Giovedì, 18 Luglio 2024

VIDEO | Giustizia, non c’è fine per il caso Carità: “Ogni volta che entro in Tribunale il mio cuore si spezza ancora di più”

Il lungo iter processuale che a 26 anni dalla tragedia che ha causato quattro vittime non ha portato ad alcun risarcimento. Il racconto del figlio che si prepara all’ennesimo round giudiziario

Non è bastata l'ultima sentenza della sezione civile del Tribunale a mettere la parola fine su una vicenda giudiziaria cominciata nel 1998 e a cui, adesso, si aggiunge la richiesta di sospensione avanzata sulla base di un ricorso presentato alla Corte d'Appello. Continuano a non avere pace sulla terra, fra le aule dove si amministra la giustizia, Antonio, Maria e Angela Carità, le cui vite sono state tragicamente spezzate la notte del 27 settembre da una violenta alluvione sul torrente Ciaramita che investì l'auto su cui viaggiavano a pochi metri da casa, trascinando via i loro corpi, restituiti qualche giorno dopo dal mare e riconosciuti da Giovanni, uno dei due figli, che, nonostante gli anni passati fra un rinvio e l'altro continua a lottare e a battersi per cercare di dare senso al suo dolore. 

E non sono servite nemmeno le interrogazioni al Ministro della giustizia Cartabia per chiedere l'intervento del Csm e degli ispettori, né l'appello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a velocizzare un caso diventato ormai l'emblema della giustizia lumaca e delle carenze di un sistema giudiziario che, in particolare in città, tocca un tema cruciale del dibattito sulla giustizia, che è quello della durata dei processi.

IL COMMENTO | Giustizia lenta e senza un minimo di Carità, la condanna al risarcimento che rischia di essere "congelato"

La richiesta di sospesione, arrivata come una doccia fredda per i Carità, difesi dall'avvocato Aurora Notarianni, rappresenta l'ennesimo colpo di grazia per una vicenda che continua a essere, per chi la vive in prima persona, motivo di dolore, angoscia e incredulità. Perchè se è vero che né una sentenza né un risarcimento dei danni potranno restituire l'amore dei propri familiari, e ricompensare della profonda tristezza del vivere una vita di anni e ricorrenze nella solitudine, certamente nemmeno la giustizia, come questo caso dimostra, lenisce le sofferenze e cura le ferite ma anzi le acuisce mettendo il dito in una piaga destinata ancora una volta a sanguinare. 

"Sono cresciuto per 24 anni da orfano e non sarà certamente il risarcimento dei danni a ridarmi tutto quello che ho perso la notte del 27 settembre del 1998", afferma Giovanni Carità. "Ma il mio viaggio quasi trentennale fra gli uffici del tribunale e, ancora, il degrado in cui versa il torrente Ciaramita hanno ucciso più e più volte la mia famiglia", dice ancora. "Ogni volta che entro in Tribunale il mio cuore si spezza, ma confido ancora nel ruolo della magistratura", conclude. 

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