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Martedì, 17 Maggio 2022
Politica

Nuovo Piano di riequilibrio, De Luca sfida al confronto pubblico il commissario

La decisione di Leonardo Santoro di mettere in soffitta gli atti finanziari dell'ex amministrazione scatena le polemiche. Intanto il laboratorio politico Messinaccomuna intende dire la sua sui risultati raggiunti dalla giunta uscente

Sul Piano di riequilibrio l'ex sindaco De Luca sfida al confronto il commissario del Comune Leonardo Santoro. Quest'ultimo, infatti, ha già annunciato di non voler seguire gli atti finanziari della precedente amministrazione da consegnare alla Corte dei Conti per evitare il dissesto economico dell'ente ma di volerne presentare uno nuovo grazie al decreto milleproroghe che consente di prendere altro tempo. 

Il commissario Santoro ancora critico con l'ex giunta

“Non consento a nessuno di mettere in discussione i risultati raggiunti senza scendere nel dettaglio" - ha detto l'ex primo cittadino - non posso accettare,che si tenti di sporcare il mio lavoro offrendo agli sciacalli, che in questi anni sono stati a guardare, l’opportunità di cavalcare l’onda di una bugia che rischia di travolgere Palazzo Zanca. Il piano di riequilibrio, prosegue De Luca, lo conosciamo io, Federico Basile e la segretaria generale Rossana Carruba.  Dalle dichiarazioni del commissario Santoro emerge infatti una profonda ignoranza sul tema a partire dalla terminologia usata. Invito il commissario al confronto e a spiegare nel dettaglio dov’è il problema nel piano di riequilibrio. Mi aspetto - prosegue De Luca - che il commissario dica nel dettaglio tecnico dov’è la risorsa che non c’è, dov’è il debito che non è stato ripianato. Il commissario Santoro mi deve spiegare quali sono i punti critici nel piano di riequilibrio.  Alla città di Messina voglio spiegare ancora una volta la differenza tra ciò che ho fatto io e ciò che ha fatto chi mi ha preceduto". 

Le critiche di Messinaccomuna all'ex giunta

Intanto sul lavoro dell'ex giunta il laboratorio politico Messinaccomuna, vicina all'ex sindaco Accorinti, ha iniziato, a puntate, gli interventi sui risultati raggiunti dall'amministrazione uscente:

• Riequilibrio finanziario – Il precedente sindaco ha fatto approvare un piano che lui stesso ha denunciato come sovradimensionato; appena il piano è arrivato al giudizio della Corte dei Conti, ne ha bloccato la valutazione aggrappandosi all’ultimo istante alla possibilità di rimodularlo. Tre anni e otto mesi persi sul più importante atto contabile del Comune appresso a debiti che nel piano, secondo lo stesso Sindaco, non dovevano starci.

• Partecipate – Il programma elettorale ne prometteva l’abolizione. Ne ha invece creato 4 nuove, imponendo ai cittadini, in contrasto alla legge Madia, costosi Consigli di Amministrazione, la cui composizione ha rivelato criteri non rispondenti all’interesse dei cittadini e della città. Scandaloso il caso della Patrimonio SpA, totalmente e costosamente inoperativa, ossia inutile. 

• Debiti verso partecipate – Ha codificato l’illusione che basta mandare in fallimento le società per evitare di pagare il dovuto (ATM, MessinAmbiente, ATO ME3, altre). Ha dichiarato di aver annullato gli accantonamenti e stanziamenti di bilancio prudenzialmente disposti in precedenza, lasciando il Comune esposto alle pretese creditorie, senza riserve finanziarie per approcci transattivi ai contenziosi (presenti e/o futuri). Tre anni e otto mesi persi, con aggravamento del rischio finanziario per la città.

• Provvedimenti Salvamessina – La più gran parte è lettera morta (incluse le liquidazioni delle partecipate, al palo e senza risorse). Un esempio: il “baratto amministrativo”, usato per cancellare gli sgravi sociali alla TARI, che, data, l’incapienza dei contribuenti prevengono buchi di bilancio. Due proposte di regolamento hanno dovuto essere revocate perché incompatibili con la legge. Riunioni di Commissione, confronto con la società civile, promessa di tavoli congiunti mai realizzati, ipotesi rimasta lettera morta.

• TARI – Il programma elettorale prometteva che sarebbe scesa drasticamente; è salita di circa 20 milioni. E ad agosto 2021 ha tentato di farla aumentare di altri 6 milioni, con informazioni fuorvianti inserite in atti pubblici. Fortunatamente il Consiglio ha respinto al mittente e le sceneggiate di De Luca (con l’incitazione ad “andarli a prendere a casa”) sono rimaste lettera morta.

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