Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

In Sicilia la più bassa percentuale di contagi Covid, Ruggeri: “Il 25 aprile potrebbe essere la nostra nuova liberazione”

Il medico epidemiologo e giornalista, che segue l’andamento della pandemia commenta i tempi per il possibile azzeramento indicato dal ministero della Salute. “Abbiamo imboccato la strada giusta, a patto di perfezionare sempre più l’organizzazione assistenziale e mettere in sicurezza gli operatori sanitari”

Dati confortanti in tutta Italia per il Coronavirus, ma soprattutto in Sicilia. E' la regione che, al momento, vanta la più bassa percentuale di contagi per popolazione rispetto al resto d’Italia. Con il nostro 0,040, siamo in piedi a una classifica in vetta alla quale si colloca la Val d’Aosta con l’indice percentuale del 0,622. I dati, forniti dal Ministero della Salute, confermano il generale “trend” positivo proprio delle regioni del Meridione d’Italia nel contenimento dell’infezione da Covid-19. La percentuale, che si riferisce ai dati di ieri, permette alla nostra isola di superare la Calabria che con il suo 0.041 si attesta al penultimo posto dopo che nei giorni scorsi era stata la regione più virtuosa. Sul significato e l’importanza di questo dato, abbiamo discusso con il dottore Giuseppe Ruggeri, medico epidemiologo e giornalista, il quale segue da giorni l’andamento di una pandemia che in Italia, così come nel mondo, si presenta oltremodo irregolare, anche con punte di assoluta imprevedibilità.

Dottore Ruggeri, alla luce di quest’ultimo dato può farci un breve punto della situazione?

“Indubbiamente le misure mirate al contenimento dell’infezione da Covid-19 stanno cominciando a produrre il loro risultato, il che è indicativo dell’efficacia di prescrizioni che, sebbene governate da un clima di generale confusione e inficiate da una non sempre efficiente organizzazione dei servizi, sono certamente da protrarsi ancora per qualche tempo nel nostro territorio”.

Per quanto ancora, secondo lei?

“Vi sono delle evidenti asimmetrie nella diffusione del contagio, non solo tra  Italia e resto del mondo ma anche tra le diverse regioni italiane. Non è possibile pertanto fissare dei termini precisi e soprattutto uniformi, visto che in ogni caso bisognerà attendere risultati ancora più confortanti, come la riduzione del numero dei ricoveri in terapia intensiva e, ovviamente, della quantità di decessi giornalieri. Lo sviluppo dei dati forniti dal Ministero della Salute per il mese di marzo indica comunque il possibile azzeramento dei contagi intorno al 25 aprile. Più o meno a questa data è inoltre riconducibile l’arresto dei decessi. Una data che lascia sperare per festeggiare davvero una nuova liberazione”.

Insomma, secondo lei saremmo già nella fase di discesa del fatidico “picco” previsto da settimane?

“Non è appropriato parlare di “picco” perché l’attuale fase evolutiva della pandemia è piuttosto da definirsi un “plateau”, cioè un graduale livellamento del numero di positivi in Italia a causa della riduzione progressiva dei contagi, in uno con l’aumento delle guarigioni totali. Si tratta di uno stadio della curva epidemiologica che potrebbe durare ancora dei giorni e sul quale senza dubbio incideranno in modo determinante i corretti  comportamenti mirati al contenimento del virus - distanziamento sociale e adeguate misure restrittive che però non debbono sconfinare in un’estremizzazione inutile anzi francamente dannosa”.

A cosa si riferisce, in particolare?

“Penso alla recente disposizione della Regione Lombardia di estendere l’obbligo della maschera facciale ai soggetti non a rischio in spazi aperti di percorrimento. Le disposizioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) e dell’Istituto Superiore di Sanità sono ben precise a riguardo e viaggiano esattamente in senso opposto. I Dpi vanno indossati in ambienti chiusi, e solo nel caso in cui non sia possibile rispettare la distanza sociale d’un metro. Negli spazi aperti il virus presente nell’aria e sulle superfici presenta una labilità estrema ed è pertanto estremamente improbabile il suo contagio per via aerea anche se su questa modalità sono in corso studi a tutt’oggi comunque non validati. In via precauzionale, suggerirei tuttavia, solo, in caso di giornate molto ventose, di utilizzare sciarpe di protezione. L’uso dei Dpi, a fine preventivo, dev’essere quanto più possibile riservato ai soggetti a rischio e agli operatori sanitari esposti a cariche virali massive in grado di destabilizzare anche un sistema immunitario normofunzionante”.  

Usciremo dal guado o dovremo fare i conti ancora per chissà quanto con il virus?

“L’uno e l’altro. Abbiamo imboccato la strada giusta, a patto naturalmente di perfezionare sempre più l’organizzazione assistenziale e mettere in assoluta sicurezza gli operatori sanitari che hanno già pagato un cospicuo tributo di sangue (oltre 70 medici deceduti per l’infezione). Il distanziamento sociale, insieme alla vaccinazione (nel caso presente non ancora applicabile) è una delle strategie epidemiologiche vincenti nella lotta all’infezione da microrganismi, riducendo fino a 0 il cosiddetto “numero di riproduzione di base” cioè la quantità media di infezioni secondarie prodotte da un individuo contagiato. Con il Covid-19, tuttavia, dovremo ancora fare i conti perché non sappiamo quando e se deciderà di guadagnare altre vie di diffusione come ha fatto nel 2003 e nel 2015 quando i virus della Sars e della Mers, geneticamente imparentati con l’attuale, a un certo punto si sono estinti nella popolazione per rifugiarsi in serbatoi animali (pipistrello e altri roditori)”.

Una raccomandazione, tra tutte, che si sente di dare alla comunità.

“Serenità. E controllo del panico. Che è ingiustificato perché non siamo di fronte a una pestilenza ma a una malattia che nell’80% dei casi va incontro a remissione spontanea e solo in una percentuale molto bassa (stimata intorno allo 1-2 per cento) è causa principale di mortalità. Eradicarla non sarà possibile, contenerla sicuramente sì. Per farlo, dovremo cambiare molti comportamenti che sembravano consolidati e non lo saranno mai più. Le pandemie non avvengono per nulla perché nulla avviene per caso, sono espressione della difficile ricerca di equilibrio di sopravvivenza tra le varie speci che popolano un pianeta sempre più povero di risorse per potersi automantenere”. 

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