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Asp via del Vespro

Asp via del Vespro

Via del Vespro, dagli ingressi al punto di primo intervento: i paradossi dell'ambulatorio più “pazzo” del mondo

Due ingressi, uno al “termoscanner” ma l'altro porto di mare. Il centro è anche un punto di primo intervento con due medici che non possono ricevere al pubblico. I paradossi della struttura

Un ingresso principale presidiato da una addetta al controllo del pubblico con il termoscanner e uno secondario aperto a tutti. Il paradosso avviene nei locali del poliambulatorio dell'Asp in via del Vespro, dove proprio sotto gli occhi del personale medico, la normativa anti-covid viene applicata ad intermittenza. L'accesso principale, adibito a ingresso per il pubblico, è da una settimana sotto il controllo di una dipendente che rileva la temperatura a tutti gli utenti.

Situazione ben diversa, invece, in via Ugo Bassi dove l'ingresso normalmente riservato ai disabili, si è trasformato in una via di accesso secondaria, con una porta completamente spalancata che accoglie chiunque voglia accedere ai locali, anche eludendo la rilevazione della temperatura. Qui soltanto un erogatore di gel disinefettante rappresenta l'unico baluardo del contrasto al contagio da coronavirus. 

"Ancora i dirigenti non hanno deciso quale dei due ingressi riservare all'utenza", spiega l'addetta al termoscanner. "Io non posso certamente dividermi fra due ingressi essendo stata l'unica delegata a rilevare la temperatura di chi accede al locale". A completare il quadro una cartellonistica informativa completamente sbagliata. Da via del Vespro, infatti, viene indicato l'ingresso come adibito al solo "personale", in totale confusione rispetto a quanto accade nella prassi, cioè che tutti possono accedere all'edificio. In via Ugo Bassi, invece, nessuna precisazione.  

Nella stessa struttura, ci sono state nei giorni scorsi più di una segnalazione legata agli assembramenti all’ufficio ausilio e presidi a piano terra, dove si ritirano le autorizzazioni. Ma non è l'unica contraddizione della struttura. All'interno, infatti, è presente il Punto di primo intervento con due medici a tempo pieno da lunedì al venerdì che non potrebbero ricevere il pubblico. A chiedere la riapertura del Ppi era stato l’ex direttore sanitario Domenico Sindoni che nel frattempo si è dimesso. Il presidio è rimasto aperto ma non potrebbbe ricevere pazienti se non con specifica disposizione. Nel frattempo campeggia il cartello “Ppi chiuso causa coronavirus”.

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