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Così Sparacio nel 2013 provò a decidere il sindaco: "A Calabrò i voti glieli ho fatti prendere tutti qua"

I retroscena dell'operazione "Provinciale" che ha portato all'arresto di 33 persone. Nelle intercettazioni il boss di Fondo Pugliatti, a colloquio con l'aspirante consigliere Summa, parla anche del ballottaggio di otto anni fa. L'ex candidato però si dice estraneo alla vicenda

Negli interessi del clan Sparacio non c'erano solo le elezioni comunali 2018, con l'aiuto al candidato consigliere Natalino Summa in cambio di diecimila euro, ma anche quelle del 2013. E' quanto emerge dall'ordinanza firmata dal Gip Maria Militello relativa all'operazione Provinciale, culminata con l'arresto di 33 persone. 

Il riferimento è ai presunti voti raccolti a Fondo Pugliatti da Felice Calabrò, all'epoca candidato per la poltrona di sindaco, persa poi al ballottaggio con Renato Accorinti. A raccontarlo è lo stesso Sparacio durante un colloquio con Summa, in corsa per un ruolo in consiglio comunale nella lista di Antonio Saitta e poi sostenitore dell'attuale sindaco Cateno De Luca al ballottaggio. Summa riuscì a raccogliere 350 voti che non furuno però sufficienti ad approdare a Palazzo Zanca. Adesso è indagato, insieme al padre Antonino, per scambio elettorale politico-mafioso.

"L'80% li ha presi tutti qua, al Fondo Pugliatti", si legge nelle intercettazioni dei carabinieri. Tesi ribadita anche da Mario Alibrandi, intestatario della società Asd Biliardi Sud” nella cui sede avviene il colloquio con Antonino e Natalino Summa. "Per mostrare il bagaglio di voti a disposizione nel rione Pugliatti - ricostruiscono gli investigatori - Alibrandi dice ai Summa che Felice Calabrò, anche se non è salito, ha preso dai quattrocento ai seicento voti nella zona sottoposta al loro controllo". "Dove li ha presi i voti? Tutti qua li ha presi...poi non è salito, non è salito ma... ma quei quattrocento voti glieli ho fatti prendere qua, glieli ho fatti prendere sicuro". Riguardo la vicenda, Felice Calabrò (non indagato), contattato telefonicamente dalla redazione di MessinaToday, si è detto totalmente estraneo ma ha preferito non rilasciare ulteriori commenti.

I buoni benzina in cambio dei voti

Sparacio propone successivamente a Summa di utilizzare buoni benzina per convincere i cittadini a votarlo. Un metodo - secondo quanto ricostruito dalla Procura - già utilizzato in occasione della campagna elettorale alla Regione di un altro candidato. "Fai cinque milioni di buoni benzina a diecimila lire e a ventimila lire, io glieli ho dato a tutti, tutte le madri di famiglia del Fondo Pugliatti, lo sai quello che ho combinato con una di Milazzo alla Regione, questa ha investito un paio di lire, dice, gli ho detto daglieli tutti a Pippo... siamo andati là e ci ha fatto tutti i buoni benzina, glieli ho dati a tutto il Fondo Pugliatti, diecimila lire e ventimila lire".

Un suggerimento che Antonino Summa ritiene pericoloso, ma che al figlio Lino, candidato al Comune "appare propenso per ottenere voti". Sparacio poi rassicura i due sulla possibilità di recuperare preferenze anche in altre zone della città "grazie ai contatti che ha con il rappresentante di Mangialupi,  il figlio Benedetto, che si identifica in Giuseppe Aspri "siamo andati a Mangialupi...si parla con il figlio di Benedetto, con altre persone, con altra gente e si fa").

"E per la zona di Maregrosso si rivolgerà a Giovanni". "Se vado a Giostra e gli dico a un amico che...i venti, trenta voti te li dò..., Mangialupi, la stessa cosa a Santa Lucia per esempio...in una sala a Santa Lucia gli giovava la televisione e gliel'ho data, gli ho fatto questo e quello...nel lavoro uno deve essere...se io salgo là e gli dico, senti Nino...").

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