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Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto

Papà arrestato per violenza sessuale sulla figlia minore: "Non l'ho mai toccata, forse violato il mio account"

Il cinquantacinquenne si difende e nega ogni addebito dopo l'arresto scaturito dall'inchiesta sul gruppo telegram "Famiglie da abusi" in cui, secondo l'accusa, un gruppo di pedofili si scambiavano foto e video. Chiesta la scarcerazione al Tribunale del Riesame. Ventuno le foto sott'accusa

“Non l'ho mai toccata”. Nega ogni addebito e avanza l’ipotesi che il suo account sia stato violato, l’uomo accusato dalla procura di Messina di violenza sessuale nei confronti della figlia minore e di aver convidiviso poi le immagini in un gruppo chiuso di Telegram denominato “Famiglie da Abusi”.

E' questo infatti il nome scelto da una sorta di banda di padri che sulla chat segreta si scambiavano contenuti espliciti che coinvolgevano i componenti delle loro famiglie, compresi i figli, ripresi mentre subivano abusi in momenti intimi catturati di nascosto.

L’avvocato che assiste il 55enne messinese residente da anni a Barcellona Pozzo di Gotto, Alessandro  Cattafi, ha presentato oggi richiesta di scarcerazione al tribunale del Riesame. Chiede la scarcerazione e in alternativa che venga applicato solo l’allontanamento e la detenzione domiciliare a Palermo, a casa della madre dell’uomo per il quale la Procura della Repubblica di Messina, subentrata per competenza giurisdizionale alla luce delle risultanze investigative partite dalla Procura di Roma, ha chiesto ed ottenuto dal Gip l'emissione della misura della custodia cautelare in carcere per i reati di violenza sessuale in danno di minore e produzione di materiale pedopornografico. Anche per la moglie dell’uomo, coindagata e difesa dall’avvocato Tommaso Calderone, è stato disposto l’allontanamento dalla casa coniugale e il divieto di avvicinamento alla figlia che si trova ora con i nonni materni presso l’abitazione familiare. Attualmente, l’uomo si trova ristretto al carcere di Enna.

Ventuno le immagini sott’accusa a carico dell’uomo che secondo il legale che lo rappresenta non costituiscono prove schiaccianti in quanto poco chiare, comunque in gran parte riconducibili ad un ambiente domestico senza scene di pornografia. “Solo due foto - spiega a MessinaToday - mostrerebbero organi genitali non riconducibili a qualcuno in particolare in quanto non si vede viso e corpo”.

L’uomo aveva ricevuto avviso di garanzia ad ottobre dalla procura di Roma che aveva proceduto con la prima perquisizione in casa e poi  trasmesso gli atti per competenza a Messina.

Cinque le persone che sono state arrestate la settimana scorsa dai poliziotti del servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni attraverso il Centro nazionale di contrasto alla pedopornografia online. Gli arrestati provengono da Roma, Bologna, Brescia, Messina e Napoli. Nel corso delle indagini sono state denunciate altre 2 persone, uno della provincia Roma e un dipendente comunale di Napoli.

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