Clan e massoneria, il ruolo dell'avvocato Pittelli: “Può rendere favori ai boss spendendo le entrature all'Università”

Nelle 1300 e passa pagine dell'ordinanza “Rinascita-Scott”, le dichiarazioni dell'ex maestro venerabile Virgiglio, che ha mosso i primi passi fra i grembiulini messinesi e quelle rese dal pentito Mantella nel 2016 sull'ex parlamentare di Forza Italia

C’è anche un messinese fra gli indagati dell’inchiesta “Rinascita Scott” della Dda di Catanzaro con 334 ordinanze,  260 in carcere, 70 ai domiciliari e 4 divieti di dimora, che sta aprendo scenari in tutta Italia sulle complicità e le connivenze all’ombra della ‘ngrangheta e della massoneria deviata e non.

Si tratta di Paolo De Domenico, classe 1969, accusato del capo A, quello  previsto e punito dall'art. 416 bis del codice penale. Secondo gli inquirenti, De Domenico ha preso parte - con altre persone non ancora individuate - all'associazione di stampo mafioso operante su tutto il territorio calabrese e figura nel clan di Zungri che vedeva nel ruolo apicale Giuseppe Antonio Accorinti. Avrebbe contribuito all'imposizione delle regole dettate dalla consorteria all'interno dell'Istituto Penitenziario di Vibo Valentia.

Comandavano anche in Ateneo, l'esame a Messina della figlia del boss

Ma non è l’unico riferimento che porta alla città dello Stretto nell’inchiesta coordinata dal procuratore Nicola Gratteri. Ancora più inquietanti appaiono le dichiarazioni del collaboratore di Giustizia Andrea Mantella che, nell'interrogatorio del 17 giugno 2016, riferisce sul ruolo dell’avvocato Giancarlo Pittelli, diventato punto di riferimento di quello che viene indicato come “il supremo”, il boss assoluto Luigi Mancuso.  L’ex parlamentare di Forza Italia “aveva una doppia appartenenza, una "pulita" con il Goi (Grande Oriente d'Italia) del distretto catanzarese e poi una loggia coperta, "sussurrata". 

Il contenuto dell'interrogatorio di Mantella – secondo gli inquirenti - è di estremo rilievo perché dà conferma di un dato emerso  in tutte le vicende rappresentate nella mega inchiesta: “i rapporti e i legami - si legge nell'ordinanza - che l'avvocato può utilizzare per rendere favori ai boss “spendendo le entrature all'Università di Messina, piuttosto che presso vari ospedali italiani”.

Uno di questi favori sarebbe quello che riguarda Teresa, la figlia di Lugi Mancuso, studentessa di medicina all'università di Messina, che non riusciva a superare l'esame di "istologia". Con la mediazione dell’avvocato Candido Bonaventura - secondo il racconto dello stesso Pittelli - sarebbe stato possibile rassicurare la ragazza facendola incontrare direttamente col rettore Salvatore Cuzzocrea. Incontro categoricamente smentito dal rettore su Meridionews (“non so davvero di cosa si stia parlando, con queste persone non ho mai avuto nessun rapporto”) e anche dall'avvocato Candido Bonaventura, che spiega di conoscere da anni Pittelli: “Ho sempre creduto fosse una persona perbene, sono sicuro che ne verrà fuori da questa storia”. La signorina? “L'ho conosciuta, ma non sapevo di chi fosse figlia. Era insieme ad altri ragazzi, credevo fossero collaboratori del collega”, e anche se sapeva che avevano avuto qualche problema con gli esami non ci sarebbe stata alcuna richiesta di agevolazione “d'altra parte, se fosse arrivata, non avrei fatto nulla, io non mi occupo di università”.  

Nelle 1300 pagine di ordinanza si torna a parlare dell'università di Messina, citata anche dell’imprenditore Cosimo Virgiglio, già ai vertici della massoneria italiana ed ex fiancheggiatore della potente cosca dei Molè della Piana di Gioia Tauro. Agli atti, un interrogatorio del 2016.

Virgiglio, che è stato maestro venerabile, ha mosso i suoi primi passi nella massoneria a Messina, tra il 1990 e 1993, appena finita l’Università, all’interno del Goi e del “Santo Sepolcro”. Alla Dia di Reggio Calabria, sempre nel 2016, svela oltre gli interessi del boss Rocco Molè per accaparrarsi parte dei cantieri del Ponte sullo Stretto, anche la fitta rete di relazioni tra imprenditori, politici, clan e massoneria soffermandosi sul mercato degli esami gestito dai grembiulini deviati di Messina.

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Il  variegato mondo della massoneria messinese torna così di nuovo sotto la lente d’ingrandimento della magistratura. Ci avevano già provato l’allora pm Piero Mondaini, poi il sostituto della Procura nazionale antimafia Carmelo Petralia e nel 2008 anche la procura guidata da Luigi Croce. Tutte le volte, la strada imboccata portava dritta all’Università di Messina accendendo i riflettori non solo sugli esami ma anche su incarichi, borse, docenze e posti di prestigio.

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