Cronaca

Femminicidio di Furci Siculo, celebrata la prima udienza per la morte di Lorena Quaranta

Questa mattina il dibattimento in corte d'Assise. Davanti al giudice Massimiliano Micali l'escussione dei testimoni convocati dal pubblico ministero. Difesa valuta richiesta nuova perizia psichiatrica su De Pace

Si è svolta questa mattina la prima udienza del processo sulla morte di Lorena Quaranta. Sul banco degli imputati il fidanzato Antonio De Pace, che secondo la ricostruzione degli inquirenti, la notte del 31 marzo scorso, ha tramortito e poi strangolato la fidanzata al termine di un litigio.

In corte d'Assise sono stati ascoltati i primi testimoni chiamati in causa dal pubblico ministero Roberto Conte. Davanti al giudice Massimiliano Micali sono comparsi i genitori e i parenti di Lorena, insieme agli amici della coppia, i vicini di casa e ai carabinieri intervenuti nel piccolo appartamento di Furci Siculo. Collegato in videoconferenza Antonio De Pace, per il quale lo scorso dicembre il tribunale aveva respinto la richiesta di rito abbreviato e la perizia psichiatrica. Quest'ultimo esame potrebbe essere nuovamente richiesto dalla difesa del ragazzo in virtù dell'analisi affidata a dei consulenti esterni. 

Secondo il racconto dei testimoni, Antonio e Lorena erano una coppia felice e nulla avrebbe mai fatto presagire la tragedia che si è invece verificata. La prossima udienza si terrà mercoledì 16 giugno con l'audizione di nuovi testimoni sempre richiesta dall'accusa. I familiari di Lorena Quaranta, parte civile insieme a sette associazioni a tutela della donne,  sono assistiti dall'avvocato Giuseppe Barba. A difendere Antonio De Pace, i legali Bruno Ganino e Salvatore Silvestro, quest'ultimo subentrato al posto di Ilaria Intelisano. 

La vicenda

La notte del 31 marzo Lorena Quaranta è morta dopo essere stata strangolata. Tutto questo al termine di una lite con il fidanzato, iniziata la sera prima e terminata poi in tragedia nell'appartamento di Furci Siculo in cui i due abitavano. Poi il tentaivo di suicidio di De Pace che si è procurato dei tagli prima di chiamare i carabinieri. Alla base sembra esserci una sola "giustificazione", inusuale quanto agghiacciante: uno stato d'ansia che da giorni avrebbe tormentato il 27enne, provocato dalla paura di essere stato contagiato dal coronavirus insieme alla stessa Lorena. Ipotesi successivamente smentita dai tamponi effettuati su entrambi dal personale sanitario. 

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