Cronaca

Recuperato il fucile e avvistata la fiocina, sulla morte di Sanò non sembrano esserci dubbi

Un pescatore amico d'infanzia della vittima ha consegnato alla famiglia l'arma da pesca, un sub ha ritrovato l'attrezzo. Una sincope la causa del decesso. Ringraziamenti dei parenti a Nino Donato e Paolo Fiorentino

Giuseppe Sanò

L'inchiesta sulla morte di Giuseppe Sanò è in corso ma sulla fine dell'ex consigliere del VI Quartiere sembra non ci siano più dubbi. Ieri mattina un pescatore, Nino Donato, amico d'infanzia del 42enne vittima lunedì scorso di un'immersione in apnea nelle acque di Torre Faro, ha ritrovato sui fondali dell'area chiamata Palazzo il fucile con cui Sanò si era gettato in acqua sei giorni fa. Un sub ha anche avvistato la fiocina con la cernia che Sanò aveva colpito e nel tentativo di prenderla non è riuscito per il grande sforzo la risalita in superficie. I familiari, per ragioni di sicurezza, hanno vietato al sub di riprenderla. Appare ormai chiaro che si sia stata una sincope la causa che ha strappato Capitan Peloro alla vita. Gli inquirenti della Guardia Costiera, al momento, non hanno richiesto gli strumenti ritrovati per ulteriori analisi. Il fucile è stato consegnato alla famiglia mentre la fiocina è rimasta nelle acque di Torre Faro. I Sanò vogliono ringraziare pubblicamente Nino Donato per le ricerche e la vicinanza in questo particolare momento di dolore e Paolo Fiorentino, si tratta dell'uomo che per primo ha avvistato a galla la vittima e ha evitato che il corpo andasse a fondo. 

Solo esame esterno sul corpo di Sanò

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