Infanzia e diritti dei minori, Costantino: “Da qui parte la sfida contro dispersione scolastica e povertà”

Il Garante mette attorno a un tavolo assistenti sociali, avvocati, psicologi e medici. Il convegno al Palacultura con i dati choc su Messina e le basi del protocollo per cominciare dalle scuole una nuova politica sociale

I Garante dell'Infanzia, Angelo Costantino

Aula stracolma, duecento convegnisti fra assistenti sociali, avvocati, psicologi e medici. E poi tantissime associazioni e club che in questi mesi hanno supportato l'ufficio del Garante dell'infanzia, Angelo Costantino, colui che ha avuto la forza e la determinazione di metterli tutti attorno ad un tavolo. Tema affrontato al Palacultura, “I diritti del Minore nei procedimenti civili e penali”. 

D. Dottore Costantino, è andata come si aspettava?

R. “E' andata meglio. La cosa più bella? La grande partecipazione che dimostra il  forte bisogno di ritrovarsi attorno ad un tavolo e fare qualcosa per Messina. E poi, c'è stato un livello altissimo, qualificato di proposte, suggerimenti e analisi che diventeranno il nostro punto di partenza”.

D. Lei però ha aperto i lavori con cifre sconfortanti.

R. “Purtoppo sì, ma la realtà va guardata bene in faccia. C'è una dispersione scolastica assolutamente allarmante. Il 34 per cento dei ragazzi dai 14 ai 18 anni non vanno più a scuola. Sulla povertà ho portato un dato statitisco nazionale di un milione e 800 mila poveri, ma sono prevalentemente concentrati al Sud. Di questi, 800 mila sono in stato di assoluta povertà. Un calcolo che passa da tre dati: dimensione abitazione, possibilità di riscaldare le abitazioni e i pasti. Ne viene fuori che solo  i bambini che riescono a frequentare le mense scolastiche, mangiano bene. Gli altri patiscono, se non la fame, quantomeno una cattiva alimentazione. A Messina, i poveri in questo stato di privazione sono circa mille e di loro si curano in questo momento qausi esclusivamente associazioni di volontariato e la chiesa”. 

D. E le istituzioni dove sono?

R. “Le istituzioni sono concentrate soprattutto nelle aree periferiche della città, con evidente richio igienico-sanitario. Questo dato lo abbiamo confrontato con il numero di reati dei minori e sono strettamente connessi. Al povero, all'abbandono scolastico e al basso livello di istruzione dei genitori corrispondono quasi irrimediabilmente i rischi di azioni illecite già in adolescenza e quindi poi da adulti...”.

D. Non è confortante, questo significa che l'unica prevenzione possibile passa a questo punto dalla possibilità di riscatto sociale. La vedo dura.

R. “Lo è. Da una parte l'istruzione, dall'altra il benessere economico: queste la strada principe da percorrere. E qui entrano in campo naturalmente politiche di altro tipo. Ma dobbiamo partire da quello che possiamo fare noi da subito. E non è poco. Un altro dato su tutti su cui riflettere è che ogni anno si aprono seicento fascicoli di procedimenti civili, vale a dire pratiche che costringono il tribunale a provvedimenti di tutela come affidamento alle comunità o al servizio sociale a dimostrazione delle difficoltà forti delle famiglie nel loro complesso”.

D. Vuol dire che li tolgono alle famiglie per le difficoltà economiche?

R. “In realtà quello è il disagio che poi scatena gli altri anche nel contesto familiare. Lo ho datto egregiamente il procuratore Andrea Pagano che bisogna pensare ad un altro modo di lavorare da un punto di vista sociale, assistendo ed educando nei loro stessi contesti. Con una politica sociale nuova, che sono tra l'altro è anche quella più economica”.

D. Ma fare entrare nei contesti familiari “estranei” visti fino ad oggi quasi come nemici, non sarà facile.

R: “Vero. Per questo è opportuno fare rete e formazione. Anche qui un contributo è arrivato dal'avvocato Piero Luccisano e dal presidente del Tribunale di Reggio Calabria, Roberto Di Bella che si sono soffermati sulla specializzazione, dall'avvocato all'assistente sociale. Perchè sono i primi a doversi formare sulle tematiche specifiche dei minori”.

D. A proposito di specializzazioni, il  direttore del centro giustizia minorile regionale, Rosanna Gallo, ha messo in evidenza che mancano comunità specializzate nel trattamento di disturbi per i minori.

R. “Sì, è venuta fuori anche l'emergenza di minori con disturbo mentali, soprattutto per l'utilizzo di sostanze stupefacenti, e c'è una carenza nel territorio di comunità specializzate. Mancano insomma le comunità terapeutiche, ci sono solo quelle socio-assistenziali, di accoglienza, di tipo educativo ma per minori che non hanno disturbi specifici”.

D. Era presente al convegno il presidente del tribunale dei minori, Michele Saja, tanta esperienza nel settore. E' stato premiato. So che è stato un punto di riferimento non solo i primi passi come Ufficio del Garante dei minori.

R: “Mancherà quando andrà in pensione. E' stato il momento più emozionante quello del premio consegnato da Monsignor Cesare di Pietro al presidente Saja. C'è stato il silenzio in sala quando è entrato, 22 anni al tribunale dei minorenni e quasi quaranta nella magistratura vissuta con umanità e professionalità. Un premio che è stato un piccolo segno di riconoscenza per tutto ciò che mi ha insegnanto negli anni di servizio presso il suo ufficio. La città di Messina dovrebbe essergli grata per l'impegno, la dedizione ai minori bisognosi e per lo stile sempre improntato al rispetto di ogni professionalità e di ogni persona. Questa anche la motivazione del premio. Saja al convegno  ha richiamato la convenzione dei diritti del fanciullo e ha rassicurato che le normitave si ispirano pienamente ai principi della convenzione. In primo luogo il superiore interesse del minore e l'ascolto del minore. Anche ogni provvedimento del presidente si è ispirato a questi due principi”.

D. E adesso? I prossimi passi?

R. “Adesso quello che noi faremo è l'invio degli atti del convegno all'autorità Garante. La prossima settimana si firmerà il protocollo di intesa elaborato insieme al procuratore Pagano e al servizio sociale comunale e al tribunale dei minorenni”.

D. Ci può anticipare i passi più importanti del protocollo?

R. “Due in particolare. Prevede per l'autorità giudizaria, l'accesso diretto al servizio sociale comunale con le sue cancellerie, vale a dire che nelle situazioni ad altissimo rischio metterà a disposizione la propria polizia giudiziaria a supporto delle assistenti. Atro aspetto importante, è che tutti gli atti che appartengono al fascicolo di un minore - che sono già in possesso della procura - saranno messi a conoscenza anche del servizio sociali. Un modo per fare rete e non perdere tempo nella conoscenza delle problematiche. L'ufficio del Garante per l'infanzia, invece, lavorerà soprattutto sulla prevenzione, a partire dalle scuole e sempre con il supporto della procura. Sono previsti  convegni e attività nelle scuole di prevenzione. Con più obiettivi che vanno dalla riduzione dall’altissimo tasso di abbandono scolastico per arrivare alla prevenzione delle nuove dipendenze”.

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