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Martedì, 24 Maggio 2022
Cronaca

Via le mascherine anzi no, l'Italia è un "caso strano": a scuola le proteste

Il governo si è mosso in ritardo e ha scelto di nuovo la strada della prudenza mantenendo l'obbligo negli istituti scolastici e altri luoghi di svago. Come funziona all'estero

Dal 1° maggio in Italia non è più obbligatorio indossare la mascherina se ci si trova in un bar, un ristorante o un negozio, ma bisognerà invece continuare a mettere la Ffp2 per salire su autobus, metro, treni, traghetti o aerei. I dispositivi di protezione andranno indossati anche per entrare in cinema, teatri, palazzetti (non allo stadio), o per andare a visitare un parente in un ospedale o in una residenza per anziani. Nei luoghi di lavoro, pubblici e privati - fatta eccezione per ospedali e Rsa - l'obbligo non è stato prorogato ma i singoli datori potranno decidere di mantenere i protocolli vigenti che prevedono l'obbligatorietà. Anche a scuola le mascherine Ffp2 continueranno a essere utilizzate. Il governo ha dunque deciso di allentare le regole che però erano e restano più rigide di quelle in vigore in molti Paesi europei.

L'obbligo di mascherina negli altri Stati europei

In Francia ad esempio l'obbligo di indossare le mascherine al chiuso è caduto addirittura il 14 marzo. Le uniche eccezioni riguardano mezzi pubblici, strutture sanitarie, studi medici, farmacie e case di riposo (luoghi in cui basta comunque una chirurgica), mentre nei cinema e a scuola i dispositivi di protezione non sono più obbligatori (a differenza di quanto accade in Italia). In Germania la maggior parte delle restrizioni anti-covid sono state revocate già a inizio aprile, compreso l'obbligo di indossare i dispositivi di protezione nei luoghi al chiuso, fatta eccezione per i treni a lunga percorrenza e gli aerei. Inoltre, la maggioranza dei Lander mantiene l'obbligo di indossare maschere negli studi medici, nelle cliniche, nelle case di cura, negli autobus e nei treni.

Del Regno Unito è meglio non parlare: come sappiamo oltremanica hanno adottato un approccio molto meno prudente e già da gennaio le mascherine non sono più obbligatorie nei luoghi al chiuso, nemmeno sui mezzi di trasporto. Anche la Spagna si è mossa prima di noi: dal 20 aprile nel Paese è infatti caduto l'obbligo di indossare le mascherine in tutti i luoghi al chiuso, comprese le scuole. Restano esclusi i mezzi di trasporti, gli ospedali e le case di cura.

Da qualche giorno l'obbligo di mascherina al chiuso (scuole comprese) è caduto anche in Portogallo, mentre in Belgio il governo ha deciso di allentare le misure già lo scorso 7 marzo. Non fanno eccezione Olanda e Danimarca che hanno detto addio all'obbligo in tutti i luoghi (o quasi), così come la Svezia che come sappiamo fin dall'inizio della pandemia ha preferito raccomandare piuttosto che imporre. Discorso simile in Svizzera che ha abolito (dal 1° aprile) l'obbligo di mascherina perfino sui mezzi pubblici, a differenza della vicina Austria (unica parziale eccezione) dove invece è necessario ancora oggi indossare la Ffp2 sui mezzi di trasporto, nelle farmacie e nei supermercati, ma non nelle scuole (dove si può stare senza mascherina).

Una decisione frutto di un compromesso

Insomma, è inutile stare a farla troppo lunga: è evidente che in Italia il governo si è volutamente mosso in ritardo rispetto a molti altri Paesi (praticamente tutte le nazioni passate in rassegna), così come è lampante che il ministro della Salute Speranza abbia optato ancora una volta per la linea della prudenza prorogando l'obbligo anche nelle scuole e in altri luoghi al chiuso (cinema, teatri, sale da concerto etc) almeno fino al 15 giugno. Alla fine, dopo lunghe discussioni, l'esecutivo ha deciso sì di allentare le regole (nonostante il parere contrario di molti virologi e infettivologi, nonché di diverse associazioni di camici bianchi) ma adottando comunque una soluzione di compromesso, laddove in molti Stati europei le misure anti-Covid sono ormai solo un ricordo.

"Siamo gli unici a mantenere le mascherine a scuola"

Le proteste non sono mancate. I genitori della Rete nazionale Scuola in Presenza fanno notare che ormai "siamo ormai gli unici in Europa e fuori dall'Europa a pretendere l'utilizzo delle mascherine dentro la scuola", mentre la presidente del Coordinamento Genitori Democratici, Angela Nava, ha spiegato che "da più parti soprattutto per la scuola primaria si sperava in un abbandono delle mascherine, che hanno avuto un percorso discusso e discutibile nei mesi scorsi rispetto alla loro reale efficacia, all'adeguatezza per i più piccoli, alla costrizione fisica, e non solo, prodotta. In un clima di 'liberi tutti' – dice Nava - ci si aspettava una riflessione più generosa nei confronti dei nostri minori". 

"La Ffp2 obbligatoria al cinema, ma non negli ospedali"

Parole ben più dure quelle che arrivano invece dall'Anec, l'associazione nazionale esercenti cinema: "Mentre negli ospedali e nelle RSA basta indossare la mascherina chirurgica, e mentre nei supermercati e nei bar e ristoranti l'obbligo decade del tutto, cinema e teatri restano vincolati alla mascherina FFP2: un segnale pericoloso, l'ennesimo che discrimina i luoghi di spettacolo" si legge in una nota pubblicata sul sito dell'associazione. Da qui la decisione di inviare due lettere, una indirizzata al premier Draghi e un'altra a Mattarella, per evitare la "condanna inesorabile delle sale cinematografiche italiane".

Nella missiva indirizzata al presidente del consiglio, viene sottolineato che nel 2020 il settore ha registrato perdite per oltre il 70%, mentre nel 2021, "unico caso in Europa, ha ulteriormente perso il 12% sull'anno precedente e dopo 4 mesi, il 2022 si attesta ancora ad un -60% sul 2019, mentre in Europa gli ingressi perdono non oltre il 30%". Secondo i gestori "così si muore. La cultura in sala che, non dimentichiamolo è anche impresa, non è più garantibile a queste condizioni".

Fonte: Today.it

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