Cronaca

Coronavirus, il figlio di una anziana della casa di riposo Come d'incanto: “Mia madre sta morendo, mandate rinforzi agli infermieri”

La lettera appello per aiutare i “sopravvissuti” finiti in ospedale. “Continuiamo impotenti ad assistere al crollo psicologico dei poveri anziani, come se già fossero condannati a morte e che rischiano di morire paradossalmente perché si lasciano andare piuttosto che per colpa del covid-19”

Un incubo che continua quello degli anziani della Casa di riposo Come d’incanto, trasferiti nei vari presidi Covid dopo essere risultati positivi ai tamponi.

Uno dei focolai di Coronavirus che ha fatto pagare il prezzo più alto alla città, registrando tanti decessi.  Ma resta ancora tanta sofferenza per gli anziani che oggi si ritrovano in ospedale senza punti di riferimento, senza poter vedere i propri cari, smarriti e forse anche inconsapevoli. Una sofferenza che strazia i figli, i nipoti che assistono impotenti e nulla possono fare per aiutarli, confortarli, dare assistenza. Figli che temono di non poterli vedere mai più. Perché la paura e la solitudine può uccidere come un virus. Lo spiega bene il figlio di una delle tante anziane della Casa di riposo che si trova ora ricoverata all’ospedale Cutroni Zodda. Ecco la sua lettera-appello.

I nostri anziani stanno crollando, vi prego di mandare rinforzi agli infermieri

“Dopo l'incubo degli ultimi drammatici giorni trascorsi nella casa di riposo di Messina “Come d'incanto", i nostri cari trasferiti nel Centro Covid Cutroni-Zodda di Barcellona e probabilmente, analoga situazione  anche presso altri centri covid, adesso si ritrovano dentro un altro terribile incubo. 

Principalmente gli anziani non gravi e coscienti, che si ritrovano di punto in bianco, portati da una casa ad una stanza blindata di ospedale, terribilmente soli con quelle tute bianche senza volto  e senza più il minimo conforto o contatto con gli affetti dei propri cari, neanche telefonico, per appigliarsi almeno alle loro voci e ricevere quel minimo di ricarica vitale dai loro figli e nipotini, che consentirebbe loro di sentirsi amati, rincuorati, non abbandonati e stimolati a non mollare.  

Questa è l'ulteriore situazione straziante che stiamo continuando a vivere, giorno dopo giorno ormai da 8 giorni dal ricovero. Nonostante il personale infermieristico, ritrovatosi notevolmente sovraccaricato dall'improvviso dal numero di ricoveri,  fornisca  l'assistenza prevista,  loro malgrado, hanno poco spazio per il conforto psicologico e per occuparsi di quelle piccole attenzioni come ad esempio aiutare gli anziani che hanno con se il cellulare a contattare o rispondere alle chiamate dei loro cari che cercano disperatamente di fare arrivare loro un messaggio di forza e vicinanza. 

Nel frattempo, continuiamo impotenti ad assistere al crollo psicologico dei poveri anziani, come se già fossero condannati a morte e che rischiano di morire paradossalmente perché si lasciano andare piuttosto che per colpa del covid-19.

Per questo lanciamo un appello di aiuto, per i nostri cari e per gli anziani in analoga situazione drammatica.  Preghiamo i responsabili, istituzioni e chiunque possa intervenire per inviare rinforzi di personale infermieristico a cui scarseggiano anche i presidi di protezione personale, al centro covid Cutroni Zodda e altri centri ove sussista analogo dramma.

Immaginate di avere la vostra mamma, papà, zii, nonni soffrire così. Cosa fareste?”

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