmeno celebrare una messa per lei che era una donna di fede, e che diceva sempre che morire era affidarsi alle braccia del Signore ma è triste pensare che fosse sola in quel momento", aggiunge commossa la nipote. 

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