Cronaca

Il Covid fa ancora più paura nelle baracche, Asp: "Gestire un focolaio sarebbe un enorme problema"

L'appello alle istituzioni del direttore generale Bernardo Alagna dopo la relazione e un nuovo sopralluogo a Fondo Fucile. La pandemia riaccende i riflettori sulle precarie condizioni igieniche di oltre 7mila persone. Screening con i tamponi insufficienti per scarsa partecipazione

"Sarebbe un grosso problema gestire un focolaio all'interno delle baraccopoli". E' quanto ripetuto ancora una volta da Bernardo Alagna, direttore generale facente funzione dell'Asp, al termine di un nuovo sopralluogo a Fondo Fucile. Una vera e propria emergenza sanitaria che la stessa Azienda Sanitaria Provinciale aveva messo nero su bianco in una relazione di due giorni fa. Nulla di nuovo: le condizioni precarie in cui 7mila messinesi vivono da decenni sono note a tutti, ma la mianccia del Covid ha aumentato i rischi.

"Le baracche non sono idonee ad ospitare persone - ha detto Alagna - specialmente i soggetti più deboli. Il Covid ha portato una criticità in più da gestire e un eventuale focolaio sarebbe veramente un problema enorme vista la promiscuità riscontrata nella zona. Le istituzioni devono fare presto, seguiamo con attenzione l'iter della proposta di legge che il Parlamento sta valutando". E rischiano di rivelarsi insufficienti i rimedi fin qui adottati dall'Asp per fronteggiare l'emergenza. "Noi teniamo sotto controllo la situazione - ha spiegato Alagna - nel breve termine possiamo organizzare ulteriori screening attraverso i tamponi, ma la partecipazione è stata scarsa finora. Scontiamo poi una difficoltà a censire tutti gli abitanti dal punto di vista sanitario, in molti non hanno scelto il medico di famiglia e non risultano nelle schede anagrafiche".

Un rischio igienico-sanitario concreto anche nelle aree dove insistono le baracche rimaste disabitate ma ancora non demolite. L'ultimo esempio in tal senso è quello di Camaro Sottomontagna, dove all'interno dei manufatti, utilizzati come discariche, trovano rifugio anche i drogati. Arisme ha avviato l'iter per appaltare i lavori di demolizione, ma la situazione resta allarmante anche per chi abita nelle vicinanze. "Al momento il nostro focus - ha detto il dirigente dell'Asp - è sui soggetti fragili che continuano a vivere nelle baraccopoli, ma è chiaro che i rischi possono riguardare anche l'intera popolazione della zona".

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