Cronaca

Operazione Provinciale, gli interrogati in silenzio sui presunti voti di scambio

Il mancato confronto tra il gip Militello e l'aspirante consigliere Natalino Summa. Al centro i rapporti tra politica e gruppi criminali durante le elezioni

Proseguono gli interrogatori di garanzia dopo l'operazione "Provinciale" che ha portato all'arresto di 33 persone dando un duro colpo alla criminalità organizzata messinese. Ieri la seconda giornata di confronti tra il gip Maria Militello e tutti gli indagati agli arresti domiciliari. Tra questi anche Natalino Summa, l'aspirante consigliere comunale che avrebbe pagato Sparacio per assicurarsi un posto in consiglio comunale dopo le elezioni del 2018. L'uomo ha scelto però di avvalersi della facoltà di non rispondere, facendo in pratica scena muta davanti al giudice. Ha seguito analoga strategia il padre Antonino anch'egli ai domiciliari con l'accusa di voto di scambio. I due sono assistiti dal legale Piero Pollicino, affiancato da Tommaso Autru Ryolo per quanto riguarda Natalino Summa. La difesa presenterà nei prossimi giorni istanza al Riesame per ottenere la revoca dei domiciliari. 

Come ricostruito dalla guardia di finanza, Natalino Summa avrebbe dato 10mila euro a Salvatore Sparacio per la scalata al consiglio comunale. Insieme al padre Antonino,ex consigliere in quota Udc, avrebbe incontrato lo stesso Sparacio prima di raggiungere l'accordo economico. Il bottino fu di 350 voti che non furuno però sufficienti ad approdare a Palazzo Zanca nonostante le 868 preferenze ottenute in totale. 

Sparacio nel 2013 provò a decidere il sindaco: "A Calabrò i voti glieli ho fatti prendere tutti qua"

Nell'ordinanza il gip Maria Militello ha sottolineato come "il sodalizio criminoso si era infiltrato anche negli ambienti della politica locale". Agli atti risulta anche che l'ex presidente del consiglio comunale, Emilia Barrile (non indagata), avrebbe chiesto il sostegno a Giovanni Lo Duca per la sua candidatura a sindaco, in cambio di un posto di lavoro. 

Nel corso degli interrogatori, a scegliere il silenzio, lo scorso 12 aprile, erano stati altri dodici indagati tra cui Giovanni Lo Duca e Giovanni De Luca, dagli inquirenti ritenuti essere ai vertici rispettivamente del clan di Provinciale e Maregrosso. Salvatore Sparacio ha invece negato il suo coinvolgimento.

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